Ajla ha un cuore tra Svizzera e Bosnia

L’altro ieri, Ajla Del Ponte ha preso parte al meeting di Ostrava, chiudendo i 100 metri al settimo posto in 11’’41. A questo giro, però, non ci parla di atletica, bensì di calcio. E in particolare della sfida tra la Svizzera, terra in cui è nata e cresciuta, e la Bosnia Erzegovina, il Paese di sua madre Senada.
«Sarà il mio derby interiore», scherza la velocista ticinese, raggiunta al telefono poco prima di imbarcarsi per i Paesi Bassi, dove si allena da anni. «Sarebbe stato bello seguire la partita in Ticino, con la mia famiglia, ma non mi è stato possibile tornare a casa. Mi sono comunque organizzata con alcuni compagni olandesi, che si sono offerti di guardare la sfida insieme a me».
Ajla mette subito le mani avanti: «Non sono una sfegatata di calcio. La mia, infatti, è una famiglia di appassionati di hockey. Detto questo, ho comunque alcuni ricordi legati al pallone. Da piccolina, quando andavamo negli USA a trovare i miei nonni materni, trasferitisi lì dopo la guerra, mio nonno guardava sempre le partite della Bosnia in televisione. Mio papà, invece, ha giocato a livello amatoriale e andavamo a vederlo al campo di Bignasco. In estate, durante i Mondiali o gli Europei, mi è sempre piaciuto andare a guardare la Svizzera in compagnia. Lo facevo soprattutto a Losanna, ai tempi dell’università».
L’Italia e una notte insonne
Dopo la qualificazione della Bosnia a spese dell’Italia, a fine marzo, Ajla Del Ponte aveva condiviso la sua gioia sui social: «Che serata stressante», ricorda. «Prima della partita ho chiamato mia nonna a Rochester, New York. Anche lei si era organizzata per seguire il match da casa. Io, l’indomani, avevo in programma un allenamento di buon mattino. Così, a un certo punto, mi sono imposta di andare a letto. Ma non riuscivo a prendere sonno, continuavo a controllare il risultato, fino all’ultimo rigore. Poi, dalla felicità, non ho quasi chiuso occhio. È stata una forte emozione. I bosniaci amano la loro Nazionale e sono molto patriottici. È un popolo che ha sofferto molto, ma che ha un grande cuore. Una vittoria del genere ha fatto bene a tutti».
La sfida dell’amicizia
Contro la Svizzera, i sentimenti di Ajla saranno diversi. «Probabilmente sarò contenta con qualsiasi risultato. Comunque vada, so che qualcuno, a casa mia, potrà festeggiare. Sono soprattutto curiosa, perché la sfida si annuncia interessante e potenzialmente decisiva per il passaggio del turno. Dopo la prima giornata, nel gruppo B sono tutte in perfetta parità. Qualcuno lo ha persino definito il girone dell’amicizia, perché nessuno ha voluto prevalere sugli altri (ride, ndr.). Ecco, questo è lo spirito con cui vivrò la partita. Una gara all’insegna della fratellanza. Ma se devo proprio azzardare un pronostico, allora dico 2-1 per la Bosnia. In molti sarebbero felici se segnasse Dzeko».
Un legame fortissimo
Ajla rappresenta la Svizzera negli stadi di tutto il mondo. Ma la connessione con le sue radici balcaniche è fortissima: «Per i bosniaci la famiglia è centrale e questo legame lo sento ogni giorno, anche se i miei parenti sono sparsi in tutto il mondo per via della diaspora», racconta la 29.enne. «Mia mamma è nata e cresciuta in Jugoslavia e ha studiato medicina a Sarajevo. Nell’estate del 1992, dopo lo scoppio della guerra, è venuta in Svizzera per cercare aiuto umanitario. Quando è arrivata in Ticino, la sua città è stata presa dai serbi e non ha più potuto farvi ritorno. Proprio in quel periodo, ha conosciuto mio padre. Poi, nel 1996, sono nata io. In casa, io e mio fratello Karim siamo cresciuti con entrambe le tradizioni. La Bosnia è parte della mia identità e del mio modo di essere. Non ci vado dal 2019, ma in passato ci sono stata spesso, soprattutto in estate. Banalmente, alcuni dei miei piatti preferiti sono specialità balcaniche. Inoltre, il bosniaco è stato la prima lingua che ho imparato. Ancora oggi, in diversi ambiti, mi vengono in mente le parole in bosniaco e non in italiano. Una coccinella, per me, sarà sempre una bubamara».
