Como me gusta la Serie A

Kean, Morata e quella volta in tribuna con Silvio

Al Bar Milton si discute ancora e sempre di mercato, in attesa della partita di Napoli e che la Champions League entri finalmente nel vivo dopo il sorteggio – L’aneddoto del Panzeta ha dell’incredibile
©Ettore Griffoni
28.08.2026 17:30

L’Antognoni di Olgiate è nero. Entra nel Bar Milton facendo volare un po’ da tutte le parti la tendina a perline dell’ingresso. «Ma chi vi credete di essere?», urla al Panzeta, sorpreso. «A che cosa ti riferisci, Antognoni? Che cosa ti abbiamo fatto?». «Non fare l’innocentino. Sai benissimo a cosa mi riferisco. Non prendermi in giro. Voi nuovi ricchi, pensate che tutto sia in vendita. E il fatto è che, in un mondo come il calcio di oggi, tutto È in vendita per davvero, anche l’attaccante titolare di una squadra come la Fiorentina, a campionato già in corso. È una vergogna. E voi siete una vergogna. Tu sei una vergogna». Al Panzeta viene anche un po’ da ridere, ma fa in modo di non darlo a vedere. Ha paura di peggiorare le cose. Prova a ragionare. «Vabbe’, ma è solo calcio, stai sereno. E poi comprereste coso, l’ex del Bologna, l’olandese. Certo, ai Mondiali avrà giocato sì e no due minuti. Non segna mai. Però è mica male, dai». Si sarebbe potuto fare meglio di così, per non peggiorare la situazione. E infatti l’Antognoni riparte. «Ecco, lo vedi? Abbiamo cent’anni di storia e persino una squadra che non ha vinto nulla si permette simili ironie». È nero, sì. «Sai che cosa ti dico?», aggiunge uscendo dalle tendine. «Che cosa?», fa il Panzeta. Seguono insulti che sfumano solo con la lontananza, alcuni secondi dopo.

Il Panzeta scoppia in una fragorosa risata. «Ma questo è matto!». La Robertina, di suo, sorride, però da dietro il bancone prova a difendere l’Antognoni. «Eddai, un po’ bisogna capirlo. Poverino. Non infierite, suvvia. Da che stagione arrivano?». Il Panzeta dà di gomito al Fusi. «E tu non dici niente? Non una parola al po-ve-ri-no?». Il Fusi si schermisce. Lui non ha mai amato le prese in giro calcistiche. «Lo sai che per me il calcio è una cosa seria. O meglio, non è roba su cui fare ironie. E poi Zirkzee è forte. E se il vero affare lo facesse la Fiorentina, a vendere Kean? Sei sicuro che faremo un gran colpo?». Il Panzeta si alza in piedi, si avvicina al bancone stesso. Ordina la terza spuma del pomeriggio – «ghiacciata, che a me piace bella fresca», aggiunge ogni singola volta – alla Robertina e poi si lancia in una disamina della figura dell’attaccante moderno, parlando di pressione e di lavoro difensivo, di strappi e di intensità. Il tutto per dimostrare, dal suo punto di vista, che Kean è meglio di Zirkzee. «Kean è meglio di Zirkzee», ribadisce infatti alla fine.

Nel frattempo, nel Bar Milton è entrato anche il Conte Giuliani. «Che cosa è successo? Sembrate agitati. E perché parlate di Kean e Zirkzee?». Il Dan, ancora armeggiando con la spina della spuma, prova a riassumere la situazione. Il Conte Giuliani ascolta serio. «Mah, alla fine io avrei tenuto Morata». Il Fusi accetta l’insulsa considerazione del Conte: «Non hai tutti i torti. Morata è stato meglio di Kean, è stato meglio di Zirkzee». Il Panzeta non crede alle sue orecchie. Torna ad alzarsi. «Mi state dicendo che avreste preferito farvi un altro anno di Morata piuttosto che comprare l’attaccante titolare della nostra nazionale?». I due teorici temporeggiano, si rendono conto di aver esagerato, forse, con il conservatorismo. E poi il Fusi aggiunge: «E comunque abbiamo Douvikas. Non è che possono giocare tutti».

Il Panzeta non si è ancora seduto, per una volta comprensibilmente. Si sta agitando per davvero. Nessun altro sta parlando. Tutti aspettano che il Panzeta formuli la sua risposta. Lui riflette, poi eccolo. «Tutti voi sapete che tipo di legame ci fosse tra me e Silvio». Boh. Ci guardiamo, noi altri al tavolino, ma non reagiamo. «Silvio chi?», pensiamo, ma non osiamo. «Successe tanti anni fa, a Milanello. Io capitavo di lì un po’ per caso. Avevo degli affari in ballo, roba da chiarire, da approfondire. Salutai l’Arrigo, poi mi venne incontro Braida. Con lui, non so dirvi perché, ma ci siamo sempre dati del lei. ‘Buongiorno Signor Braida’. ‘Oh, buongiorno, architetto’». Il Conte Giuliani non resiste. «Ma davvero sei architetto?». Nessuno ha mai capito che tipo di formazione abbia il Panzeta. Lui non risponde, guarda storto il Conte e prosegue, riprendendo dai saluti con Braida. «Guardi che il presidente la sta cercando. Ha saputo che è a Milanello e le vuole parlare».

Nel Bar Milton è calato un silenzio che viene interrotto, regolarmente, soltanto dal rumore delle perline delle tendine, che di tanto in tanto rumoreggiano a causa del movimento del ventilatore che, con la sua aria, le accarezza sinuoso. «A quel punto mi sistemo sulla tribunetta del campo d’allenamento. Il Milan, quell’estate, aveva comprato di tutto e di più. Io mi volevo godere una delle prime sgambate della stagione. Ero tra i pochi a poterlo fare. Io, Pellegatti, a volte Cesare Cadeo, Confalonieri, i dirigenti, ma nemmeno poi tutti. E lui, certo, il Silvio. Che mi vede e si siede vicino a me. Guarda il campo e mi indica Fuser e Stroppa. ‘Li vedi quei due?’, mi fa. Io: ‘Ma certo, Fuser è uno mica scemo, al Torino ha fatto bene. E Stroppa è di ritorno dal prestito. Vi saranno utili tra campionato e Coppa dei Campioni’. Lui si mette a ridere. ‘Perché ridi, Silvio?’, gli chiedo. Lui fa una di quelle sue pause da teatrante. Nel frattempo saluta Fedele. E poi fa un cenno ad Arrigo, del tipo: poi dobbiamo parlare. Si guarda ancora attorno, assaporando l’aria tipica di Milanello. Quell’aria lì c’è solo a Milanello, bisogna ammetterlo, sarete tutti d’accordo. No?». Nessuno parla, nessuno di noi è mai stato a Milanello. «Be’, poi, con quel suo sorriso sospeso, senza neppure guardare nella mia direzione, aggiunge: ‘Li ho presi per toglierli agli altri’». Silenzio. «No, ma avete capito o no? No, dico, avete capito o no, qui, qual è la lezione? Robertina, dai dammi un’altra spuma». Prende la spuma ed esce dal bar.

Rientra, un po’ a sorpresa, l’Antognoni di Olgiate. Sembra mortificato. «Scusate grulli, non ce l’avevo con voi. Nemmeno con quel bischero del Panzeta. È che non ci ho più visto. Il 4-0 dalla Roma non ci voleva. Altro che festa del centenario…». Il Panzeta che, evidentemente, una volta uscito dal bar, aveva girato sulla destra del locale ad angolo, verso il solo tavolino esterno, senza incontrare l’Antognoni che invece arrivava da sinistra, rientra a sua volta in scena. Squadra dalla testa ai piedi il toscano. E non resiste. «Oh, toh, l’Antognoni. Ma da dove sei arrivato? Non dirmi che avete comprato Morata nel frattempo, che il Fusi e quell’altro mi vanno in crisi».