Calcio

La lettera a Ricardo Rodriguez: «Ricordo quando ti portarono all'Ospedale in elicottero dal Ticino»

Il laterale della Svizzera ha ricevuto una missiva speciale dai suoi fratelli prima del Mondiale: «Siamo fieri di te e di tutto quello che hai ottenuto»
© FIFA
Red.Online
08.06.2026 09:15

La Coppa del Mondo 2026 prenderà il via l'11 giugno, giovedì ma il cammino di ogni giocatore verso questo momento è cominciato molto prima del fischio d'inizio. Un cammino, scrive la FIFA, plasmato dalle persone che sono state accanto a ciascun calciatore lungo la strada. Alla vigilia delle partite d'esordio, i giocatori hanno ricevuto messaggi di sostegno da familiari, amici, ex allenatori e da chi ha avuto un ruolo decisivo nel loro percorso verso il palcoscenico mondiale: un modo per celebrare i loro traguardi e augurare loro buona fortuna mentre si preparano a rappresentare i propri Paesi.

La seconda puntata di Letters That Unite ha per protagonista il difensore svizzero Ricardo Rodriguez, il quale ha letto una toccante lettera scritta dai suoi fratelli. Un testo in cui Francisco e Roberto hanno ripercorso lo spirito combattivo di «Rici» fin dall'infanzia, le difficoltà che ha saputo superare e l'orgoglio nel vedere quanto lontano lo abbia portato il suo cammino.

La lettera letta da Ricardo Rodriguez

Fratello,
Da dove cominciare? Dal periodo difficile subito dopo la tua nascita, o dalla tua adolescenza, quando non sei mai stato uno facile da incasellare? Da quando sei diventato professionista, o dal tuo passaggio al grande Milan? Dal momento in cui abbiamo perso la mamma, o dal tuo straordinario cammino in Champions League con il Wolfsburg?
I momenti che potremmo raccontare, dal nostro punto di vista, sono infiniti. Ma più di tutto vogliamo dirti una cosa: quanto ci rendi orgogliosi. Le parole non bastano davvero a esprimerlo, ma ci proviamo lo stesso.
Sei nato come un piccolo combattente e hai dovuto fare i conti con la morte fin da subito. Io, Cico, ancora non c'ero, ma so più o meno com'è andata. La forza di volontà che hai mostrato già da neonato, molti non la raggiungono in tutta una vita. Sei sopravvissuto, e per questo ti sarò grato per sempre. Crescere con due fratelli maggiori è bello, certo, ma a volte anche faticoso.
Hai trovato presto la tua strada nel calcio, e si è capito subito: un terzino sinistro come te, a Schwamendingen, non lo vedremo mai più. Poi sono arrivati il titolo mondiale Under 17 con la Nazionale, l'esordio da professionista allo Zurigo, le prime partite in Europa e infine il salto all'estero, a Wolfsburg, la stessa strada che qualche anno dopo avrei percorso anch'io.
La tua qualità, fratello, è unica. La tua calma, la tua intelligenza, il tuo istinto in campo, in tutti questi anni, sono semplicemente di livello mondiale.
Il colpo più duro, per tutti noi, è stata la perdita della mamma. Sono grato di averti avuto accanto, a Wolfsburg, in quel periodo. Tu e Robi siete sempre stati i miei punti di riferimento, e proprio in quel momento, ancora una volta, sei stato tu a farci da guida. Mi hai dato la forza. Mi hai insegnato che la vita, qualunque cosa accada, può e deve andare avanti. Non a parole, ma con i fatti.
Lo sai, fratello: io, Robi, non sono uomo di tante parole. Ma è importante per me che tu sappia quanto sono orgoglioso di te. Da fratello maggiore ti proteggerò sempre, è il mio compito. Ci sarò sempre, e farò in modo che tu abbia il meglio dalla vita. Sei il mio fratellino, e lo resterai per sempre. Il nostro legame è così forte perché ho vissuto in prima persona la tua sofferenza da bambino. Credimi, ha segnato profondamente anche me.
Quando sei diventato campione del mondo Under 17, ti ho chiesto cosa si provasse a giocare una finale mondiale davanti a 70.000 persone. Mi hai risposto: «Fratello, era come giocare in cortile durante la ricreazione». In quel momento ho capito che potevi reggere ovunque e diventare un grande.
E mi torna in mente l'Ospedale pediatrico di Zurigo, quando, a quasi quattordici anni, ti hanno portato in elicottero dal Ticino. Avevo una paura enorme di perderti. Hai superato un'operazione di sette ore e, al risveglio, già sorridevi. Tipico tuo.
Voglio dirti grazie, per la persona che sei e che sei diventato. So che con me non è sempre facile, ma noi due sappiamo bene cosa siamo l'uno per l'altro.
Se oggi guardiamo indietro a tutto quello che hai raggiunto e superato, possiamo dire solo una cosa: sei incredibilmente forte. Non ci riescono in molti. E siamo certi che la mamma sia orgogliosissima di te, e che ti guardi sempre da lassù.
Milan, Torino e ora Betis Siviglia: tappe che in molti si limitano a sognare, e tu le vivi con una naturalezza disarmante, come se fossi ancora a giocare in cortile. E non solo nel club, ma anche in Nazionale dimostri sempre il tuo valore. L'ottavo grande torneo, il quarto Mondiale: pensaci un attimo.
Lo sai quanto siamo felici e orgogliosi di vederti giocare contro i migliori del mondo? È quasi impossibile spiegarlo. A volte ci vengono le lacrime, di puro orgoglio.
Per questo Mondiale, da famiglia, ti auguriamo solo il meglio. Grazie per farci vivere tornei come questi in un modo così speciale, attraverso di te. Grazie per esserci sempre. E grazie per essere nostro fratello.
Ti vogliamo bene con tutto il cuore.

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