Conti, costi e capitali: in casa FC Lugano l'ascensore continua a salire

Al termine del campionato mancano cinque turni. E quindi, no, non è ancora il momento di dare i numeri. Il destino delle squadre di Super League, tuttavia, non si scrive solo sul campo. Banalmente, è anche una questione di soldi. E, al proposito, la SFL ha appena pubblicato delle cifre significative. Parliamo, nel dettaglio, dei bilanci riferiti alla stagione 2024-25, e quindi di un termometro indicativo per misurare la dimensione dei diversi budget, così come l’evoluzione negli anni di entrate e uscite. Vero - e la premessa è doverosa -, non tutti i bilanci possono essere equiparati, dal momento che alcune società, per esempio, contemplano l’impatto dello stadio di proprietà, come pure la gestione, in proprio o di terzi, del settore gastronomico. Tendenze e ampiezze contabili, in ogni caso, non possono venire fraintese. E, per questa ragione, porvi l’accento risulta esercizio utile. Anche in casa FC Lugano.
Mansueto e il nuovo stadio
Dal paragone tra i conti più recenti e quelli passati, sul fronte bianconero, spicca un dato. Per la prima volta dall’avvento della proprietà Mansueto, infatti, il capitale proprio è affiancato dal segno «+». E non si tratta di un valore positivo indifferente: 20,9 milioni di franchi, mentre in precedenza l’intervallo negativo si situava tra i -10,2 e i -8,5 milioni. Che cosa è successo? Difficile affermarlo con certezza, ma l’impennata degli attivi - da 15,9 a 35,4 milioni - sembra condurre alla AIL Arena. Un’opera, questa, nella quale il patron americano del Lugano ha guarda caso investito una ventina di milioni.
L’entrata in funzione del nuovo stadio bianconero, però, non pesa solo in termini di attivi. Per prepararsi alla nuova era, la società ha registrato una costante crescita alla voce «prestazioni a favore del personale». Nell’ordine, si è passati dai 13,1 milioni dell’annata 2021-22, ai 15,9 del 2022-23, proseguendo per i 17,7 del 2023-24, sino ai 21,4 milioni dell’ultimo esercizio contabile. Insomma, +8 milioni nel giro di tre stagioni. E in assenza di colpi di mercato clamorosi, è lecito supporre che a incidere sulla spesa in questione sia l’apparato amministrativo, per l’appunto adattato in anticipo all’impianto più moderno del Paese. Non solo. Dai dati aggiornati dalla SFL si evince come la grande famiglia bianconera, a livello d’impatto finanziario, occupi oramai il terzo posto nel massimo campionato svizzero: Losanna, San Gallo e Zurigo sono stati sorpassati; continuano per contro a primeggiare - e con larghissimo margine - Young Boys (45 milioni, inclusa la gestione dello stadio e di Gastro AG) e Basilea (40 milioni).
Il «peso leggero» del territorio
Il peso specifico di biglietteria e sponsor - del «territorio», se vogliamo - spinge per contro l’FC Lugano ai piedi della classifica. I primi ricavi si attestano a quota 2,2 milioni, i secondi a 2,6. Beh, nessun altro club incassa meno, nemmeno il Thun, i cui dati fanno ancora riferimento all’ultimo campionato in Challenge League e complessivamente generano 6,7 milioni di franchi.
Il bilancio dei bernesi, promessi campioni svizzeri grazie a una stagione incredibile, si presenta comunque in rosso per oltre 3 milioni, a riprova della necessità di attingere a un prestito ponte per non sbandare eccessivamente sul piano economico. Chi non brilla per sponsorizzazioni (2,7 milioni) e continua a sfoggiare un deficit pesante è invece il Grasshopper, la cui perdita d’esercizio a fine 2024-25 ammontava a 15,2 milioni. Ammanchi, questi, che saranno verosimilmente coperti da iniezioni di capitale da parte di Los Angeles FC, proprietario delle cavallette. Il disequilibrio tra il fatturato prodotto dall’attività principale del club zurighese e i suoi costi, tuttavia, non ha eguali in Super League. Anche se il ruolo di mecenati e grandi sponsor, in altre realtà, è in grado di aggiustare la situazione contabile agendo preventivamente su altre entrate.
Basilea, quanti bonus per il titolo
Per dire: Lugano, Zurigo e Servette si aggrappano alla voce «altri ricavi operativi», puntualmente rimpinguata dai fondi di Joe Mansueto, della famiglia Canepa e della fondazione Rolex. A Cornaredo, ad ogni modo, si è pure fatto tesoro dell’avventura in Conference League, chiusa agli ottavi e con 10,7 milioni di entrate garantite dai diritti tv. A Losanna sono invece i ricavi da sponsor a essere «gonfiati» da Ineos. A non ricorrere a particolari «trucchi», per contro, è il San Gallo, società modello in Svizzera per quanto attiene la gestione finanziaria. Con un capitale proprio positivo di 19,3 milioni di franchi, e numeri proporzionalmente impressionanti alle voci biglietteria e sponsor, il club è autosufficiente.
Basilea e YB, da parte loro, giocano semplicemente in un altro campionato. Da un lato 96 milioni di budget, 10 milioni di profitto grazie alle operazioni sul mercato e spese per il personale passate da 32 a 40 milioni anche a causa dei bonus destinati a giocatori e staff dopo la conquista del titolo. Dall’altro un budget di 87,7 milioni, ma soprattutto un patrimonio netto di oltre 65 milioni. Di fatto, un’assicurazione sulla vita, capace di attenuare l’amarezza per due flop consecutivi sul campo. Se si soppesa il budget complessivo dei vari club e lo si mette in relazione ai risultati, a meritare una sottolineatura è però la coerenza del Lugano: con 38 milioni di franchi, i bianconeri si situano in una fascia inferiore anche a quella del San Gallo (44,7), ma paragonabile ai numeri di Losanna (39,5) e Servette (37), mentre lo Zurigo si ferma a quota 32,6. Va da sé, il miracolo porta la firma del Thun, che alla chiusura degli ultimi conti presentava un budget di 16,5 milioni di franchi.
