Capitan Xhaka: «È un privilegio indossare questa maglia, la Svizzera ha dato moltissimo alla mia famiglia»

Il capitano. La bandiera. La leggenda, anche, pensando alle 150 partite con la maglia rossocrociata. Festeggiate con un 2-0, storico, all'Algeria. Storico perché, se ci limitiamo ai Mondiali, la Svizzera non superava una partita a eliminazione diretta dal 1938. A fine partita, Granit Xhaka non ha nascosto una certa emozione. «È un privilegio aver potuto indossare questa maglia per la 150. volta» ha detto. «Questo Paese, dove sono nato e cresciuto, ha dato moltissimo alla mia famiglia. Per fortuna, questa non è stata la mia ultima partita».
«Il mio desiderio – ha proseguito il capitano – era rendere la giornata ancora più speciale passando il turno. E la squadra lo ha fatto. Non sapevo dei precedenti e del nostro unico successo, nel 1938, in una partita a eliminazione diretta dei Mondiali. Non sono un tipo da statistiche. Noi ragioniamo partita dopo partita. Sappiamo cosa siamo in grado di fare e dove dobbiamo migliorare. Fra cinque giorni dovremo essere di nuovo pronti».
Quanto alla partita, Xhaka ha parlato di una Svizzera «matura»: «Il primo tempo è stato buono, il secondo molto buono. Alla fine, però, in una partita a eliminazione diretta non conta come giochi. Conta passare il turno. E oggi ci siamo riusciti. Per questo siamo molto felici». A colpire Granit è stato soprattutto il lavoro difensivo: «Nelle prime tre partite avevamo sempre subito un gol. Oggi siamo stati molto solidi. Come collettivo, in questi anni abbiamo dimostrato più volte questa qualità».
Intanto, la Svizzera può contare su un autentico fuoriclasse: Johan Manzambi: «È sulla strada giusta per diventare un giocatore molto, molto forte. Si vede. Ancora una volta, oggi, ci ha aiutati a segnare un gol. Eppure vuole migliorare ogni giorno. Quando così giovane hai già questa mentalità, puoi raggiungere traguardi davvero grandi».
In Svizzera, Ticino compreso, i tifosi si sono riuniti di primo mattino nei vari public viewing. Ancora Xhaka: «Non era scontato alzarsi alle cinque del mattino per guardarci. Credo che, proprio per questo, oggi volessimo restituire qualcosa ai tifosi in Svizzera. Siamo molto grati per questo entusiasmo e lo abbiamo sentito anche all'interno della squadra. Ne abbiamo parlato tra di noi nello spogliatoio. Vogliamo fare di tutto per continuare a renderli felici».
È un vantaggio per la Svizzera giocare l'ottavo di finale a Vancouver, uno stadio che i rossocrociati oramai conoscono a memoria? «Non so se sia un grande vantaggio» ha tagliato corto il capitano. «Quello che possiamo fare è concentrarci sulla nostra prestazione. Ma qui, è vero, ci troviamo bene. L'hotel è eccellente. E anche l'atmosfera allo stadio è stata molto buona». Ultima domanda: Ghana o Colombia? «Il calcio non è come esprimere un desiderio. Se vogliamo andare avanti, dobbiamo battere qualsiasi avversario. Ora aspettiamo con calma di scoprire chi affronteremo».
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