Albert Riera, dall'orlo del burrone ai riflettori della Bundesliga

«È la partita più importante della nostra carriera. Quella dei giocatori e la mia, in qualità di allenatore». Albert Riera, evidentemente, aveva ragione. Se lo Celje fosse caduto al cospetto del Lugano negli ottavi di finale dell’ultima Conference League, con ogni probabilità, i dirigenti dell’Eintracht Francoforte avrebbero proceduto spediti, valutando altri profili. E invece no, da qualche ora il 43.enne spagnolo è il nuovo tecnico dell’ottava forza della Bundesliga. Incredibile. Già, poiché ricordiamo tutti come andò la sfida di ritorno alla Stockhorn Arena di Thun. Migliori in campo e avanti 4-2 - sinonimo di qualificazione -, i bianconeri rovinarono tutto nei tempi di recupero. Prima Anto Grgic giocherellò al limite dell’area, poi un’entrata killer di Albian Hajdari regalò agli sloveni sia un rigore insperato, sia la superiorità numerica. Patatrac. I tiri dal dischetto, dopo un supplementare al cardiopalma, premiarono infine gli ospiti.
Il battibecco con Palladino
La notorietà di Riera in Conference League non è legata solo al primo incrocio con il Lugano. E nemmeno al secondo, dello scorso agosto, quando lo Celje si era sbarazzato di una squadra in piena crisi. Nei quarti di finale della passata edizione, gli sloveni diedero del filo da torcere pure alla Fiorentina, sfiorando i supplementari e un altro exploit nel match di ritorno disputato al Franchi. A margine del 2-2 conclusivo, l’allenatore spagnolo battibeccò a distanza con il mister dei Viola Raffaele Palladino. «Volevo dargli la mano e mi ha detto che parlo troppo» dichiarò Riera. Per poi contrattaccare. «La rosa dello Celje vale 13 milioni di euro, quella della Fiorentina 300. E che cosa si aspettava Palladino? Che gli dicessi quanto è bello e forte? Io, prima di una partita, non dirò mai dell’avversario che è migliore della mia squadra. Ripeto: 13 milioni contro 300, e pretendi anche che la qualificazione ti venga regalata? Lui è più giovane di me e deve imparare tanto. Detto ciò, il calcio offre sempre nuove possibilità e, chissà, forse ci rincontreremo. Contro una squadra da 13 milioni ha avuto paura. Ma se la sfida è fra due compagini che valgono entrambe 300 milioni magari finisce diversamente».
«Forse ho la bacchetta magica»
Beh, ci è mancato poco. Nella misura in cui l’Atalanta di Palladino, a fine novembre, ha affrontato proprio l’Eintracht Francoforte nella fase campionato di Champions League, imponendosi in Germania con un netto 3-0. Da allora, il club tedesco ha vinto solo una partita, venendo inghiottito in un vortice negativo che ha reso inevitabile l’avvicendamento in panchina e - appunto - l’avvento di Riera. L’ex giocatore di Liverpool e Galatasaray, nonché nazionale iberico, ha salutato lo Celje ai vertici del campionato sloveno e ancora in corsa per gli ottavi di Conference. Insomma, risultati e personalità del tecnico hanno convinto i vertici dell’Eintracht. A impressionare stampa e tifosi, poi, è stata la presentazione del diretto interessato. Un piccolo show della durata di 55 minuti, lungo il quale Riera non ha parlato solo di filosofia di gioco e tattica, ma anche - e con trasporto - di capacità persuasive e disciplina. «Se dico ai giocatori di buttarsi dal balcone, vi assicuro che si butteranno. Forse ho la bacchetta magica, ma i miei uomini mi hanno sempre seguito perché so offrire loro soluzioni. Un calciatore senza fiducia in se stesso, ansioso e pieno di dubbi, è debole».
La roulette in spogliatoio
Il neoallenatore ha quindi elencato tre regole d’oro. «Il rispetto, innanzitutto. Siamo esseri umani e ci rispettiamo a vicenda nello spogliatoio. Secondo: si gioca come ci si allena. Tutti, infine, devono porsi la domanda magica: che cosa posso dare alla squadra con e senza palla?». Con Riera vi saranno però anche regole e punizioni ferree. «Arrivare in ritardo a un allenamento o a un meeting è consentito, nessun problema. Ma ci saranno delle conseguenze. Perciò ho già illustrato allo spogliatoio la roulette delle sanzioni. Oltre a pagare una multa - toccare il portafoglio, d’altronde, fa sempre male - chi sgarra dovrà svolgere un lavoro. Per esempio, pulire tutte le scarpe dei compagni. O magari trascorrere un’ora con l’analista. Oppure, perché no, affiancare il giardiniere nei suoi compiti». Insomma, a dettare legge a Francoforte, ora, è Albert Riera. Ma se il Lugano di Mattia Croci-Torti non si fosse distratto - imperdonabilmente e sul più bello - forse oggi racconteremmo un’altra storia.


