Calcio

Il Barça non ha imparato la lezione ed è ancora vittima del suo sistema

In campionato i blaugrana sono una macchina quasi perfetta, ma come l’anno scorso la Champions League ha fatto venire a galla più i difetti difensivi che i pregi offensivi - La squadra di Flick paga l’incapacità di trovare il giusto equilibrio quando il livello si alza e i giochi contano
©Reuters/Guillermo Martinez
16.04.2026 06:00

A Barcellona è successo di nuovo. La squadra catalana, che tra i confini nazionali è lanciatissima verso la conquista del suo secondo titolo consecutivo in Liga, forte di nove punti di vantaggio sul Real Madrid a sette turni dalla conclusione, in Champions League si è inceppata ancora. Questa volta il capolinea è arrivato ai quarti di finale, un turno prima rispetto allo scorso anno, quando le semifinali premiarono l’Inter di Simone Inzaghi. Giustiziere, questa volta, l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, che contro i blaugrana aveva vestito i panni del guastafeste nel 2014 e nel 2016. A venire a galla, oggi come undici mesi fa, sono le stesse perplessità: anche il doppio confronto contro i nerazzurri, infatti, mise in luce pregi e difetti di una squadra tanto spettacolare in fase offensiva, quanto fragile ed indisciplinata in difesa.

Gli stessi, fatali, errori

Allora le giocate illuminanti di Yamal e Raphinha vennero rese inutili dalle sette reti incassate in due partite. Molte delle quali nate dalla ferma volontà di non venire meno al proprio principo di gioco, perennemente votato all’attacco, ma che inesorabilmente ha fatto pagare il conto in termini di equilibrio. La stessa spregiudicatezza è risultata fatale anche nell’«euroderby» contro l’Atletico: difesa altissima e difensori costretti a rincorrere le incursioni degli attaccanti e a intervenire in extremis con falli da ultimo uomo. Le due espulsioni rimediate dai catalani sono state determinanti. Al Camp Nou lasciandoli in dieci uomini per oltre un tempo, e propiziando la punizione magistralmente trasformata da Julian Alvarez. Al ritorno (invero un rosso meno evidente), spegnendo la speranza di rimontare nuovamente i madrileni, dopo che Lookman (guardacaso... in contropiede) aveva risposto all’uno-due firmato Yamal-Torres.

La Liga non è l’Europa

Due indizi non sempre fanno una prova, ma anche considerarli una coincidenza è riduttivo. Flick ha forgiato una squadra che sulle 38 giornate di campionato è diventata una macchina rodata, in grado di nascondere quelle fragilità intrinseche a un sistema così spregiudicato. Ma che in campo europeo, quando il livello contestualmente si alza, emergono senza fare sconti. In Liga la volontà di sbilanciarsi e spingersi a tal punto da segnare la bellezza di 186 reti in meno di due campionati, non comporta gli effetti collaterali che si subiscono in Champions League. E, infatti, il Barcellona, in campionato, ha la seconda miglior difesa, meglio addirittura di quella dell’Atletico di Simeone, da sempre considerato un baluardo del difensivismo. Ma nei dodici incontri di Champions disputati in questa stagione sono invece venti i gol subiti, e zero le partite concluse riuscendo a mantenere la porta inviolata.

L’esempio del PSG

Risulta allora emblematico il paragone con il percorso della squadra che da un po’ di tempo è il punto di riferimento nel panorama europeo. Quel Paris Saint-Germain che proprio in concomitanza con il derby spagnolo, ha staccato il biglietto per le semifinali tramortendo il Liverpool con un doppio 2-0. Da un anno a questa parte, la truppa di Luis Enrique è capace di trovare nei momenti chiave il giusto equilibrio per rischiare il meno possibile, senza per questo rinunciare a spettacolo e imprevedibilità offensiva. Dopo le difficoltà incontrate nel «supergirone», lo scorso anno il PSG ha completato la propria trionfale campagna europea incassando più di un gol solamente in una circostanza, mentre in questa edizione si presenta alle semifinali forte di uno «zero» alla voce «reti subite» in tutte le ultime tre partite giocate. Senza dubbio a livello di nomi la formazione parigina ha ancora qualcosa in più in termini di qualità, sia in fase offensiva, sia in fase difensiva.

Ma proprio per questo motivo un approccio più cauto da parte di Flick non potrebbe che giovare a tutta la squadra. «Questo Barça ha un disperato bisogno di difensori di alto livello, perché con questo tipo di approccio difensivo diventa tutto più complicato», ha commentato alla CBS Thierry Henry. Resta da capire se l’allarme lanciato dall’ex fuoriclasse francese verrà raccolto dalle parti del Camp Nou, dove a tenere banco per il momento - e non è una novità - sono solamente le polemiche per i presunti torti arbitrali subiti nel doppio confronto.