Mondiali 2026

Brilla la seconda stella spagnola, cala il sipario su Lionel Messi

Gli iberici, dopo quella del 2010, conquistano la Coppa del Mondo 2026, spezzando la resistenza dell'Argentina ai tempi supplementari - Il 10 dell'Albiceleste, dopo il trionfo di quattro anni fa, vive una finale incolore e dice addio senza gloria
La Spagna esulta, Lionel Messi deve arrendersi. © Reuters/Perobelli
Massimo Solari
20.07.2026 00:36

Esulta la Spagna, che si riprende il mondo, dopo esserci riuscita per la prima volta nel 2010. Piangono l’Argentina e Lionel Messi, a cui - sul più bello - non riesce un’ultima, leggendaria impresa. La Coppa del Mondo 2026 premia dunque la selezione di Luis de la Fuente, trionfatrice con pieno merito, alla luce del percorso complessivo e per quanto visto all’ultimo atto. Invero, non una partita indimenticabile, per la quale si sono resi necessari i tempi supplementari. «Il fornitore ufficiale di felicità per l’umanità».

Così, alla vigilia della finalissima, e rivolgendosi al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Gianni Infantino aveva definito la FIFA. Beh, il numero uno della Federcalcio internazionale - per una volta - non è riuscito a lusingare il padrone di casa. A conti fatti, suggerivamo, il campo ha comunque premiato la migliore squadra sul terreno di gioco. Più organizzata, più coraggiosa, più decisa a tramutare le intenzioni in gloria. La Scaloneta, lei, non ha praticamente mai trovato la forza per insinuare il dubbio nella Roja. Se non in occasione di un epilogo disperato, che per un attimo è parso poter flirtare con un’altra reazione memorabile.

Pochi sussulti, show compreso

Il match andato in scena al MetLife Stadium di East Rutherford si è trascinato a lungo, forzando una trama preventivabile: la Spagna padrona del campo e, quantomeno, disposta a osare; l’Argentina sulla difensiva. L’Albiceleste, a dirla tutta, non è stata proprio in grado di dare forma a un possibile bis. Zero tiri in porta, Messi invisibile, diversi colpi sotto la cintura e rincorsa sfiancante dietro al tiki-taka iberico. I maggiori sussulti, nel pomeriggio torrido del New Jersey, li ha provati a offrire l’attesissimo halftime show. È andata così così pure su questo fronte, tolto il clamoroso trio Madonna, Ronaldinho e Ronaldo, con il sorriso spaesato del Fenomeno godibilissimo.

L’epica, questa volta, non basta

L’Argentina - cose mai viste in una finale del Mondiale - ha chiuso il match senza una sola conclusione verso la porta avversaria e pure con un uomo in meno. Già, poiché a vedere rosso al 93’ - complice una precedente ammonizione - è stato Enzo Fernandez. La Spagna, con un Nico Williams in più nel motore, ha alzato ulteriormente il livello di pericolosità. E allora, a salire in cattedra, sia a un amen dalla fine dei regolamentari su una punizione dal limite di Lamine Yamal, sia sul citato Williams al 95’, è stato il Dibu Martinez. Stremata e con una formazione infarcita di difensori (e Lautaro Martinez da eroe ad attore non protagonista in panchina), l’Argentina ha provato a cavalcare l’epica. Una volta di più. Spingendo la sfida, con l’anima e con il sudore, verso i calci di rigore. Verso il Dibu, appunto. Questa volta, però, gli dei del pallone hanno voltato le spalle ai campioni del mondo. E a loro Diez, su cui cala il sipario. Ci ha pensato Ferran Torres a legittimare un dominio lungo 106’. E, nonostante i clamorosi brividi vissuti all’ultimo respiro, a riportare la Spagna sul tetto del mondo, sedici anni dopo la prima volta e a due anni dal successo all'Europeo.  

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