Angelo Renzetti dà le pagelle ai suoi 16 allenatori

M. Schällibaum Piacevole ma anche troppo emotivo. E non dimentico quella volta che, dopo aver preso tre radar verso Ginevra per mangiare con la squadra, non mi fece sedere al tavolo dello staff.
R. Morinini Ha fatto il massimo. Purtroppo, non era più il Morinini di un tempo.
A. Pane Non aveva un capello fuori posto e prima di accettare un appartamento ne ha voluti vedere decine. Non mi convinse in partenza.
F. Moriero È partito male, ha chiesto scusa e poi ha fatto discretamente bene.
D. Morandi Ha qualità enormi. Il suo carattere non lo ha aiutato.
R. Ponte Merita rispetto. Ma i giocatori non lo ritenevano più al passo con i tempi.
V. Salvioni Un ideologo. Che, pur facendo giocare bene la squadra, non aveva contatto con la realtà.
L. Bordoli Ha fatto e creato tutto da solo. La promozione, sì, come pure l’insubordinazione della squadra.
Z. Zeman Un sogno. Realizzato. Se avessi avuto il tempo di accontentare le sue esigenze a livello di rosa, il connubio sarebbe stato esplosivo
A. Manzo I giocatori lo apprezzavano. L’iniziale etichetta «ad interim» lo ha sfavorito.
P. Tramezzani Ammaliatore. Capace di sposare i propri uomini. Un narciso, anche, che alla lunga rischia di stancare.
P. Tami Il più preparato. Sotto pressione, forse, poco coraggioso.
G. Abascal Una scommessa. Si è trovato a gestire, giovanissimo, una situazione più grande di lui.
F. Celestini L’allenatore più affabile che ho avuto. Nelle difficoltà, però, tende a sentirsi vittima di complotti. Lanciando messaggi negativi all’esterno. Classico dello scorpione.
M. Jacobacci Quando al primo allenamento ho sentito che dava del «lei» ai giocatori, mi sono spaventato. Parliamo comunque di una persona squisita che, a conti fatti, ha dato un grande contributo al club.
A. Braga Un papà. Con un’esperienza eccezionale. Mi auguro davvero che possa funzionare anche con la nuova proprietà.
