Calcio

La cavalcata del Lugano non si ferma

Tra Lugano e Winterthur non c'è stata storia, ma fa discutere il mancato saluto tra Behrens e Koutsias al cambio - Croci-Torti: «A me basta che diano tutto in campo»
Il tecnico bianconero ha trovato subito la prima vittoria casalinga del 2026. © CdT/Gabriele Putzu
Maddalena Buila
25.01.2026 19:30

«Sarà importante andare in vantaggio il prima possibile», aveva detto Mattia Croci-Torti alla vigilia del primo match casalingo del 2026 contro il Winterthur. Ebbene, i suoi uomini ci hanno messo 13 minuti prima di trovare la rete dell’1-0, pennellata da Grgic su punizione. Da lì via, il Lugano non ha mai mollato le redini della partita, travolgendo gli zurighesi per 4 a 1.

«Non sono uno psicologo»

La corsa del Lugano dunque non si ferma. E adesso i bianconeri si godono pure la seconda casella della classifica. Sì, il San Gallo - con una partita in meno - ha fatto un favore a Steffen e compagni, perdendo 4-2 contro il Servette e restando alle spalle dei sottocenerini di due punti. Non male per una squadra che a inizio stagione annaspava. Oggi, invece, il Lugano è un collettivo solido e unito. Fatta eccezione per Behrens e Koutsias, ignoratisi a vicenda al momento della sostituzione nel match di ieri sera a Cornaredo. No, tra di loro il sereno non è ancora tornato. «Ci vuole tempo e pazienza. Ma anche se non diventeranno amici poco importa - il commento di Mattia Croci-Torti -. Ora, sinceramente, mi sto concentrando a fare l’allenatore, non lo psicologo. Al momento conta solo la squadra. Il mio compito è farli rendere in campo, come ha fatto Kevin stasera e contro il Lucerna. I dissidi interpersonali non si risolvono in cinque minuti. L’importante è che quando sono in campo facciano il loro lavoro. E lo stanno facendo».

Le, poche, note stonate

Sono poche le note stonate risuonate a Cornaredo. Contro gli zurighesi, fatta eccezione per un momento di lieve smarrimento bianconeo dopo l’1-3 ospite, non c’è stata partita. A preoccupare, però, è stata l’uscita di Martim Marques che, al 30’, ha lasciato il campo dolorante, indebolendo ulteriormente una retroguardia già priva di Mai e Papadopoulos.

Croci-Torti si assume ogni responsabilità: «È stata colpa mia. Dopo il match a Lucerna non stava benissimo, ed esserci allenati sui sintetici e sul ghiaccio di Cadro non l’ha aiutato. Non avrei dovuto rischiarlo. Aveva una contrattura, ma l’ho fatto giocare lo stesso e mi assumo le responsabilità. Una volta un grande preparatore atletico mi disse che, se vuoi vincere le partite, devi assumerti dei rischi. E così ho fatto. Martim avrebbe dovuto riposare e recuperare. L’ho rischiato perché scendevamo in campo con un giocatore gettato nella mischia dopo appena cinque allenamenti (Delcroix, ndr). Era una partita troppo importante. Volevo vincerla».

È stato Alioski a prendere il posto del terzino sinistro. La prestazione del numero 7, tuttavia, è stata deludente. «È entrato a freddo - analizza il tecnico momò -. Sicuramente abbiamo bisogno di maggiore intensità da parte sua. Ci lavoreremo. Sono convinto che, grazie alla sua esperienza e al suo carattere, potrà offrire prove migliori. Non va però dimenticato l’infortunio che ha subìto, ecco perché gli manca ancora qualcosa a livello di ritmo. Ma lui sa bene cosa deve fare».

Qualità tra i pali

Chi si è messo in buona luce, invece, è Amir Saipi. In prospettiva, Croci-Torti avrà un bel rompicapo da risolvere sulla scelta del portiere titolare. Nell’unico momento in cui i bianconeri si sono ritrovati un po’ schiacciati, il 25.enne ha gestito la situazione con grande sicurezza. «Non ho mai messo in discussione Saipi in tutti questi anni», puntualizza il Crus. «Quando disputa buone partite sono contento, ma sono anche felicissimo di avere von Ballmoos. Poter contare su due giocatori in questo ruolo che alzano di continuo l’intensità in allenamento è qualcosa che negli ultimi anni ci è mancato. Von Ballmoos è molto vicino alla condizione ottimale, poi starà a me scegliere chi sarà più pronto. Preferisco però trovarmi in difficoltà perché ho troppa qualità in porta, piuttosto che non sapere a che santo votarmi se Saipi non c’è, come accaduto negli anni scorsi».

Sì, da una squadra in affanno, i bianconeri sono diventati un collettivo con una panchina di tutto rispetto. E la corsa continua.

«Voglio complicare la vita al mister»

Tra i protagonisti della sfida contro gli zurighesi, lo si è detto, si è inserito pure Amir Saipi. Il 25.enne, a onor del vero, è stato chiamato in causa per un solo intervento veramente decisivo, rispondendo con una grande parata. A questa, si aggiunge un comportamento sicuro e autorevole. Solido con le mani e lucido pure con i piedi, l’estremo difensore bianconero ha dimostrato di voler lottare per un posto da titolare tra i pali. «È così - afferma Amir -. Già in occasione della prima partita dopo l’infortunio occorso a van Ballmoos, avevo detto che avrei difeso il mio posto in porta. Voglio dimostrare al mister che ci sono anch’io e rendergli la vita difficile (sorride, ndr). Alla fine, a ogni modo, la decisione spetterà all’allenatore. Al di là di tutto sono comunque molto contento del rapporto che si è creato tra me e David, che è stato per me un’ottima guida ed è di grande aiuto. Ma in realtà, tutta la squadra è unita. Lo si percepisce dal clima che si respira in spogliatoio. Ridiamo tanto e ci divertiamo. Credo che in questo senso ci abbia fatto molto bene il ritiro a Benidorm, dove abbiamo lavorato davvero bene e intensamente. Siamo un bel gruppo. Se non lo fossimo non segneremmo nove gol in due partite». Il ragionamento, in effetti, non fa una piega.

In questo articolo: