Calcio

E se il Servette facesse il Lugano? «Uno storico trofeo, poi l’addio»

Lo scorso anno il club bianconero affrontò la Coppa Svizzera come un ultimo grande ballo, prima di chiudere un ciclo – Il giornalista di Le Matin e la Tribune de Gèneve Valentin Schnorhk: «L’ambiente granata spera di fare altrettanto, congedando al meglio Alain Geiger»
A fine stagione il 62.enne elvetico, sulla panchina dei romandi dal 2018, cederà il posto a René Weiler. © KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI
Nicola Martinetti
04.04.2023 06:00

«Sarà il match del decennio per il nostro club». I profili social del Servette, nella giornata di ieri, si sono scatenati. Toccandola piano in vista della semifinale di Coppa Svizzera contro il Lugano. Dalle parti dello Stade de Genève c’è grande fermento. E voglia, sì, di centrare una nuova impresa storica, che in casa granata manca ormai da diversi anni. «C’è sicuramente un po’ di strategia comunicativa dietro a quei post - ci racconta il collega Valentin Schnorhk, giornalista sportivo presso la Tribune de Gèneve e Le Matin -. Tuttavia il loro contenuto è corretto. Il valore di questa semifinale per la società romanda, in parole povere, non è stato ingigantito. Anzi. Bisogna ricordare che nell’ultimo decennio il club ha militato addirittura in tre campionati: Promotion, Challenge e Super League. E di ragioni per gioire, estrapolando le promozioni - epica la sfida decisiva contro i rivali del Losanna nel 2019, valsa il ritorno nell’élite nazionale - ce ne sono state poche. Persino il penultimo atto di Coppa Svizzera raggiunto nell’edizione 2020/2021, a mio avviso, non è paragonabile a quello che vivremo domani sera. Era infatti stato disputato - e perso dai granata - in piena pandemia, senza pubblico e senza emozioni. Tutta un’altra storia».

Quanto andrà in scena fra poche ore, suggerivamo, sarà totalmente diverso. A partire dall’atmosfera sugli spalti. «Non abbiamo ancora ricevuto conferme ufficiali, ma è verosimile che allo stadio vi saranno circa 15.000 spettatori - ci anticipa il nostro interlocutore -. Un numero significativo, considerando - val la pena ricordarlo - che le partite di Coppa non sono incluse negli abbonamenti stagionali. E che non si tratta di un “derby” contro Losanna o Sion, che di solito attirano anche gli appassionati meno incalliti. Lo ribadisco: in città c’è grande entusiasmo. È dal 2001 che il club non accede alla finalissima e c’è la sensazione che si possa scrivere una nuova, splendida pagina di storia della società. L’ultima in un capitolo che ormai si appresta a raggiungere il suo epilogo».

Suggellare un bel quinquennio

Già. Le emozioni dei tifosi, in riva al Lemano, si sommano a quelle della squadra. E in particolare di un uomo, Alain Geiger, che - come noto da settimane - al termine della stagione cederà a René Weiler la panchina sulla quale si è seduto negli ultimi cinque anni. «So che a Lugano, in occasione della storica cavalcata in Coppa Svizzera dello scorso anno, si era parlato spesso di ultimo ballo. Il “last dance” dei vari Maric, Custodio, Lovric e Lavanchy, tutti destinati ad accasarsi altrove, chiudendo di fatto un ciclo. In casa Servette, in questa edizione, è un po’ la stessa cosa. Non tanto per i giocatori, quanto per lo staff tecnico. Detto che il titolo in campionato è irraggiungibile, l’ambiente - più che la squadra, i tifosi stessi - desidera ardentemente vedere Geiger sollevare questo trofeo, così da poter chiudere in bellezza un quinquennio nel quale ha dato tantissimo alla società. Presto il suo addio, unitamente a quello già avvenuto dell’ormai ex direttore sportivo Philippe Senderos, obbligherà il club a iniziare un nuovo capitolo. Prima però c’è da onorare al meglio quello ancora in corso».

Statistiche che fanno dubitare

I presupposti, al proposito, sembrano esserci tutti. Il Servette approccia infatti la semifinale di domani dopo aver sconfitto nientemeno che la corazzata Young Boys nell’ultimo turno di campionato. Nonché, per giunta, con l’infermeria quasi del tutto svuotata. Tutto l’opposto rispetto a un Lugano dal canto suo alle prese con diverse defezioni, e reduce dalla bruciante sconfitta rimediata al Letzigrund contro il Grasshopper. Schnorhk, tuttavia, diffida delle apparenze. E rilancia, mettendo sul tavolo ulteriori spunti di riflessione: «Ci sono due aspetti che, in casa Servette, non permettono di dormire sonni tranquilli. E che, era inevitabile, nelle ultime ore hanno fatto un pochino breccia tra i corridoi dello Stade de Genève. In primis mi riferisco al fatto che dal 2005 in poi, il club granata non è più stato in grado di battere una compagine di Super League in Coppa Svizzera. Nemmeno negli anni in cui ha militato nell’élite del calcio elvetico, comprese le ultime quattro stagioni. In secondo luogo, un altro aspetto da non sottovalutare è che dal 2019 - anno in cui il Servette è tornato nel massimo campionato svizzero - bianconeri e romandi si sono sfidati quindici volte. E soltanto in un’occasione, due anni fa, a spuntarla sono stati gli uomini di Geiger. Altrimenti costretti a collezionare pareggi (otto) e sconfitte (sei). Il club sottocenerino è insomma la bestia nera del Servette. E qui tutti ne sono consapevoli, perché - ripeto - se ne parla. Si è consci di andare ad affrontare un avversario altamente indigesto».

Le assenze? Abbiamo abbastanza qualità per disputare un grande match
Jonathan Sabbatini, capitano FC Lugano

Sabbatini: «Sarà una partita giocata a viso aperto»

Quasi un anno fa, in vista della finalissima di Coppa Svizzera contro il San Gallo, il Lugano aveva scelto Nyon per apparecchiare quella che sarebbe poi diventata una storica impresa. Memori di quanto accaduto, i bianconeri hanno deciso di affidarsi allo stesso schema per approcciare al meglio la semifinale di domani. Archiviato lo scivolone del Letzigrund contro il Grasshopper, infatti, da un paio di giorni i sottocenerini si trovano già in riva al Lemano. Per alimentare un nuovo sogno: tornare al Wankdorf, il prossimo 4 giugno, per difendere il trofeo. «La verità, però, è che in Coppa ogni partita è un po’ come una finale - rileva il capitano Jonathan Sabbatini -. In campionato puoi permetterti una sconfitta o un pareggio di tanto in tanto, in questa competizione invece no. Allo Stade de Gèneve conterà soltanto vincere, non importa come».

Parole che, tuttavia, non suggeriscono una sfida chiusa e poco spettacolare sull’erba della Praille. Anzi, secondo il 35.enne uruguaiano il match di domani non tradirà le attese di entrambe le tifoserie. «Credo che ci sia grande rispetto reciproco fra le due compagini - prosegue il numero 14 bianconero -. Qualche settimana fa a Cornaredo loro sono venuti ad aspettarci, provando a colpirci in contropiede. Sintomo di una squadra che ha riguardo per il tuo modo di agire. A mio avviso la partita di domani sarà giocata a viso aperto. Noi, del resto, ormai non ci nascondiamo più. Magari una volta attendevamo gli altri, oggi invece il Lugano prova a dettare il gioco». Già, anche quando - come è probabile - si ritrova a dover sopperire a qualche assenza di troppo. «Ultimamente la sfortuna ci ha penalizzati, togliendoci un po’ di quella profondità che aiuta a lottare al meglio su due fronti. Tuttavia non ho alcun dubbio: abbiamo sufficiente qualità per disputare una grande partita contro il Servette» chiosa il «Sabba».

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