Il precedente: quando la Svizzera batté la Germania nazista a Parigi, nel 1938

Per ritrovare l'ultima volta in cui la Svizzera aveva superato un turno a eliminazione diretta ai Mondiali bisogna riavvolgere il nastro di 88 anni, fino a una delle pagine più cariche di significato, sportivo e politico, della storia del calcio: il 4-2 in rimonta alla Germania, al primo turno del Mondiale francese del 1938.
Un avversario nato da un'annessione
Quella non era una Germania qualsiasi. Nella primavera del 1938, con l'Anschluss, il Terzo Reich aveva annesso l'Austria. Tradotto: quella selezione inglobava alcuni giocatori del cosiddetto Wunderteam austriaco, formazione che a metà anni Trenta era considerata tra le più forti d'Europa. Formazione che, appunto, pur qualificandosi regolarmente per la Coppa del Mondo era stata, di fatto, cancellata per ragioni politiche. Una messinscena di «unità». Sulla carta un colosso; nei fatti, una squadra fratturata. Il fuoriclasse austriaco Matthias Sindelar, per dire, si rifiutò di indossare quella maglia per dissenso politico.
Il primo match e la ripetizione
Il 4 giugno, al Parco dei Principi di Parigi, andò in scena il primo confronto. La Germania passò avanti al 29' con Gauchel, ma André «Trello» Abegglen pareggiò poco prima dell'intervallo. Finì 1-1, e nemmeno i supplementari, chiusi in dieci contro dieci dopo l'espulsione dell'austriaco Pesser, sbloccarono il risultato. All'epoca non esistevano i rigori: si doveva ripetere tutto. Appuntamento al 9 giugno, stesso stadio.
La rimonta davanti a un pubblico ostile
Il replay si giocò in un clima rovente. Nella Parigi del Fronte popolare, a diciotto mesi dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, la squadra tedesco-austriaca, immortalata nel saluto nazista prima del fischio d'inizio, scese in campo davanti a un pubblico ostile che lanciava bottiglie.
Le cose, per gli elvetici, si misero subito malissimo: infortunio a Georges Aeby dopo pochi minuti (niente sostituzioni, si proseguiva in dieci) e Germania avanti 2-0, complice anche l'autorete di Ernst Lörtscher: il primo autogol ufficialmente registrato nella storia dei Mondiali. Poi la ripresa capovolse tutto: la Svizzera, in inferiorità numerica, segnò quattro reti e vinse 4-2 .
La firma di Rappan e del «verrou»
Dietro l'impresa c'era la mente di Karl Rappan, austriaco naturalizzato svizzero, l'allenatore più iconico nella storia della nazionale elvetica. Contro forzieri di talento superiore, Rappan aveva ideato il celebre verrou (il «chiavistello»), sistema difensivo con un uomo arretrato, antenato del libero e del catenaccio italiano, costruito su disciplina e gioco di squadra per sopperire ai limiti tecnici individuali degli elvetici.
La sua filosofia la sintetizzava con una formula rimasta celebre: serrare i ranghi e i gomiti. Rappan, va detto, coltivava un certo mistero attorno al suo metodo e in pubblico non lo spiegava quasi mai.
Le voci dell'epoca: dall'altra parte, la resa dei conti
Le testimonianze più eloquenti arrivano dal fronte tedesco. Il ct Sepp Herberger, futuro artefice del «Miracolo di Berna» del 1954, attribuì la sconfitta a un atteggiamento disfattista dei cinque giocatori austriaci che era stato costretto a schierare. A fotografare quel cortocircuito ci pensò un giornalista tedesco dell'epoca, con una battuta rimasta negli annali: «Tedeschi e austriaci preferiscono giocare l'uno contro l'altro, anche quando sono nella stessa squadra». Un'eliminazione bruciante: fu l'unica volta, fino al clamoroso kappaò nei gironi del 2018, in cui la Germania uscì al primo turno di un Mondiale .
Come finì l'avventura
Quel 4-2 restò il punto più alto del torneo svizzero. Ai quarti, orfana di uomini chiave come Aeby e Severino Minelli, la Svizzera si arrese all'Ungheria; al termine della gara, Rappan si dimise. Da lì in avanti, il lungo digiuno: sette eliminazioni consecutive nelle successive sfide a eliminazione diretta iridate. Fino al risveglio all'alba contro l'Algeria.
Scegli il miglior giocatore di ogni partita e vinci fantastici premi ogni giorno. Partecipa ora al gioco dei mondiali del Corriere del Ticino!
