«Il Lugano deve essere la priorità anche per chi vuole partire»

La conferenza stampa in vista di Zurigo-Lugano, ultima fatica della “stagione regolare”, non si è focalizzata, come solitamente accade, su Mattia Croci-Torti. Alla sua sinistra era seduto Renato Steffen. Ed è a lui che è stato posto il maggior numero di domande. Sempre molto lucido e attento nelle sue analisi, senza addolcire eventuali pillole amare, il numero 11 bianconero ha dato una sua lettura alla stagione del Lugano. «La definirei altalenante. In parte è una situazione simile a quella dell’anno scorso. Allora avevamo avuto un calo dopo la pausa invernale, mentre questa volta è arrivato all’inizio del campionato. Alla fine sono proprio quei punti persi nei momenti difficili che ci mancano per poter competere davvero ai massimi livelli. Credo però che ogni stagione presenti situazioni nuove, alle quali noi giocatori dobbiamo adattarci. È qualcosa che dobbiamo imparare a gestire meglio. L’obiettivo per il resto della stagione è quello di mantenere continuità, con convinzione e con traguardi chiari. In prospettiva futura, dovremo evitare questi continui alti e bassi. Una fase negativa può capitare, ma non deve costarci così tanti punti. Questa deve essere una lezione per tutti, giocatori, squadra e società».
Sguardi al futuro
Tra qualche mese sarà proprio Steffen a traghettare il Lugano nell’era dell’AIL Arena in qualità di nuovo capitano, ereditando la fascia da Mattia Bottani, quasi ai saluti. «Conosco Mattia da tempo. Posso immaginare quanto sia difficile per lui dover lasciare a fine stagione. Da giocatore, mi sarebbe piaciuto averlo ancora in campo. Quando è in forma, si dimostra ancora un valore aggiunto importante. Capisco però anche la scelta della società di volersi rinnovare. A livello personale, tuttavia, mi dispiace molto. Mi mancherà. È il volto del club e lo sarà sempre. Ora voglio godermi al massimo il tempo che mi resta insieme a lui».
Il ruolo di leader del Lugano, ad ogni modo, Renato ce l’ha cucito addosso già da tempo. E se lo terrà stretto ancora per un po’. È infatti uno tra i pochi bianconeri ad essere certo del suo destino a lungo termine. La mente di diverse pedine sottocenerine, invece, è già altrove. E intanto restano d’attualità le parole di Anto Grgic sull’ipotetico fuggifuggi di metà squadra qualora il Lugano non dov’essere centrare l’Europa. «Non vedo un problema in quello che è stato detto - analizza il 34.enne -. Forse è stato espresso in modo un po’ infelice, ma il concetto è chiaro. Gli obiettivi del club sono legati alla qualificazione alle competizioni europee, e questo è importante anche per i giocatori, sia per chi vuole partire sia per chi potrebbe arrivare. Giocare in Europa rende il club più attrattivo e offre visibilità anche agli osservatori. Tuttavia, essere secondi o terzi non garantisce automaticamente l’accesso, bisogna comunque qualificarsi. Alla fine, siamo noi giocatori responsabili delle prestazioni. Nella mia carriera non ho mai visto un calciatore diventare automaticamente più interessante solo perché la squadra si qualifica in Europa. Ora restano sei partite fondamentali. Chi vuole partire deve prima concentrarsi completamente sul Lugano».
Obiettivo lingua italiana
Da un grande ruolo derivano grandi responsabilità, diceva Ben Parker a suo nipote Peter, alias Spider-man. Il rendimento in campo ha sicuramente un peso maggiore rispetto alla lingua parlata. Ma si potrebbe forse ipotizzare che, con la fascia di capitano al braccio e ormai forte dei quattro anni vissuti a Lugano, arriveranno anche interviste condotte in italiano da Renato Steffen? «So che ponete sempre molta attenzione su questo aspetto (sorride l’attaccante bianconero, ndr). Non è che io non sappia parlare italiano, ma devo sentirmi a mio agio. Quando devo rilasciare interviste o esprimermi con precisione, mi viene più naturale farlo in tedesco. Non voglio rischiare di essere frainteso, come magari è successo in passato. Al momento non mi sento ancora abbastanza sicuro per sostenere interviste in italiano. Se mi manca una parola, divento nervoso e a disagio, e non è quello che voglio. Certo, da capitano è un aspetto importante, ma c’è ancora una sorta di blocco. Vi chiedo di non giudicarmi per questo, perché per me la cosa fondamentale è dare tutto in campo e aiutare la squadra. Parlare italiano sarebbe un valore aggiunto, e ho ancora due anni, o magari anche di più, per migliorarmi. Magari riuscirò a fare un’intervista in italiano entro fine carriera».
Un approccio diverso
Con la stagione entrata nel rush finale e dopo un’annata costellata, ancora una volta, da diversi infortuni, giovedì in serata il Lugano ha comunicato di aver prolungato di un anno il contratto con Luis Arrones, responsabile del settore performance, e quello di Borja Jover, a capo di servizi medici e fisioterapia. L’accordo dell’assistente di Mattia Croci-Torti Michele Salzarulo è invece stato esteso fino a giugno 2028. Ieri, poi, è stato ritoccato anche il contratto del Chief Sports Officer Sebastian Pelzer, prolungandolo anticipatamente oltre la scadenza originaria del 30 giugno 2027. Il nuovo accordo sarà valido fino al 30 giugno 2029. Renato Steffen, che ha calcato molti palcoscenici del mondo del pallone, in questo senso a Lugano ha trovato una realtà particolare. «È difficile fare paragoni, perché ognuno lavora in modo differente. Qui ho però dovuto adattarmi a un approccio un po’ diverso rispetto al passato, quando ero abituato a un maggiore scambio tra giocatori e staff. A Lugano ci sono indicazioni maggiormente definite. Detto questo, credo sia importante che anche i calciatori diano il proprio contributo, soprattutto chi ha esperienza e ha lavorato con diversi staff medici. Il dialogo comunque non manca, anche con l’allenatore. Cerchiamo tutti di ridurre al minimo gli infortuni, che spesso arrivano nei momenti decisivi. Anche noi giocatori dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, magari intervenendo prima quando avvertiamo un problema. Nel complesso sono molto soddisfatto del lavoro dello staff», chiosa Steffen.
