FIFA, Infantino inarrestabile: il quarto mandato è già scritto malgrado lo scandalo Balogun

Gianni Infantino ha già in tasca il sostegno formale di oltre 200 nazioni in vista della riconferma alla presidenza della FIFA. E questo malgrado il clima di malumore che agita il calcio mondiale da quando è scoppiato il caso Folarin Balogun, l'attaccante statunitense a cui il massimo organismo del calcio ha sospeso la squalifica dopo una telefonata di Donald Trump al presidente della Federcalcio mondiale.
A scriverlo è il Guardian, secondo cui soltanto una piccola parte delle 211 Federazioni affiliate deve ancora inviare la lettera di sostegno al dirigente vallesano, che si avvia dunque a essere plebiscitato per un quarto mandato in occasione del Congresso in programma a marzo. Tra le eccezioni figurano alcuni Paesi europei: la Germania è la Federazione di maggior peso a non aver ancora dato il proprio via libera ufficiale.
Le regole della corsa
Le candidature dovranno essere depositate entro il 18 novembre; fino ad allora le lettere potranno essere ritirate o dirottate su un altro nome. Al momento, però, Infantino è l'unico in lizza. Diverse Federazioni lamentano di aver subito pressioni insistenti dall'interno della FIFA affinché confermassero la propria fedeltà: una prassi che, in teoria, il codice etico dell'organizzazione non ammetterebbe.
Per scalzare l'attuale presidente della FIFA servirebbe un terremoto politico. Del resto, la parabola di Infantino parla da sé: giurista con doppio passaporto italo-svizzero e domicilio fiscale a Zugo, arrivò alla guida della FIFA nel 2016 sulle macerie dello scandalo corruzione che travolse Sepp Blatter. Da allora, è stato riconfermato senza avversari nel 2019 e nel 2023. Formalmente le regole limitano il presidente a tre mandati, ma Infantino ha fatto valere la tesi secondo cui il suo primo triennio (2016-2019), non essendo un mandato pieno di quattro anni, non conterebbe: da qui la possibilità di restare in carica fino al 2031.
Il caso Balogun
Il malcontento nasce dalla vicenda dell'attaccante degli Stati Uniti. Espulso con un cartellino rosso diretto nel match dei sedicesimi contro la Bosnia-Erzegovina, Balogun avrebbe dovuto scontare la consueta squalifica per un turno. Invece la FIFA, appellandosi all'articolo 27 del proprio codice disciplinare, ne ha sospeso l'esecuzione per un anno di prova, spianandogli la strada verso la sfida con il Belgio. Un provvedimento senza precedenti – non accadeva dal 1962 che un rosso rimediato ai Mondiali venisse di fatto annullato – arrivato dopo che Trump aveva telefonato a Infantino chiedendo di «rivedere» la decisione. Il Belgio, indignato, ha parlato di violazione del regolamento; la UEFA di «linea rossa superata» e di «integrità del gioco a rischio». Infantino, dal canto suo, ha rivendicato l'indipendenza della Commissione disciplinare.
L'Europa isolata
Nonostante lo strascico polemico, il grosso del dissenso resta confinato alle Federazioni europee e agli organismi a esse vicini. Ma a Infantino, in realtà. il sostegno del Vecchio Continente non serve per ottenere un nuovo mandato. Non solo, gran parte dell'Europa ha già confermato l'endorsement: la Federazione inglese, per esempio, ha inviato la lettera con largo anticipo rispetto al Mondiale.
Negli ultimi dieci giorni, dietro le quinte, ha preso corpo l'ipotesi di un candidato europeo da opporre al presidente uscente. La prospettiva che più Federazioni convergano su un unico nome appare però remota. L'UEFA ha manifestato con chiarezza la propria contrarietà su diversi dossier recenti – dal caso Balogun all'esclusione dal Mondiale dell'arbitro somalo Omar Artan – ma non è detto che i suoi vertici se la sentano di appoggiare formalmente uno sfidante. Alcune fonti vicine ai piani alti del calcio continentale ritengono che un candidato capace di raccogliere 30 o 40 voti basterebbe quantomeno ad aprire un dibattito pubblico sulla governance e sulla rotta imboccata dalla FIFA.
Oggi l'assemblea
Le Federazioni affiliate si riuniranno a New York oggi, sabato. Ma con Infantino alla guida dei lavori, difficilmente il tema degli scandali finirà all'ordine del giorno. Più probabile che al centro della discussione ci siano i risultati finanziari del Mondiale e i benefici che potrebbero ricadere sulle federazioni: leva non secondaria in vista del voto, dato che ogni nazione affiliata dispone di un voto e che, sotto la gestione Infantino, i fondi redistribuiti agli associati sono cresciuti in modo consistente.
Interpellata dal Guardian, la FIFA non ha voluto commentare.
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