Embolo a muso duro contro l'ASF: «Io vaccinato tre volte, perché paragonarmi a Xhaka?»

Breel Embolo rompe il silenzio. Per la prima volta dalla mancata convocazione di settembre, l'attaccante della Nazionale svizzera parla della decisione dell'Associazione svizzera di football (ASF) sul caso dei certificati Covid falsi. E non usa giri di parole. In un'intervista a CH Media, ripresa dal Blick, il 29enne dell'Atlanta United critica i vertici della Federazione, prende le distanze dal capitano Granit Xhaka e ammette di aver pensato di lasciare la Nati.
«Sono vaccinato. Tre volte»
Quello che lo irrita di più è essere stato messo nello stesso calderone di Xhaka. «Non voglio trovare scuse. Ma io sono vaccinato. Tre volte. Quindi è un caso completamente diverso da quello di Granit», afferma. Il capitano, 34 anni, aveva ammesso di essersi procurato un falso certificato di vaccinazione per evitare l'obbligo di vaccinarsi. Embolo, invece, nel 2021 aveva acquistato un certificato contraffatto: per questo era stato condannato con un decreto d'accusa, reso pubblico nel novembre 2025.
Gli dà fastidio anche un altro aspetto: secondo l'attaccante, all'interno della Federazione i retroscena della vicenda erano noti da anni. Di recente è venuto a galla «solo» il decreto d'accusa.
«Una punizione collettiva»
Embolo contesta anche il modo in cui l'ASF ha gestito la pressione esterna. Il fatto che la Federazione abbia ceduto lo ha ferito: «È questo che, come persona, mi ha un po' deluso». Per lui giochi politici e pressione pubblica non hanno nulla a che fare con il calcio. Ha inoltre la sensazione che gli sia stata inflitta «in un certo senso una punizione collettiva». L'ASF, secondo lui, ha messo insieme la questione dei certificati Covid con i problemi legati all'ESTA, l'autorizzazione di viaggio per gli Stati Uniti. In estate quei problemi gli avevano fatto ritardare l'arrivo ai Mondiali.
Quando il direttore delle Nazionali Pierluigi Tami gli aveva comunicato al telefono che non sarebbe stato convocato, la risposta era stata secca: «Allora non vengo. Semplice». Per Embolo il messaggio più importante è che, a lungo termine, l'ASF dovrà chiarire alcune cose, che riguardino lui o altri giocatori. Che cosa intenda, però, non lo dice. Interpellata dal Blick, la Federazione non ha voluto commentare.
Il ritiro sfiorato
Il caso ha lasciato il segno. Embolo ha messo in conto anche l'addio alla Nazionale o una pausa: «Fino a poco tempo fa ero al 50 e 50 per quanto riguarda il ritorno in Nazionale a novembre». Oggi, però, il dubbio è sciolto: ci sarà. «Non ho mai detto di no alla Nazionale, che fossi infortunato, acciaccato o che il mio club volesse che rinunciassi». L'attaccante si assume la responsabilità del suo errore e non chiede trattamenti di favore.
Martedì l'ASF ha comunicato che Xhaka ed Embolo tornano selezionabili da novembre, dopo aver saltato quattro partite. Xhaka resta capitano. Entrambi figurano nella lista allargata: giovedì 5 novembre Murat Yakin annuncerà i convocati per le ultime due partite di Nations League, contro Slovenia e Scozia.
Embolo, intanto, guarda già avanti. «Non serve più guardare indietro. Nella mia testa c'è già l'Europeo». L'obiettivo resta superare finalmente lo scoglio dei quarti di finale, a cui la Svizzera si è fermata negli ultimi due grandi tornei.
