Calcio

«Ajeti può garantire quei 6-7 gol decisivi per il titolo»

Il passaggio dell'attaccante dal Basilea al Lugano non smette di fare discutere in Svizzera - Il 29.enne dovrebbe debuttare già domani sera all’AIL Arena, teatro della sfida contro il Servette - Thomas Häberli lanciò la carriera del giocatore nella U21 renana: «Le sue qualità non si discutono»
Albian Ajeti, 29 anni, ieri ha disputato il primo allenamento con la maglia bianconera. © FC Lugano
Massimo Solari
02.09.2026 21:01

Transfer-Hammer. Blockbuster-Wechsel. Transferknall. Oltre San Gottardo, il passaggio di Albian Ajeti dal Basilea al Lugano ha fatto rumore. Parecchio rumore. Sono due, nel dettaglio, gli aspetti sui quali viene posto l’accento. Da un lato il fatto che l’operazione abbia interessato due club di vertice, con i renani - dunque - disposti ad accettare il rischio di rinforzare una concorrente diretta. Dall’altro il valore simbolico della partenza, con il St. Jakob che dopo il vicecapitano Dominik Schmid ha salutato un altro «figlio» della città, oramai in rotta di collisione con l’allenatore Stephan Lichtsteiner. Ad approfittarne, appunto, è stato il Lugano, che in una situazione sportivamente disperata - complice il contingente per la Conference League da definire entro le 17 di martedì - si è assicurato un profilo in sintonia con la Super League e pure l’Europa.

Insomma, tutto molto bello e accattivante per la società bianconera. Già. Se non fosse che Ajeti ha realizzato una sola rete nel 2026, con la maglia del Basilea, per l’appunto finendo progressivamente ai margini della gestione Lichtsteiner. Di qui gli interrogativi che in queste ore accompagnano il nuovo centravanti di Mattia Croci-Torti, con tanti tifosi scettici o quantomeno prudenti.

Motivazioni e spigoli

A confermare o smentire una o l’altra tesi, come sempre, sarà il campo. E il diretto interessato potrebbe fornire delle prime risposte già domani sera, all’AIL Arena, teatro della sfida tra Lugano e Servette. Con Kevin Behrens infortunato e una rosa già in debito d’ossigeno a fronte delle fatiche estive su tre fronti, è tutto fuorché da escludere che Ajeti possa beneficiare di un minutaggio già importante al cospetto dei granata. D’altronde - e si vedano per esempio i recenti casi di von Ballmoos e Carbone - al Crus piace cavalcare l’onda. «Anche perché, a mio avviso, non ha senso discutere delle caratteristiche e delle qualità di Albi». Ad argomentare è Thomas Häberli, ex allenatore del Servette e, soprattutto, tecnico che tra il 2013 e il 2015 fece decollare la carriera di Ajeti con la U21 del Basilea.

«Parliamo di un attaccante per cui il West Ham sborsò 12 milioni di franchi e che in Svizzera, anche a Basilea, ha sempre visto la porta, collezionando numerose reti» sottolinea Häberli. Parliamo, nel dettaglio, di 60 reti in 176 presenze in Super League. «Ovvio, il giocatore deve ritrovare le migliori sensazioni dopo solo un paio di spezzoni di partita. Ma altri elementi faranno la differenza. Quali? Le motivazioni, la fame di Ajeti, che non ha mica 37 anni, come pure la fiducia che i compagni riusciranno a infondere nell’ultimo arrivato. Albian è solito giostrare da unico riferimento offensivo, ma è anche un attaccante che sa adattarsi a più soluzioni tattiche. Lo reputo un ottimo collante fra i reparti. E, in tal senso, sarà cruciale l’intesa che saprà alimentare con le altre pedine dell’attacco, penso per esempio a Steffen, e con il centrocampo».

Albian ha un ego molto forte, ma se un centravanti non dimostra personalità allora c'è un problema
Thomas Häberli, già allenatore di Albian Ajeti ed ex tecnico del Servette

A proposito di relazioni e umori. Il neoacquisto bianconero è stato definito a più riprese una figura ingombrante all’interno dello spogliatoio renano. Häberli rettifica: «Albian è una persona fantastica sul piano umano. Non ho mai avuto problemi durante le esperienze condivise. Dopodiché, è vero, presenta altresì un ego molto forte. Ma un attaccante, sovente chiamato ad agire in solitaria come i portieri, deve fare affidamento su una spiccata personalità. Sarebbe un problema il contrario. E lo sostengo da allenatore che conosce la tipologia di calciatori in grado di aiutare una squadra ad avere successo».

«Trasferimento super»

Thomas Häberli è dunque convinto. «Il Lugano ha portato a termine un trasferimento super. Ajeti può dare una grossa mano a una compagine che ritengo all’altezza di traguardi ambiziosi già da diversi anni. Tradotto: i bianconeri dispongono da tempo dei mezzi necessari per laurearsi campioni svizzeri. E con l’innesto di Ajeti il club si è dotato di un elemento prezioso. A separare il primato da un secondo posto, spesso, sono 6-7 reti e altrettanti punti. Un bottino che in molti casi dipende da seconde linee di valore, grazie alle quali plasmare una rosa con 16-17 giocatori di alto livello. Ecco, Ajeti rientra in questo gruppo e può garantire numeri simili sul piano realizzativo. Non dimentichiamo che, solo un anno fa e al tramonto della stagione 2024-25, Albi segnava con regolarità. Fece molto male anche al mio Servette». E lo stesso accadde proprio contro i bianconeri, sia a maggio, sia ad agosto, rimpolpando una statistica che recita sette sigilli lungo i 21 match al cospetto dei ticinesi.

L’atteso gol dell’ex

Fra poche ore, dicevamo, la punta classe 1997 cercherà di riassaporare il dolce gusto del gol indossando la maglia numero 9. «Il Servette? Non mi capacito di come una rosa di questo spessore possa aver mancato la top 6 alla fine della scorsa stagione» indica Häberli, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. «Insieme abbiamo raggiunto il secondo posto, regalando al club il miglior risultato degli ultimi 25 anni. Purtroppo la nuova direzione ha optato per una svolta dopo due sole partite di campionato, quando per altro avrebbe potuto agire già a giugno, e da lì il Servette ha innestato la retromarcia. Da vicecampioni svizzeri a ottava forza del torneo: non vedo alcun progresso».

Domenica, per contro, è subito in agenda il gustosissimo incrocio tra Lugano e Basilea. «E trovare la rete al St. Jakob, beh, è sicuramente fra i desideri più forti di Ajeti» rileva Häberli. Per poi aggiungere: «La società renana avrà valutato i rischi del prestito a un avversario di primo piano. Per quanto mi riguarda, trovo fantastici questo tipo di intrecci. In fondo è anche per storie come quella di Albi - tese alla rinascita e alla rivalsa - che si paga il biglietto per recarsi allo stadio». E, aggiungiamo noi, il caso del Thun - un anno fa infarcito di giocatori alla ricerca di una ripartenza - è un bell’appiglio a cui aggrapparsi.

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