Mondiali

All'alba vincerò, la Svizzera si prende gli ottavi con maturità

Grazie a una prestazione matura e in crescendo, i rossocrociati battono l’Algeria e per la prima volta nella storia moderna dei Mondiali avanzano nella fase a eliminazione diretta – A Vancouver è sofferenza in avvio, ma poi Manzambi e i leader mostrano la via verso il successo
© EPA/BOB FRID
Massimo Solari
03.07.2026 08:11

Una notte da leoni in Canada. L’alba più bella in patria. La nazionale rossocrociata si regala gli ottavi di finale dei Mondiali 2026 e regala ai suoi tifosi - presenti al BC Place o svegli dalle 5 in Svizzera - una prestazione bella e rinfrancante. Per la prima volta nella storia moderna della competizione - ci riuscimmo solo nel 1938 - superiamo un turno della fase a eliminazione diretta e lo facciamo ai danni dell’Algeria di Vladimir Petkovic, al termine di un match carico di significati.

I dubbi che avevano ammantato la vigilia, alimentati con astuzia pure dall’ex selezionatore elvetico, sono dunque stati spazzati via. Ha vinto la squadra più forte, non il talento in campo. E, a ben guardare, ha avuto la meglio pure Murat Yakin, una volta di più giocatore d’azzardo, una volta di più premiato dagli uomini schierati dal primo minuto. Martedì, sempre a Vancouver, proveremo dunque ad aggiungere una nuova tappa a un viaggio che, dopo la falsa partenza, inizia a farsi entusiasmante. Sì, attendiamo con fiducia ed euforia la vincente di Colombia-Ghana.

La follia necessaria

In British Columbia, dicevamo, Xhaka e compagni hanno vissuto una notte da leoni. Pizzicata dalle telecamere sulle tribune, la faccia stralunata di Zach Galifianakis, alias Alan Garner nella squilibrata pellicola di Todd Phillips, si è dunque rivelata profetica. I primi dieci minuti di match, in effetti, sono stati da incubo. E ciò a fronte del vestito tattico che «Vlado» ha fatto indossare all’Algeria, orfana di un centravanti e però infarcita di licenze poetiche dalla cintola in su. Già, inizialmente ci abbiamo capito poco, correndo pure qualche brivido. Ma, appunto, la follia alberga pure questa Svizzera, che in Johan Manzambi - di nuovo - ha trovato la dinamite in grado di far saltare in aria le temibili intenzioni dell’avversario. Il fenomeno ginevrino, schierato al centro di Ndoye e Vargas, in una sorta di paradesturm rossocrociata, ha tirato fuori dal nulla un altro numero da fuoriclasse, offrendo a Embolo il gol del fondamentale vantaggio.

Lucidità, solidarietà e carisma

L’ardore indecifrabile di «Manzadona» e la rete di Breel sono stati ossigeno puro, la scossa - già - che ha definitivamente fatto rinsavire la Svizzera. Da promessa, all’alba vincerò è diventato messaggio incarnato alla perfezione dal collettivo di Yakin. Ogni momento della partita, anche quelli più scomodi, è stato gestito con lucidità, solidarietà e personalità. E a mostrare la via, nella sua 150. partita in rossocrociato, ci ha pensato capitan Granit Xhaka, anima di una formazione che ha tagliato le gambe all’Algeria a inizio ripresa.

È stato Dan Ndoye a raddoppiare e a mostrare gli artigli. Già, proprio l’elvetico che più di tutti sembrava rischiare il posto nei sedicesimi di finale. Macché. Yakin ha intuito bene, venendo altresì ripagato da Denis Zakaria, impacciato in apertura, straripante dopo la pausa, con tanto di sfera recuperata a favorire proprio il 2-0. Il ruolo di terzino destro, rivoltato come un calzino per la quarta sfida consecutiva, è oramai la sintesi felice del Mondiale di Yakin. Quello della Svizzera è invece un intrigo sempre più appassionante. L’idea di abbandonare Vancouver non è mai transitata nella testa dei rossocrociati. Sempre più squadra, sempre più affamati, per una notte e un risveglio dal sapore dolcissimo.

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