Serie A

Como in Champions League: la favola di Fabregas a due passi dal Ticino vale 35 milioni

La qualificazione alla massima competizione europea per club, a scapito di Milan e Juventus, arricchirà ulteriormente il club di confine: «Ma i soldi non sono tutto, qui c'è visione»
©DAVIDE CASENTINI
Red. Online
25.05.2026 08:00

Lo scorso autunno, quando il Milan di Massimiliano Allegri viaggiava in scia all'Inter e il Como di Cesc Fabregas era ancora il giocattolo curioso della famiglia Hartono, nessuno avrebbe scommesso un euro sul ribaltone. Eppure, eccoci qui. Ah, ovviamente all'equazione bisogna aggiungere anche l'ennesimo fallimento della Juventus. I fatti, per cominciare: la Serie A 2025/26 si è chiusa domenica 24 maggio con l'Inter campione a 87 punti, il Napoli secondo a 76, la Roma di Gian Piero Gasperini terza a 73, e — quarto, in Champions League — il Como di Fabregas a 71. Il Milan, quinto a 70, va in Europa League. Stessa destinazione per la Juventus, sesta a 69. In Serie B retrocedono Cremonese, Verona e Pisa.

Il Como, dal bar al quarto posto

L'ultima giornata, a Cremona, è stata una formalità solo nel risultato: 4-1 firmato dalla doppietta di Lucas Da Cunha e dai gol di Jesús Rodríguez e Anastasios Douvikas. Risultato che ha condannato la Cremonese in Serie B e ha consegnato ai lariani la quarta poltrona buona per la Champions, davanti appunto a Milan e Juventus. Roba da matti, per alcuni, logica conseguenza se entriamo (un minimo) nel dettaglio.

Fabregas, allenatore catalano del club, in conferenza stampa ha riassunto la stagione con un'immagine che vale più di un comunicato: «Oggi parlavo con due fisioterapisti del fatto che, quando sono venuto io a giocare quasi quattro anni fa, ci allenavamo senza centro sportivo, in un posto che non ricordo dov'era, e facevamo il massaggio dentro a un bar. Tutti andavano via alle 12-12.30, non c'era nessuno. E adesso, meno di quattro anni dopo, giocheremo la Champions». Frase che, a leggerla due volte, racconta meglio di qualunque tabellino il salto compiuto sotto la proprietà indonesiana della famiglia Hartono. Il tono di Fabregas, sia chiaro, era lucido. Anzi, lucidissimo: «No, non ho bevuto, io bevo acqua e basta» ha scherzato il tecnico, prima di mettere il traguardo in fila con il resto della carriera: «Questa qualificazione ricopre una posizione molto alta tra tutto ciò che ho fatto nella mia carriera, è una serata storica, magica, ce la godiamo, sono orgoglioso dei ragazzi, dello staff, della società. Sono uno molto esigente, e loro mi hanno seguito e hanno fatto di tutto per migliorare».

I milioni della Champions

A due passi dal Ticino, dunque, pioveranno i milioni della Champions League. Quanti? Circa 35 per la sola qualificazione, secondo le stime di Calcio&Finanza. Soldi che si aggiungeranno a quelli che, in questi anni, la proprietà ha investito (pesantemente) per fare del Como una solida realtà. Ma i soldi, ha ammonito la Provincia, quotidiano locale, «sono solo un aspetto». Importante. Ma non decisivo. «Qui il successo è arrivato con le idee, le scelte, il gioco, la capacità di migliorare giorno dopo giorno, il coraggio, la visione» ha detto Nicola Nenci, penna al seguito dei lariani.Quindi, la stoccata: «Chiedere a Milan e Juve informazioni». Tradotto: anche le altre hanno speso. Male.

«Adesso le cose cambiano un po' e dobbiamo pensarci bene, abbiamo subito una riunione» ha anticipato Fabregas parlando della stagione che verrà. La linea verde resta, ma con un correttivo: «Se non sei preparato per giocare al Bernabéu o all'Allianz rischi di prendere sei gol, devi essere preparato. Io amo allenare i ragazzi giovani perché mi piace vedere come crescono, ci sta di dover prendere qualcuno di esperienza, magari qualcuno con un'età intermedia perché abbiamo tanti giovanissimi e qualcuno oltre i 30 anni». Al Sinigaglia arriveranno profili da Champions, non solo promesse.

Sul proprio futuro, lo spagnolo non si è sbilanciato ma neppure si è nascosto: «Resto? Speriamo. La società è ambiziosa, si è fatta una grande stagione, la società continua a spingere e io allo stesso modo, se siamo tutti sulla stessa strada andiamo avanti». Con un'avvertenza: «Ci sono state squadre che la stagione prima avevano fatto bene e poi invece male. Voglio vedere se possiamo reggere le tre competizioni a un certo livello e poi vediamo dove possiamo arrivare».

E il Milan?

Diciamolo: il Milan ha perso in casa contro il Cagliari, due a uno il risultato, nella partita che doveva sigillare la qualificazione Champions. San Siro ha fischiato. E contestato La Gazzetta dello Sport ha parlato a giusta ragione di «psicodramma» e, senza mezzi termini, di «disastro». Lo stesso Allegri, in conferenza, non ha cercato vie di fuga: «Quando perdi cinque partite in casa come abbiamo fatto noi, allora vuol dire che abbiamo meritato la posizione in cui siamo stasera». È raro sentirlo così netto. Il tecnico livornese, tornato sulla panchina rossonera in estate, aveva impostato l'anno sull'obiettivo Champions e sognato lo scudetto a metà percorso, ma ha chiuso in Europa League. Della serie: il calcio è semplice, ma non perdona.

Due modelli, un campionato

La lettura, ora. Il Como ha speso, sì — Morata, Nico Paz, Jesús Rodríguez, Douvikas — ma ha costruito attorno a un allenatore di trentotto anni con idee precise, su una rosa giovane, in una piazza che fino al 2024 non vedeva la Serie A da vent'anni. Il Milan, con un monte stipendi multiplo, una bacheca incomparabile e un San Siro da settantamila spettatori, ha chiuso un punto sotto. Sul campo, non a tavolino. I numeri parlano: cinque sconfitte interne in stagione per i rossoneri, quattro nel girone di ritorno. I bookmaker, nel frattempo, hanno già aperto le quote sul prossimo allenatore dei rossoneri. Dando per scontato che Allegri non verrà confermato. Resta la domanda, quella vera, per l'estate di Gerry Cardinale e di RedBird: che cosa significa, oggi, essere il Milan, se a chiuderti la porta della Champions è il Como di un ragazzo che quattro anni fa si cambiava in un bar?

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