Il caso

Balogun graziato, la FIFA cerca un precedente che non c'è

Squalifica sospesa con l'articolo 27: l'attaccante USA gioca gli ottavi col Belgio – Un caso quasi senza precedenti, dopo Cristiano Ronaldo e Garrincha
©BENJAMIN FANJOY
Red. Online
05.07.2026 21:15

Negli archivi si scava di brutto, in queste ore. A Zurigo e a New York, negli uffici della FIFA, si consultano nervosamente i faldoni per un solo motivo: capire se sia mai successo prima. La condizionale concessa a Folarin Balogun, attaccante degli Stati Uniti, dopo il rosso in USA-Bosnia, non somiglia a granché di quanto messo agli atti finora.

Andiamo ai fatti. Balogun viene espulso nella sfida contro la Bosnia, un pestone involontario sulla caviglia del difensore Tarik Muharemovic, rosso diretto dopo la revisione al monitor dell'arbitro brasiliano Raphael Claus. Un'espulsione, di norma, vale una giornata di squalifica automatica, non impugnabile. La FIFA, però, sospende la sanzione appoggiandosi all'articolo 27 del proprio codice disciplinare: la norma che permette di congelare una squalifica per un periodo di prova che va da uno a quattro anni. In questo caso, un anno. Risultato: Balogun sarà a disposizione del commissario tecnico Mauricio Pochettino per l'ottavo di finale contro il Belgio, a Seattle.

Il plauso di Trump

La decisione ha una coda politica che non passa inosservata. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ringraziato la federazione su Truth: «Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta, e per aver rimediato a una grande ingiustizia». Non è stato l'unico membro dell'amministrazione a intervenire: già nei giorni scorsi il segretario di Stato, Marco Rubio, si era lamentato del provvedimento, invocando una procedura di ricorso che il regolamento, per una squalifica di una sola gara, non prevede. Trump, del resto, è amico del presidente della FIFA Gianni Infantino.

L'ultimo caso: Cristiano Ronaldo

Il richiamo più recente all'articolo 27 porta a Cristiano Ronaldo. Il portoghese era stato squalificato per tre giornate per una gomitata all'irlandese John O'Shea nelle qualificazioni. Due delle tre furono poi sospese, così da non fargli saltare l'esordio ai Mondiali. La differenza, però, pesa: la decisione arrivò prima dell'inizio del torneo, non durante. Non è lo stesso film.

Il fantasma di Garrincha

Per trovare qualcosa di davvero paragonabile bisogna tornare indietro di oltre sessant'anni. Cile 1962, semifinale contro i padroni di casa: Garrincha, ala e simbolo del Brasile, viene espulso per un fallo di reazione. Sull'onda della protesta di un intero Paese per il suo eroe nazionale, la FIFA lo grazia. Lui gioca la finale, la vince, e regala alla Seleção il secondo titolo mondiale. Il precedente c'è, ma appartiene a un calcio, e a un regolamento, di un'altra era.

Le regole che dovevano evitare tutto questo

Qui sta il paradosso. Negli ultimi anni la FIFA aveva riscritto proprio le norme sui cartellini per impedire che le squalifiche facessero saltare le partite chiave. Le regole attuali azzerano i cartellini gialli dopo la prima fase e dopo i quarti di finale, così da evitare che un'ammonizione rimediata in semifinale si sommi a un'altra e tolga un giocatore dalla finale. Un meccanismo pensato per proteggere lo spettacolo e la regolarità.

E ora la stessa federazione maneggia un rosso con la condizionale, cercando negli scaffali una carta che giustifichi la scelta. Con il presidente degli Stati Uniti che, dal canto suo, ha già ringraziato. Se il precedente non salta fuori, resta la decisione. E se salta fuori Garrincha, siamo sicuri che regga il paragone?

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