Terza Lega

«Impazzisco per Fabregas. E il Rancate...»

Parla il nuovo allenatore del FC Rancate Kreshnik Mustafaj: «Valorizzare i singoli dentro il collettivo»
Riccardo Vassalli
22.09.2026 06:00

Kreshnik vuol dire valoroso. Così venivano chiamati gli eroi protagonisti di antichi canti epici, tramandati a voce di generazione in generazione. A Rancate serve meno epica e più punti, ma il senso non cambia: servono coraggio e personalità. Kreshnik Mustafaj, classe 1993, ha raccolto l'eredità di Enrico Lorenzon sulla panchina neroverde. Gavetta tutta ticinese: prima il Vedeggio 2 in Terza Lega, poi vice al Vedeggio in Seconda, con una Supercoppa Ticino in bacheca. L'avvio toglie ogni dubbio: successo in Coppa Ticino contro il Losone, poi il 7-0 rifilato al Taverne 2.

Kreshnik, nuova avventura. Quanto ci hai messo a dire sì?
«Non molto. Mi sono preso il tempo per capire bene il progetto, ma ho sentito subito che era l'occasione giusta».

Due partite, due vittorie. Che spogliatoio hai trovato?
«Ragazzi con tanta voglia di lavorare e di mettersi a disposizione. La vittoria dà fiducia e fa lavorare con più entusiasmo, ma mi è piaciuto soprattutto l'atteggiamento: gente disponibile, che vuole migliorarsi e fare qualcosa di importante insieme».

Cambio in corsa, si lavora sulla testa. La prima cosa che hai chiesto al gruppo?
«Credere nelle proprie qualità. Con un nuovo allenatore è normale avere aspettative e dubbi, ma ho chiesto ai ragazzi di essere se stessi. Voglio un gruppo con personalità, che non abbia paura di sbagliare e scenda in campo convinto di poter fare la propria partita».

Il credo Mustafaj: che calcio vedremo a Rancate?
«Una squadra propositiva, aggressiva, che sappia giocare a calcio e abbia il coraggio di prendere l'iniziativa, con la palla e senza. Credo nel lavoro, nell'intensità e nell'organizzazione. E soprattutto voglio una squadra che giochi da squadra».

Là davanti la qualità non manca. Rancate a trazione anteriore?
«Sarebbe un peccato non sfruttarla. Ma per attaccare bene servono organizzazione ed equilibrio: libertà e coraggio negli ultimi metri, però tutti coinvolti anche senza palla. L'obiettivo è valorizzare i singoli dentro il gioco collettivo».

Ora una panchina tutta tua: hai un modello?
«Credo sia importante costruirsi la propria identità. Tra i professionisti mi fa impazzire Cesc Fàbregas, adoro il suo modo di intendere e proporre calcio. Nel mio piccolo ho avuto la fortuna di lavorare con Fabio Mascetti, oggi allo Zeta Milano: un grandissimo, da lui ho imparato tanto e nel mio percorso ha lasciato il segno».

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