A Bellinzona sono mancati organizzazione e appartenenza

«La situazione è molto complicata e, realisticamente, a questo punto non penso che riusciremo a superarla». Sembra aver perso le speranze anche Juan Carlos Trujillo, patron del Bellinzona, tornato a parlare alla stampa a nove mesi di distanza dall’ultima volta. Dopo la brutta sconfitta nel delicato scontro diretto contro l’Étoile Carouge, la situazione in classifica è ormai quasi del tutto compromessa, con i granata che a dieci giornate dal termine vedono la salvezza distante 9 punti. Dopo il match dello scorso venerdì contro i ginevrini, la società si era chiusa in silenzio stampa. Almeno fino a oggi, quando il numero uno del club, in collegamento dalla Colombia, si è concesso ai giornalisti. Tanti i temi toccati da Trujillo, arrivato al timone nello scorso mese di giugno con ben altre ambizioni, ma che ha dovuto ben presto fare i conti con la realtà: «Abbiamo rilevato la squadra otto mesi fa e per sei ci siamo dovuti dedicare con tutte le nostre energie alla questione della licenza. Ciò ci ha impedito di concentrarci a sufficienza sul mercato, motivo per cui i cambiamenti che abbiamo apportato sono stati assolutamente insufficienti. Ora ci troviamo in questa situazione: servirà un miracolo, ma dobbiamo lottare fino alla fine».
Le colpe dei calciatori
Nel mirino sono finiti soprattutto i calciatori: il patron granata non ha infatti usato mezzi termini nello stigmatizzare lo scarso attaccamento alla maglia da parte di diversi elementi della rosa: «Una gran parte dei giocatori non sente la maglia e non dimostra fino in fondo di voler stare in questo club. Molti vivono questa esperienza come un semplice transito, sembra quasi che siano qui in vacanza: a loro non importa nulla se si vince o se si pareggia, non provano lo stesso amore che prova un bambino di Bellinzona».
Un atteggiamento che i vertici del club non sono più disposti a tollerare: «D'ora in poi scenderà in campo solo chi dimostra davvero di aver voglia di lottare e di voler essere all’altezza del Bellinzona. Al momento vedo solo cinque o sei giocatori che dimostrano questo senso di appartenenza – come ad esempio il nostro capitano Dragan Mihajlovic – ed è da gente come loro che dobbiamo ripartire».
Nessun passo indietro
«Se non arrivano i risultati entro due anni, me ne andrò». Così si era espresso Trujillo lo scorso 13 settembre a margine della sfida contro il Rapperswil. Risultati che il patron non ha mai nascosto di legare al salto in Super League. Non è passato nemmeno un anno, ma è evidente che, con la prospettiva sempre più concreta di una retrocessione, i piani debbano essere ricalibrati. Il colombiano ci ha comunque tenuto a spazzare via ogni dubbio su un suo possibile addio: «Se per caso credete che farò un passo indietro, che venderò la squadra o che abbandonerò la città lasciando a metà questo processo, beh, non succederà. Continuo a pensare che qui ci sia un potenziale grandissimo per costruire. Lavoreremo intensamente e se ci toccherà giocare in Promotion League cercheremo di risalire di nuovo. E potrebbe anche essere più facile dal momento che in seno alla SFL si sta discutendo di ampliare il campionato di Challenge League a dodici squadre. Il prossimo anno, di conseguenza, i posti utili peril salto di categoria potrebbero essere addirittura tre. In ogni caso, per farcela, servirà anche ricostruire la base strutturale del club, che nel calcio parte sempre dal settore giovanile».
La questione del calcio d’élite
Sì, perché nei progetti di Trujillo non c’è solo la voglia di ricostruire da un nuovo senso di appartenenza verso Bellinzona, ma di poterlo fare a partire dalla base della piramide. «I ragazzi devono poter crescere con l’ambizione, un giorno, di essere protagonisti con la maglia granata. È però necessario tornare ad avere il controllo sul calcio d’élite». Eccolo qui, il secondo grande tema caro al colombiano, che non ha digerito l’accordo tra Lugano e Giubiasco per la gestione del calcio giovanile in Ticino: «Abbiamo avuto una riunione il mese scorso con la SFL, che incontreremo ancora venerdì. Siamo stati assolutamente categorici sul fatto che debbano restituirci ciò che ci spetta di diritto, in modo da costruire il nostro percorso con le nostre competenze._È una questione di principio: come è possibile che il Giubiasco, una squadra che milita in campionati regionali, abbia certi benefici, e noi che abbiamo strutture e competenze adatte, invece no? Se la federazione non vorrà ascoltare le nostre ragioni, saremo anche disposti a passare per le vie legali».
Alle vie legali si è invece già passati con l’ex proprietario Pablo Bentancur, che accuserebbe l'attuale patron di non aver ricevuto tutti i pagamenti dovuti. Al riguardo Trujillo ha fatto chiarezza difendendosi così: «I nostri avvocati stanno parlando con i suoi. È una questione di mettersi d'accordo sui debiti che sono rimasti nella squadra e che noi, man mano, abbiamo saldato. A un certo punto dovevamo scegliere: o pagavamo lui, o salvavamo il club. Io comunque sono tranquillo e spero che tutto finisca bene, anche perché ho ancora degli ottimi rapporti con Pablo».
Budget adeguato alla categoria
Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, Trujillo ha fatto chiarezza sul budget, che verrebbe inevitabilmente adeguato alla categoria in caso di retrocessione. Non mancherebbero però i fondi per garantire la solidità del progetto. «Nel richiedere la licenza per la prossima stagione di Challenge League abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare: abbiamo depositato una garanzia bancaria reale», ha assicurato il presidente. «Se dovessimo scendere di categoria, questa specifica garanzia non ci verrà più richiesta dalla lega, e quel denaro resterà completamente a nostra disposizione: ci servirà per finanziare la struttura e avviare il nuovo processo sportivo, puntando il prima possibile alla risalita».
Il futuro di Sannino
A guidare la squadra in questa rinascita potrebbe esserci ancora Beppe Sannino: «Credo che stia lavorando bene, sento che tiene al club, ama la città e soffre per questa situazione. Questa è la vera base da cui costruire. La mia intenzione è che lui continui con noi, gliel'ho già manifestato». La palla, dunque, passa al mister. «Dovremo finire il torneo, poi spetterà a lui decidere se vorrà continuare con noi alle nuove condizioni. Io me lo auguro fortemente, perché lo reputo un grande allenatore».