Calcio

Granit Xhaka: «Siamo più affamati che mai»

La Svizzera è pronta a rompere il ghiaccio al Mondiale americano - A San Francisco, con i 30 gradi del mezzogiorno, va in scena la sfida contro il Qatar - Il capitano rossocrociato ridimensiona lo sfogo di settimana scorsa e invita l'ambiente a fare dell'unione la propria forza
Il capitano della Nazionale Granit Xhaka. ©KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Massimo Solari
13.06.2026 06:20

Trenta gradi e tre punti da afferrare senza tentennamenti. Il Mondiale della nazionale rossocrociata si fa infine rovente, complici le temperature attese a Santa Clara e l'importanza del debutto contro il Qatar. Si gioca a mezzogiorno, ore locali, alle 21 svizzere, e in uno stadio che richiama lo spettacolo. Lo scorso febbraio, alla San Francisco Bay Arena, casa dei 49ers, è andato in scena il Super Bowl. E la selezione di Murat Yakin vuole dimostrarsi all'altezza della situazione. 

«D'accordo, farà caldo, ma non deve essere una scusa» ha affermato capitan Granit Xhaka alla vigilia dell'esordio, sgombrando il campo da qualsivoglia attenuante. «Siamo pronti. Fisicamente e mentalmente. Sì, daremo il massimo, perché siamo più affamati che mai».

Il centrocampista del Sunderland lo aveva fatto intuire settimana scorsa, al termine dell'amichevole contro l'Australia. «Il mio sfogo? Non ero in collera. Semplicemente non ero soddisfatto né di me stesso, né della prestazione collettiva. E la questione andava affrontata, senza che con le mie dichiarazioni volessi criticare uno o l'altro singolo». Xhaka ha posto il gruppo sotto i riflettori. «Non abbiamo grandi nomi, nessuna stella. La Svizzera funziona quando unita». 

Il leader, ad ogni modo, rimane il numero 10. Xhaka, in occasione del match con il Qatar, diventerà il primo giocatore svizzero a raggiungere quota 13 presenze a una Coppa del Mondo. E, se sarà titolare, lo stesso accadrà all'amico e compagno di sempre Ricardo Rodriguez. «Questo numero mi rende estremamente orgoglioso» ha ammesso il capitano.

E a proposito di formazione. Il commissario tecnico Murat Yakin, va da sé, non si è sbilanciato. Né sul modulo, né sugli interpreti. «Ma la mia squadra sa che cosa le chiedo sul piano tattico» ha rassicurato l'allenatore: «Posso contare su giocatori esperti che sapranno adattarsi alla partita con flessibilità, apportando le modifiche necessario durante l'incontro».

Da USA '94 ai Mondiali americani del 2026, la Svizzera non ha mai toppato un esordio. Vittorie e pareggi importanti hanno puntualmente lanciato al meglio i nostri ultimi grandi tornei. «E sappiamo quanto sia importante una vittoria anche a questo giro» ha rilevato Yakin. Xhaka, da parte sua, ha invitato tutto l'ambiente ad assaporare il momento. «Approfittiamo al massimo di questa esperienza. Insieme. Perché non capita a tutti di disputare un Mondiale». Ai rossocrociati, ora, il compito di renderlo pure entusiasmante e, perché no, indimenticabile.

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