Calcio

Gerardo Seoane: «Soffro come ogni allenatore che non ottiene risultati all'altezza»

Domani il Lugano sfida lo Young Boys al Wankdorf - Abbiamo intervistato l'allenatore dei gialloneri, evidentemente insoddisfatto per i risultati e le prestazioni della sua squadra, al momento sesta a -5 dai ticinesi
Gerardo Seoane, 47 anni, è tornato sulla panchina dell’YB a fine ottobre, subentrando a Giorgio Contini. © Keystone/Alessandro Della Valle
Massimo Solari
21.03.2026 06:00

Mauro Lustrinelli è il volto felice della Super League 2025-26. Mattia Croci-Torti quello forse più tormentato. E Gerardo Seoane? Il tecnico dello Young Boys - che domani pomeriggio ospita proprio i bianconeri - non cela lo sconforto per una stagione sotto le attese. E anche parecchio. Forte del sostegno del club, «Gerry» non intende però abbassare la testa.

Mister, ci permettiamo di iniziare da una provocazione. O, forse, dalla semplice realtà. I tifosi di Young Boys e Lugano avrebbero sperato che il 31. turno di Super League potesse valere il titolo, non la rincorsa al 3. posto...
«Non posso parlare per l’ambiente bianconero, mi limito alla nostra situazione. La stagione, è un dato di fatto, non si è sviluppata come auspicavamo. E, va da sé, nessuno può ritenersi soddisfatto. Siamo consapevoli delle difficoltà incontrate e dei fattori che ci hanno impedito di trovare la necessaria costanza di rendimento: dagli stravolgimenti della rosa, registrati la scorsa estate, ad altri incidenti verificatisi lungo il percorso. Siamo di fronte a una cruda realtà: rispetto ad altre squadre, ci è mancata la necessaria continuità sul piano dei risultati».

Anche il Lugano non sta brillando in questo senso. Ha avuto modo di seguire l’ultima prestazione dei ticinesi a San Gallo? Quali appunti si è segnato?
«Quella bianconera rimane una compagine dai concetti molto chiari: in termini di fraseggio, è tra le migliori in Super League. Insomma, il gioco del Lugano si conferma attrattivo e riconoscibile, grazie a sincronismi consolidati. Affrontare il San Gallo al kybunpark non è semplice per nessuno, ma gli uomini di Croci-Torti non si sono fatti destabilizzare dall’aggressività e dall’intensità dell’avversario, tenendogli testa pure in inferiorità numerica. Ciò, a mio avviso, significa soltanto una cosa: Mattia Croci-Torti dispone di un gruppo all’altezza, per qualità e quantità. Ecco perché coltivare determinate ambizioni - in casa Lugano - è senz’altro lecito. Non spetta però a me giudicare se già in chiave titolo o meno».

Il pareggio di Steffen, allo scadere, ha messo in luce il carattere dei bianconeri. Quanto, a questo punto del campionato e con il Championship Group all’orizzonte, saranno le motivazioni - più che la bontà del gioco - a fare la differenza?
«Credo che debbano prevalere due tipologie di stimolo. Da un lato, naturalmente, vi sono i piazzamenti europei e - di riflesso - la possibilità di calcare il palcoscenico internazionale durante la prossima stagione. Dall’altro chiudere bene il torneo, dimostrando affidabilità, progressi e ambizione, permetterebbe di gettare le fondamenta in vista del 2026-27. Nella parte alta della classifica tutti si giocano qualcosa, il che rende particolarmente competitivo e indicativo il rush finale della Super League».

I bianconeri occupano il terzo posto, a +5 sulla sua squadra. L’ultima volta che vi siete sfidati, prima di Natale, la situazione in classifica era pressoché analoga. Ma quanto ritiene sia diverso lo Young Boys, in quell’occasione sconfitto nettamente per 3-0?
«Negli ultimi mesi del 2025, è oggettivo, la mia squadra ha faticato parecchio. L’accumulo di impegni, squalifiche e infortuni ha segnato lo Young Boys sia fisicamente, sia mentalmente. Anche l’avvio di 2026 non è stato positivo, ma le buone prestazioni fornite in Europa ci hanno ridato un certo slancio. Da qualche partita, quindi, è possibile osservare una formazione in ripresa, più compatta, energica e capace di fare risultato. La freccina che ci accompagna, detto altrimenti, è rivolta all’insù al momento. Ma è ancora troppo presto per fidarsi ciecamente di questa tendenza positiva: purtroppo, abbiamo vissuto troppe controversie lungo la stagione, con la squadra che - puntualmente - non ha saputo mantenere la barra dritta».

Non in modo prorompente, ma lo Young Boys è per l’appunto in ripresa. Che cosa, finalmente, sta funzionando?
«Il massimo campionato svizzero offre continui stravolgimenti. Ogni weekend racconta trame e storie differenti. Giocare a San Gallo a gennaio è differente dall’affrontare i biancoverdi in casa a inizio maggio. Le condizioni meteorologiche e dei terreni di gioco mutano, e anche molto, durante una stagione. Per tacere del fattore Europa, che può incidere in modo più o meno importante su alcuni club. Ebbene, a fronte di così tante variabili è imprescindibile un aspetto: riuscire, nonostante tutto, a essere competitivi in campo. Poco importa se la partita che si disputa presenta delle imperfezioni e se la lucidità non è sempre presente. È una questione di cattiveria agonistica, di carattere e di concentrazione. Elementi, questi, che per esempio ci avevano completamente traditi nei primi 20 minuti dell’ultima sfida con il Lugano, a Cornaredo. Per permettere allo Young Boys di crescere e stabilizzarsi è dunque stato necessario anche pungolare i miei giocatori. Fare leva sul loro orgoglio».

Il gioco e lo sviluppo del Lugano rende lecite determinate ambizioni: non spetta a me dire se già in chiave titolo

A proposito di orgoglio. Nel 2021, Gerardo Seoane lasciò Berna con tre titoli e una coppa sul curriculum. Vi è tornato da allenatore con oltre 100 partite in Bundesliga. Quanto è stato frustrante, per le sue consapevolezze, non riuscire a ottenere subito il successo desiderato con i gialloneri?
«Guarda, tutti gli allenatori - non solo Gerardo Seoane - soffrono quando i risultati non vanno di pari passo con le aspettative. Ho accettato di tornare a Berna e di riabbracciare un ambiente a me caro, cosciente della situazione non semplice. E però anche convinto dell’enorme potenziale del club. Ripeto: nessuno, dal sottoscritto ai giocatori, passando per i tifosi e la dirigenza, vive il presente in modo spensierato. Come tecnico, tuttavia, penso sia fondamentale mantenere sempre una prospettiva positiva. E quindi credere fermamente che grazie al lavoro si possano ribaltare routine e circostanze negative. Dentro e fuori dal campo».

«Siamo pienamente convinti che Seoane sia l’uomo giusto per la panchina dello Young Boys». In una recente intervista al Blick, il responsabile dell’area sportiva del club Christoph Spycher ha in ogni caso speso parole di elogio nei suoi confronti. Quanto pesano, nel quadro di una stagione così complicata?
«Beh, naturalmente poter contare sulla fiducia e il supporto della dirigenza è importante. Remiamo nella stessa direzione e siamo consci di dover intervenire insieme in alcuni ambiti. Allo stesso tempo, è chiaro a entrambe le parti che, sin qui, la squadra non si è espressa secondo le sue potenzialità. Ci adoperiamo quotidianamente per invertire la rotta. Dopodiché, per il sottoscritto e per ogni tecnico continua a fare testo una regola basilare del calcio: l’evoluzione del collettivo e dei singoli, presto o tardi, deve tradursi in vittorie e punti».

Comunque, non è andato tutto storto. Murat Yakin e i tifosi rossocrociati, per esempio, possono essere felici di come Alvyn Sanches, sotto la sua gestione, sia tornato a incantare. L’ex Losanna potrebbe trasformarsi nell’uomo della provvidenza al Mondiale?
«Innanzitutto, va precisato che non è stato Gerardo Seoane a scoprire Alvyn Sanches. Al suo rientro positivo, inoltre, hanno contribuito diverse figure, dall’équipe medica, al mio predecessore Giorgio Contini. Insieme e con pazienza, abbiamo messo il giocatore nelle giuste condizioni affinché potesse ritrovare la migliore forma. Sanches appartiene alla schiera di calciatori in grado di fare la differenza grazie a una caratteristica che non si allena: la creatività. Questo talento, che deriva dall’istinto, ci sta dando una grande mano. Ma Alvyn - che è ancora giovane - dispone altresì di notevoli margini per progredire e aspirare a diventare protagonista a livello internazionale. Yakin lo ha convocato per le sfide della Nazionale contro Germania e Norvegia. Vedremo se verrà impiegato. Ma è indubbio che le sue qualità, la capacità di risolvere un match con una sola giocata, potrebbero rivelarsi preziose in America. Detto ciò, prima di diventare protagonista in rossocrociato, Sanches dovrà dimostrare di potersi caricare lo Young Boys sulle spalle, offrendo prestazioni di alto livello, e in modo costante, in Super League. Il salto all’estero, in una lega più competitiva, costituirà lo step successivo».

Torniamo in Svizzera. In questi mesi, per due volte, ha toccato con mano lo spessore del Thun, futuro campione svizzero. In che cosa, il gruppo di Mauro Lustrinelli è stato più bravo di tutti?
«Il Thun non nasce in questa stagione. Alla Stockhorn Arena si sta facendo tesoro di un percorso iniziato diversi anni fa. Un lavoro che ha plasmato un collettivo compatto e affiatato. A ciò, poi, va aggiunto uno stile di gioco definito e interpretato senza tentennamenti da ogni giocatore. Non da ultimo, vincere aiuta a vincere. E, in questo senso, la fiducia dei bernesi è cresciuta a dismisura con il trascorrere del campionato. Per il Thun, ora, ogni avversità, ogni primo tempo chiuso in svantaggio, rappresenta un ostacolo sormontabile. Perché no, anche con un pizzico di fortuna. E, certo, pure grazie alle intuizioni dei singoli: alcuni di loro - e penso a Imeri, Bertone o Bürki - hanno trovato una famiglia nel Thun, e con essa le migliori sensazioni venute meno altrove. Sulla stabilità garantita da questi profili, inoltre, si è innestata la spregiudicatezza di giovani talenti come Meichtry».

Sul piano sportivo, il Thun si appresta a festeggiare il clamoroso titolo di campione svizzero. Dal punto di vista economico, però, la neopromossa-capolista non naviga in acque placide. Il principale finanziatore e CEO del club Beat Fahrni ha annunciato che lascerà la direzione operativa a fine marzo. Non solo: la società ha annunciato di dover richiedere un credito ponte di 4 milioni di franchi, poiché a gennaio è sfumata la trattativa con un altro grande investitore. A procurare i fondi necessari al club, dunque, sarà la cooperativa dello stadio Arena Thun. Si tratta, appunto, di soldi messi a disposizione temporaneamente e inizialmente previsti per la ristrutturazione dell’impianto. «Ciò garantisce la stabilità finanziaria dell’FC Thun per la stagione 2026-2027», ha indicato la società.
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