A San Gallo piovono gol e diverse buone notizie

Battezzare il viaggio Mondiale con una pioggia di reti e un acquazzone. Ma sì, potrebbe anche portarci fortuna. Eccola la storia bagnata di Svizzera-Giordania, prima delle due amichevoli di preparazione al torneo americano. A San Gallo è finita 4-1 per i rossocrociati, chiaramente superiori a un avversario pure qualificato per la Coppa del Mondo al via tra dieci giorni e però alquanto modesto. Più il finale caotico, con l’arbitro che ha interrotto il match all’87’, dando a tutti l’impressione di voler anticipare doccia e analisi, al kybunpark è comunque stato il primo tempo a offrire il meglio. Insieme alle reti che hanno indirizzato e deciso l’incontro, sono infatti piovute diverse buone notizie. Tradotto: la Nazionale di Murat Yakin ha convinto, per interpretazione tattica e soluzioni sul piano offensivo. «Ecco perché siamo pronti a partire per gliStati Uniti con buone sensazioni» sottolinea il commissario tecnico.
L’unico, vero interrogativo
Il selezionatore elvetico si è affidato alla difesa a 3, testando Zakaria ed Elvedi al fianco di Akanji. Non è andata male. Le cose più interessanti, ad ogni modo, si sono viste dalla cintola in su. E il motivo è semplice: Johan Manzambi. Il giocatore del Friburgo ha giostrato a ridosso di Embolo, svariando e strappando continuamente. Insomma, un’autentica spina nel fianco che ha dialogato bene sia con la prima punta, sia con l’affiatata coppia di centrocampo formata da Xhaka e Freuler. Il tutto suscitando forse l’unico, vero interrogativo in vista del debutto del 13 giugno contro il Qatar: davvero la Svizzera può fare a meno di questo Manzambi? «Parliamo di un elemento forte e in totale fiducia» osserva Yakin. Per poi aggiungere: «Ha propiziato tante buone azioni ed è stato pure bravo nello scovare i migliori spazi fra le linee. Non solo. Con questo dinamismo sulla tre-quarti, anche Breel è in grado di risultare più utile alla causa». Beh, se non si tratta di un’investitura, poco ci manca. Anche se Yakin non ha in nessun modo voluto sbilanciarsi sull’undici che lancerà il Mondiale.
Uno «sparring partner»
«Ciò che è certo - tiene a evidenziare il selezionatore rossocrociato nella pancia del kybunpark - è che dispongo di più di undici titolari». La girandola di cambi che ha viziato la ripresa, togliendo qualche certezza al reparto arretrato e alla fluidità del nostro gioco, ha sicuramente confermato l’affidabilità di Ardon Jashari e la voglia d’incidere del rientrante Zeki Amdouni. La Giordania, per contro, ha funto da sparring partner in ottica Qatar, altra compagine mediorientale. «Abbiamo analizzato il nostro primo avversario al Mondiale, con un osservatore sul posto, durante l’amichevole disputata in Irlanda» spiega in merito Yakin. «Paragonarlo in tutto e per tutto alla Giordania sarebbe scorretto. Ma a livello tattico, e pensando al blocco difensivo molto basso, le affinità non mancano». Esserne venuti a capo senza balbettare, e in condizioni climatiche ballerine, proprio come negli USA, potrebbe costituire il miglior viatico.
