Il Lugano ritrova l'Europa e una sua vecchia conoscenza

Non chiamatela rivincita. No, quella con la Stella Rossa non è per Mattia Croci-Torti una sfida diretta con il suo dirimpettaio Albert Riera. Comprensibile. Anzi, sacrosanto: tutte le emozioni della prima vera notte europea che il Lugano - e Lugano - si sono meritati di tornare a vivere in casa propria non devono lasciare spazio ad altri sentimenti se non la gioia e l’euforia. È però quantomeno una curiosa coincidenza che per questo attesissimo esordio dall’altra parte ci sia proprio l’allenatore che ha segnato le ultime due eliminazioni continentali del Crus, entrambe arrivate per mano dello Celje. Sulla cui panchina all’epoca sedeva per l’appunto Albert Riera.
Un profilo, per prestigio e curriculum soprattutto da calciatore, di altra caratura rispetto al Crus. Sebbene per certi versi i due siano anche molto simili. E non solo per la carta d’identità, che per entrambi recita aprile 1982. «Dite che ci assomigliamo perché siamo molto focosi? Beh, una cosa ve la posso garantire: lui lo è decisamente più di me. Io sono molto, molto più tranquillo», sorride Croci-Torti.
Un carattere sopra le righe
Lo spagnolo, in campo e fuori, non è in effetti mai stato un personaggio banale. Anzi, ha avuto una carriera da calciatore ricca di episodi controversi (dalla rissa con Felipe Melo ai tempi del Galatasaray agli attacchi pubblici a Rafa Benitez, suo tecnico al Liverpool) e un percorso in panchina altrettanto movimentato. Il carattere, insomma, non gli manca. E nemmeno la fermezza nelle decisioni. L’ultima dimostrazione è fresca fresca, arrivata pochi giorni prima della trasferta in Ticino, con l’esclusione per due partite di Aleksandar Katai, uno degli uomini simbolo e dei capitani della Stella Rossa, di cui è il numero 10, reo di avere reagito platealmente alla sostituzione contro il Radnicki Nis in campionato. Lo stesso piglio, Riera, lo ha poi riproposto in conferenza stampa rispondendo ai numerosi giornalisti serbi arrivati a Lugano, evidentemente poco compiaciuti della decisione («L’ho già spiegato due volte, ma se volete ve lo ripeto una terza. Ai miei giocatori preferisco dire le cose una volta sola, a voi anche tre»). E che si sono visti ribattere con qualche precisazione piuttosto colorita («Non sono un dittatore, non sono un padre e nemmeno un poliziotto», «Se ognuno dei 25 giocatori facesse quello che vuole, qui diventerebbe un circo. E a me i circhi non piacciono»).
Tra stime e frecciatine
Una personalità forte, dunque, che inevitabilmente si riflette anche sulla sua squadra in campo. E che il Crus apprezza proprio per questo. «Ho grande rispetto per tutti quelli che sanno far giocare bene le proprie squadre, e Riera è uno di questi. Però sono convinto che possiamo metterlo in difficoltà, come abbiamo già fatto in passato». Del resto Croci-Torti ci ha tenuto a ricordare che l’ultimo confronto tra i due l’ha vinto lui per 4-2 in Slovenia (nel desolante ritorno dopo il famoso 5-0). Riera, dal canto suo, sembra ricordare soprattutto le due qualificazioni conquistate contro i bianconeri. «Forse dovrebbero essere preoccupati, o quantomeno attenti. Perché li conosco bene». Salvo poi riconoscere che «nel calcio cambia tutto molto in fretta». E la rivincita? Quella, dicevamo, continua a non trovare spazio nei pensieri del Crus: «Questa è infatti solamente Lugano-Stella Rossa».
Stesso passo, storie diverse
E allora, giustamente, torniamo alla partita di questa sera all’AIL Arena (18.45). Che, dicevamo, è in fin dei conti la cosa che più conta. Di fronte, i bianconeri troveranno una squadra che in campionato sta seguendo un cammino pressoché identico al loro. Primo posto in solitaria, imbattibilità e sei punti di vantaggio sulle inseguitrici. Con un solo pareggio e, per il resto, soltanto vittorie. Anche piuttosto nette, come testimonia il doppio +24 alla voce differenza reti. La differenza fra le due? La ricorda Croci-Torti: «Parliamo di un club che ha alzato una Coppa dei Campioni, abituato a giocare ogni anno in Champions o Europa League». E, aggiungiamo noi, che in patria ha conquistato gli ultimi nove campionati consecutivi. Ben diverso, allora, il discorso per un Lugano che proprio nel titolo nazionale vede la grande ambizione stagionale. E per un allenatore che non manca mai di ricordare - non da ultimo alla vigilia della sfida contro il Lucerna, che aveva definito la partita più importante della settimana - quanto la priorità sia riposta nel campionato. «Sono ancora convinto di quello che ho detto. Era fondamentale portare in campionato la giusta energia e concentrazione: ci siamo riusciti. Come squadra è giusto mettersi delle priorità, ma vi assicuro che in certi match, come quello contro la Stella Rossa, non c’è nemmeno bisogno di motivare i ragazzi. In questo senso, credetemi, questa sera potrei anche tacere».
Finalmente a casa
Al netto dell’assenza dello squalificato Zanotti, dunque, è lecito aspettarsi che il Crus non faccia troppi calcoli nemmeno nelle scelte di formazione. Vuoi perché dalla partita casalinga di sabato contro il Lucerna sono già passati cinque giorni, vuoi perché l’avversario di domenica in Coppa Svizzera si chiama Pully. Ma soprattutto perché oggi è tutto diverso rispetto a quando il Lugano era costretto a emigrare in giro per la Svizzera alla ricerca di una casa. Un problema che d’ora in avanti non si porrà più, perché l’Europa, quella vera, si gioca finalmente a Lugano. A ricordarlo, ieri, è stata persino la sala stampa dell’AIL Arena, per la prima volta griffata del verde della Conference League. Stasera ce lo rammenterà la sua ormai celebre musichetta. E gli spalti dello stadio, nuovamente gremitissimi.