Il caso Embolo e la trappola dell'ESTA: chi rischia di restare a terra

«Un posto vuoto, ma non per molto. Ci vediamo presto Breel». È la didascalia della foto che i giocatori della Svizzera hanno pubblicato sui social poco prima del decollo del volo Swiss LX 40 diretto a Los Angeles. Su quel Boeing 777, nel primo pomeriggio di martedì, mancava uno dei volti più rappresentativi della squadra: Breel Embolo, fermato all'ultimo per un problema con l'ESTA, l'autorizzazione elettronica necessaria per entrare negli Stati Uniti senza visto.
Secondo l'Associazione svizzera di football (ASF), l'autorizzazione del giocatore risultava valida fino alla mattina stessa. Alle 10.30, poche ore prima della partenza dunque, è arrivata la doccia fredda dalle autorità americane: l'ESTA dell'attaccante doveva essere sottoposto a un nuovo esame. La squadra è partita, Embolo è rimasto a Zurigo.
L'episodio ha fatto rumore per il peso sportivo del personaggio. Al di là della cronaca, però, il caso solleva una domanda che riguarda da vicino molti lettori ticinesi, abituati a volare oltreoceano per lavoro o per vacanza: come funziona davvero l'ESTA, e quando si rischia di restare a terra?
Che cos'è l'ESTA
I cittadini svizzeri non hanno bisogno di un visto per entrare negli Stati Uniti per soggiorni turistici o d'affari. Come ricorda il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), chi rientra nel Programma di esenzione dal visto (Visa Waiver Program) può viaggiare richiedendo l'autorizzazione tramite il Sistema elettronico di autorizzazione al viaggio, l'ESTA appunto.
Il programma riguarda i cittadini di oltre 40 Paesi, tra cui la Svizzera e la maggior parte degli Stati dell'UE. La domanda si compila online, in pochi minuti, e l'approvazione di norma arriva in poche ore. Una volta ottenuta, l'autorizzazione è valida due anni e consente soggiorni fino a 90 giorni consecutivi.
Va però chiarito un equivoco piuttosto diffuso. L'ESTA non garantisce automaticamente l'ingresso in America: è un controllo di sicurezza preliminare, mentre la decisione finale spetta sempre al funzionario di frontiera che esamina il passaporto all'arrivo. Inoltre, un'autorizzazione già concessa può essere riesaminata e revocata in qualsiasi momento, spesso senza spiegazioni dettagliate. È quanto è successo a Embolo.
La domanda che può cambiare tutto
Il modulo ESTA contiene una domanda decisiva: «Sei mai stato arrestato o condannato per un reato che ha provocato danni significativi alla proprietà o gravi lesioni a un'altra persona o a un'autorità governativa?». Qui entra in gioco la vicenda giudiziaria del giocatore. Lo scorso settembre Embolo è stato condannato in seconda istanza per minacce ripetute, con sentenza ormai passata in giudicato. Il caso risale al 2018, quando l'attaccante, allora 21.enne e in forza al Basilea, secondo l'accusa aveva minacciato due uomini. La condanna di primo grado, nel 2023, prevedeva una pena pecuniaria con la condizionale, confermata poi in appello.
Secondo l'ipotesi avanzata dal Blick, Embolo intendeva probabilmente usare la stessa autorizzazione del suo ultimo viaggio negli Stati Uniti. L'anno scorso era andato a segno in due amichevoli, contro Messico e Stati Uniti. Nel frattempo, però, la risposta a quella domanda è cambiata: dove prima poteva esserci un «no», ora c'è un precedente penale definitivo. Non sappiamo, tuttavia, se Embolo abbia effettivamente utilizzato il medesimo ESTA: secondo quanto comunicato dall’ASF, le autorità statunitensi hanno richiesto la documentazione del caso per chiarire se il giocatore, oltre alle minacce, sia anche passato alle vie di fatto.
Quando l'ESTA viene negato o revocato
La richiesta per l’ESTA – dicevamo – può essere respinta, oppure un'autorizzazione valida può essere riesaminata, in diversi casi tipici: passaporto non valido o non conforme, segnalazioni in banche dati di sicurezza, soggiorni precedenti oltre i termini consentiti, sospetto da parte delle autorità che il viaggiatore non intenda lasciare il Paese, viaggi recenti in Stati sotto osservazione come Cuba, Iran o Siria. A questi si aggiunge la risposta affermativa alla domanda sui precedenti penali, anche se molto dipende dal tipo di reato.
Non esistono dati ufficiali su quante richieste vengano respinte o quante autorizzazioni valide vengano riesaminate. In generale, i tassi di rifiuto sono considerati molto bassi, anche perché il programma include solo Paesi i cui cittadini, nella stragrande maggioranza, non presentano criticità.
Quando l'ESTA salta, resta la via del visto
Chi si vede negare o revocare l'ESTA non può presentare ricorso. L'unica alternativa è richiedere un visto regolare: fissare un appuntamento con il proprio passaporto all'Ambasciata USA a Berna, sostenere il colloquio e attendere la restituzione del documento con il visto. Un percorso che di norma può richiedere diverse settimane.
È la strada imboccata da Embolo, recatosi all'ambasciata a Berna per depositare la domanda. Nel suo caso la pratica sarà trattata in via prioritaria, un trattamento che il viaggiatore comune difficilmente può aspettarsi.
Cosa insegna il caso a chi parte
Il giocatore della Nati ha una Federazione, uno staff e un'agenzia di viaggi a gestire l'emergenza. Il turista ticinese no. Per questo conviene tenere a mente alcune regole pratiche.
Conviene controllare l'ESTA con largo anticipo e non alla vigilia, perché anche un'autorizzazione valida può essere riesaminata. Chi ha un precedente penale, anche datato o con la condizionale, non dovrebbe dare per scontato che l'ESTA basti: in molti casi serve un visto. Il questionario va compilato con esattezza, perché una dichiarazione mendace comporta conseguenze ben più serie di un semplice rifiuto. E se serve il visto, meglio muoversi per tempo, perché colloquio in ambasciata e tempi di rilascio possono richiedere, appunto, settimane. Resta infine il principio di fondo: l'ultima parola spetta sempre alla frontiera, e nessuna autorizzazione elettronica garantisce automaticamente l'ingresso.
Il caso Embolo, sotto questo profilo, ricorda che una formalità data per scontata può diventare un ostacolo all'ultimo minuto. Vale per un attaccante della Nazionale a nove giorni dal Mondiale e vale, in scala diversa, per chiunque parta da Lugano con la valigia pronta e l'America nel mirino.
