Calcio

Didier Tholot e la serenità inaspettata di un commiato

L’allenatore francese si appresta a vivere il millesimo giorno sulla panchina del Sion, che ha già promesso sarà l’ultima della sua carriera - Un dato inedito per la presidenza Constantin - Stasera la sfida con il Lugano
©KEYSTONE/CYRIL ZINGARO
Massimo Solari
04.03.2026 06:00

Altri mille di questi giorni. In cuor suo, e ci mancherebbe, se li augura Christian Constantin, che con Didier Tholot alla guida del Sion sta riscoprendo l’arte della stabilità. Quella che non ha mai smesso di esercitare da fine architetto, ma che ha tremendamente faticato ad abbracciare da presidentissimo del club vallesano. La lunga permanenza del tecnico francese al Tourbillon, in questo senso, rappresenta un dato inedito. Incredibile, anche, considerate per l’appunto le abitudini di «CC» in materia. Nominato il 15 giugno del 2023, dopo l’esperienza da giocatore tra il 1997 e il 1999 e altre due parentesi e mezza da allenatore, Tholot sta portando a termine la terza stagione consecutiva. Dall’annuncio del suo ritorno, dicevamo, sono trascorsi poco meno di mille giorni e le prestazioni in campo rendono Sion un’isola felice nel quadro di un torneo - la Super Leegue - tormentato per molte altre realtà.

Senza barocchismi

Non sono pochi, in effetti, i club che hanno già optato per un cambio di tecnico, mentre in Vallese prosegue il lavoro di colui che era stato chiamato per ridare dignità e serietà a una squadra retrocessa in B e la cui credibilità era stata segnata indelebilmente dal flop Balotelli. Per firmare un nuovo contratto al Tourbillon, non a caso, Tholot aveva posto quale condizione l’assenza di Super Mario. Tradito dall’ennesima star, Constantin ha accolto il cambio di paradigma, rinunciando definitivamente alla poesia e lasciando spazio alla prosa dell’allenatore che gli aveva già regalato due volte la Coppa Svizzera. «E in due anni e mezzo non abbiamo conosciuto cinquantamila fallimenti. L’eliminazione nei quarti di Coppa, al cospetto del Grasshopper, ha costituito la delusione maggiore. Per il resto la missione è stata compiuta, grazie al ritorno in Super League e al mantenimento della categoria l’anno successivo». Così, senza barocchismi, Tholot ha spiegato al Nouvelliste le ragioni della sua «longevità» alla testa del Sion. Insomma, in Vallese non interessa più forzare il destino. «Lavoriamo bene, tutto qui. Non solo io, l’intero club. A ogni livello regna la coerenza». Il 61.enne francese si è mostrato avaro di ingredienti retorici pure con Le Temps, sabato a margine dello zero a zero maturato allo Stade de Genève contro il Servette. Per molti un risultato arido. Non per Didier Tholot: «È un buon punto in chiave primi sei posti, il nostro obiettivo stagionale».

Due stati d’animo a Cornaredo

Curioso. Anche il Lugano di Mattia Croci-Torti, alla vigilia del campionato, aveva fissato l’asticella alla stessa altezza. Eppure, a Cornaredo, questa sera, si affrontano due formazioni con stati d’animo molto diversi. Poco importa il ruolino di marcia quasi identico, con una sola sconfitta nel nuovo anno e il girone per il titolo oramai in pugno. Se Tholot si è sempre guardato bene dal vendere sogni alla piazza vallesana, che ne continua ad apprezzare l’autenticità e il pragmatismo tattico, il Crus deve fare i conti con il mal di pancia dei tifosi. Abituato molto bene dalle prime stagioni del tecnico momò, il popolo bianconero pena - eccome - a digerire pareggini, vittorie sofferte e, figuriamoci, controprestazioni come quella di domenica in casa del GC. Il terzo posto del Lugano, al proposito, appare persino scomodo e - con il Thun oramai irraggiungibile - accompagnato da una buona dose di frustrazione. «Non ho visto una squadra che vuole andare in Europa» ha tuonato il Crus nella pancia del Letzigrund, intervistato da TeleTicino. All’ombra dell’AIL Arena, d’altronde, non ci si può permettere di rinunciare a determinate fantasie.

Tholot, al contrario, è consapevole di aver fatto assorbire il proprio messaggio ai sostenitori vallesani. «Sono i punti che contano, essere osannati per il bel gioco non condurrà il Sion da nessuna parte». Tradotto: in Ticino si presenta un gruppo consapevole. Un gruppo che - paradosso - non sa ancora da chi verrà condotto lungo la prossima stagione. La logica, va da sé, suggerisce un solo nome. «Mi piacerebbe lavorare qui per altri 3-4 anni» dichiarava Tholot alla rivista Zwölf, nel maggio del 2024. Una cosa è comunque certa: «Non farò questo mestiere per un altro decennio e so anche che il Sion sarà la mia ultima squadra». È la serenità inaspettata di un commiato che al Tourbillon si vorrebbe far durare almeno altri mille giorni.

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