«Il Como in Europa? Ma se è già nel mondo!»

«Ragazzi, allora come è andata a Perth?». La domanda della Robertina, fortunatamente accompagnata da un giro di Negroni, spezza il nostro silenzio. Ma non cancella il malumore di qualcuno. «Eh, come è andata…», risponde il Panzeta, per una volta lui pure demoralizzato. «Ma dai che vi sarete divertiti», ci fa lei. Noi prendiamo i bicchieri ghiacciati. E torniamo a tacere. «Ma che succede? Che cos’hanno?», chiede un cliente di nuova generazione del Bar Milton alla Robertina, al bancone. «Ma niente, sono appena tornati da Perth ma si sono persi tutto il girone di ritorno». Quello ci pensa su qualche secondo, sorpreso. «Ma che cosa sono andati a fare a Perth?». «Lascia stare. Proprio per questo sono messi così. Sai che doveva esserci la partita con il Milan». «Sì, ma a febbraio, no?». «Sì, il fatto è che, ormai, avevano organizzato tutto, e già avevano comprato i biglietti aerei e prenotato un hotel, senza diritto di cancellazione».
Noi sentiamo tutto, ogni parola. E infatti il Panzeta si riaccende e torna a battere sul chiodo. «Sai che ancora non mi capacito che tu non abbia pensato alla cancellazione gratuita e a un’assicurazione per il viaggio. Cioè ci fosse stata una garanzia. Ma lo sapeva chiunque che la partita era a rischio. Tu invece cosa fai? Viaggio in first perché se no arriviamo ‘incriccati’ (e fa il gesto delle virgolette, plateale, nda). Albergo cinque stelle. Con cancellazione gratuita? Ma va, che almeno risparmiamo quel che investiamo per le cinque stelle». Il Fusi si chiude in sé stesso. Non sa più come rispondere a queste accuse che tutti noi riteniamo alquanto giustificate. «Ti ripeto quel che già sai, e cioè che vi avevo informato di tutto. Vi avevo scritto su Telegram, e tutti voi potevate reagire per tempo». «Ma tu sei tutto matto. Ci hai mandato un messaggio dicendoci di scaricare Telegram perché tu non vuoi usare WhatsApp che è un’americanata e ‘gli americani hanno rotto le balle’ (e via con altre virgolette mimate, nda). E poi hai scritto tutto lì sì, con noi quattro scemi che ancora non sapevamo come utilizzarlo. Ma dai!».
«Ma sono passati tre mesi da quella roba lì. Voi perché siete stati via tutto questo tempo?», ci fa il cliente dal bancone. Già, perché? Il punto è che nessuno di noi cinque - il Panzeta, il Fusi, l’Antognoni di Olgiate, il Conte Giuliani e il sottoscritto -, per dirla con un eufemismo, ha grossi impegni da queste parti. E quindi ce la siamo presa comoda. Il Panzeta si è iscritto a un corso di inglese trimestrale, «perché così avrò maggiore facilità a lavorare con Suwarso e con il club». L’Antognoni di Olgiate si è preso una sbandata per una cameriera cinese di un ristorante di sushi e l’ha seguita a Shenzhen convinto di sbarcare in Giappone. Non ha funzionato, ma per qualche settimana nessuno di noi ha più sentito lamentele sulla stagione dei viola. Il Fusi ne ha approfittato per fare visita ad alcuni parenti emigrati in Australia due generazioni fa. È stato accolto come Margheritoni a Francoforte, è ingrassato di otto chili e ha iniziato a parlare con uno strambo accento, che ancora non gli è passato. Il Conte Giuliani si è iscritto a un paio di corsi di surf, trasformatisi in fretta in essenziali corsi di nuoto. Per quel che mi riguarda, di memorabile c’è solo
la partecipazione a una puntata del solito reality culinario italiano sugli expat. Ci sono capitato per caso. Ho finto di essere a Perth da anni, sponsorizzando il ristorante «Fellini» e rimediando una figuraccia clamorosa, quando si è scoperto che, in realtà, il cuoco era un danese di Aalborg amante della panna nella carbonara.
Ora siamo rientrati, e il Como è in Europa. Noi rientriamo in Italia, e il Como se ne va in Europa. «Guarda qua questo titolo. ‘Como, sei in Europa’. Ma non capisco questo entusiasmo». Il Panzeta è negativo. Il Fusi prova ad analizzare la situazione, cascando nella tela del Panzeta. «Be’ che c’è di strano? Siamo il Como, non siamo mai stati in Europa». Al Panzeta viene il classico ghigno del ragno, quando si accorge che la preda è rimasta impigliata. «Ecco vedi qual è il tuo problema? È il problema dell’italiano medio, d’altronde. Sottolineare che il Como è in Europa è non accorgersi che il Como era già nel mondo. È un ritorno al passato, questo. Non è un passo nel futuro. Il Como non può mica andare a giocare in Conference contro lo Jagiellonia, il Sigma Olomuc e, che ne so, lo Shamrock». «Gli Shamrock Rovers, che tra l’altro hanno una storia interessante», puntualizza il Fusi. Il Panzeta sbuffa. «Tu ancora sei legato al concetto di qualificazione, di piccoli traguardi. Ma il Como che cosa se ne fa di queste partitelle? Detto che vincerebbe a mani basse la Conference League, ma noi siamo già su un’altra dimensione. Te la vedi Keira Knightley andare in tribuna a Shamrock?». «A Dublino. Shamrock mica è un paese. Quindi sì, essendo lei inglese me la posso anche immaginare a Dublino». «Oh, Fusi, ti perdi nei dettagli. L’Europa per il Como è una cosa che nemmeno avrei messo in un titolo di giornale. Ma anche la squadra, dai, con quelle magliette. Vi rendete conto di quanto siano provinciali le magliette prestampate? Siamo il Como. Conte, ho ragione o no. Dico: ho ragione o no?».
Il Conte Giuliani si sveglia dall’apparente torpore. Fa per dire qualcosa. Poi beve l’ultimo sorso del suo Negroni. Tiene in bocca i ghiaccini rimasti nel bicchiere, attende che si sciolgano. E poi prende la parola. «Per una volta concordo con il Panzeta, caro Fusi. Dimentichi una cosa: il Como in Europa già ci è stato. Mitropa Cup 1980-1981. Il Como, allora allenato da Pippo Marchioro, partì subito con una vittoria sull’NK Zagabria con gol di Pozzato e dello zar, Pietro Vierchowod. Ma poi, al termine del mini-girone all’italiana, finì solo terzo, a pari punti della squadra campione, i cechi del Tatran Presov, e anche degli ungheresi del Csepel. Non granché, ma comunque di Europa trattavasi». «Sì, ma era l’Europa della serie B», si intromette il Fusi. «Come oggi, metaforicamente parlando, la Conference League», fa il Conte. «Ma non puoi paragonarmi la Mitropa con la Conference, dai. Una cosa è qualificarsi vincendo la serie B, un’altra è farlo da sesta in classifica in Serie A, davanti a Lazio, Atalanta, Bologna, Fiorentina…».
Il Panzeta gongola, e torna all’attacco: «Ragioni da provinciale, Fusi. Non so cosa dirti. Neppure la spiegazione del Conte ti sta bene. Tu vuoi per forza godere di qualcosa che dovrebbe rientrare nella pura e semplice normalità». «Ma guarda che anche Fabregas ha detto che non è una cosa normale, eh», si permette la Robertina da dietro il bancone. «Evidentemente doveva giustificare le magliette e il vostro entusiasmo. Figuratevi se Cesc Fabregas, duecento e rotte partite nell’Arsenal, quasi cento nel Barcellona, più di cento nella nazionale spagnola, si gasa davvero per la Conference League». «E se fosse Europa League, grazie all’Inter?», rilancia il Fusi. «Detto che mai mi ridurrei a tifare Inter per sperare nella qualificazione - e si torna lì, a questo concetto di… ‘qualificazione’ a voi tanto caro - non vedo perché non devo credere nella Champions. Ma l’avete visto il Milan?». «Oh grulli», interviene anche l’Antognoni. «Ma se qui non si ha neppure lo stadio per giocare in Europa!?». «È questo che non capite. Al Como non serve lo stadio per essere nel mondo. Questo Como, nel mondo, ci è a prescindere». Il Panzeta conclude così, aggiungendo un clamoroso, quasi urlato: «You understand?». I frutti di Perth…