Svizzera

Granit Xhaka nei guai? La Procura di Lucerna indaga su presunti certificati Covid falsi

Secondo informazioni del Blick, il capitano della Nazionale svizzera sarebbe stato convocato a inizio ottobre – Il suo portavoce: «È a disposizione delle autorità in modo pieno e trasparente»
©Gabriele Putzu
Red. Online
18.09.2026 20:13

La Procura del canton Lucerna avrebbe aperto un procedimento nei confronti di Granit Xhaka, capitano della Nazionale svizzera, in relazione a presunti certificati Covid falsi. La notizia è stata riferita dal Blick e ripresa dal Tages-Anzeiger.

L’inchiesta riguarda il sospetto che al calciatore sia stata rilasciata una certificazione attestante la somministrazione di due dosi di vaccino contro il coronavirus, senza che le vaccinazioni siano state effettivamente eseguite. Il documento indicherebbe come date il 25 gennaio e l’11 novembre 2022. Xhaka, 33 anni e 152 presenze con la Svizzera, dovrebbe essere sentito dagli inquirenti all’inizio di ottobre, secondo quanto riferito dal Blick.

L’indagine sulla dottoressa

Il procedimento coinvolgerebbe anche una dottoressa lucernese. La polizia aveva perquisito il suo studio nel 2023, acquisendo materiale probatorio. Secondo le informazioni pubblicate, la professionista avrebbe rilasciato certificati a più persone. La Procura sta cercando di stabilire se vi siano gli estremi per ipotizzare una condotta penalmente rilevante, in particolare in relazione all’ottenimento fraudolento di una falsa attestazione e/o alla falsità in documenti.

Simon Kopp, responsabile dell’informazione della Procura lucernese, ha confermato al Blick l’esistenza dei procedimenti, precisando che gli accertamenti sono ancora in corso.

La posizione di Xhaka e della dottoressa

Il portavoce del giocatore, Andreas Bantel, ha dichiarato che Xhaka «è a disposizione delle autorità senza limitazioni e in piena trasparenza». Il calciatore non intende però commentare pubblicamente il caso mentre il procedimento è pendente.

Bantel ha aggiunto che Xhaka dispone di una conferma della dottoressa secondo cui le due vaccinazioni sarebbero state effettivamente somministrate nelle date indicate. Una posizione ribadita anche dall’avvocato della professionista, Cornel Borbély: la sua assistita sostiene di avere vaccinato regolarmente il giocatore e di avere agito nel rispetto delle prescrizioni.

Il caso si inserisce nella scia delle polemiche suscitate dalla vicenda dell’ex allenatore della Nazionale di hockey Patrick Fischer, condannato per un certificato Covid falso e in seguito allontanato dall’incarico. Si tratta tuttavia di procedimenti distinti.

L'Associazione svizzera di football (ASF) ha fatto sapere di non disporre, allo stato attuale, di informazioni affidabili sulla vicenda e di non potersi quindi esprimere.

Per Granit Xhaka e per la dottoressa vale la presunzione di innocenza. L’inchiesta dovrà chiarire se i certificati siano falsi e se vi siano responsabilità penali.