FC Lugano

La reazione bianconera e l'importanza del numero 9

Gli ingressi di Behrens e Cimignani hanno permesso alla squadra di Croci-Torti di ribaltare il Grasshopper - Alla squadra serve un'alternativa al centravanti tedesco - L'allenatore: «Pur attraversando un momento di difficoltà, non ci siamo mai disuniti»
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03.08.2026 08:13

È un Lugano a forza quattro. Quattro, come le reti rifilate al Grasshopper nel secondo tempo. Quattro, come le vittorie in altrettante partite - tra campionato e Conference - da inizio stagione. E pensare che dopo i primi 45 minuti l’impressione era che il Lugano giunto al Letzigrund fosse troppo brutto per essere vero. Certo, qualche giustificazione in fondo poteva anche esserci: siamo ancora al calcio di agosto e i bianconeri arrivavano dalle fatiche europee. Il caldo torrido abbattutosi su Zurigo, poi, non poteva che complicare ulteriormente la situazione su un campo dove i ticinesi hanno faticato oltremodo negli ultimi anni. Eppure queste attenuanti non convincevano più di tanto. Lo sapeva bene, immaginiamo, lo stesso Mattia Croci-Torti, apparso nella prima frazione in più di una circostanza parecchio contrariato dalla prestazione dei suoi, al punto da mandare a scaldare già alla mezz’ora di gioco, nell’ordine, Kevin Behrens ed Elias Pihlstrom. «Al rientro negli spogliatoi non ero spaventato, semplicemente perché sapevo benissimo che peggio di così non avremmo potuto fare - ha detto ironicamente il Crus a fine incontro - Non mi aspettavo, tuttavia, quella mancanza di qualità che ho visto negli ultimi trenta metri durante il primo tempo e che non si dovrà più vedere».

Il tridente leggero non paga

Il Lugano, infatti, non ha costruito quasi nulla. La prima occasione è arrivata al 40’ con un colpo di testa di Zanotti respinto da Hammel, con le Cavallette già sull’1-0 e vicine al raddoppio. Non ha pagato la scelta di affidarsi al tridente leggero testato contro il Vaduz, stavolta con Moncada (alla prima da titolare) accanto a Dos Santos e Steffen. L’attacco è rimasto sterile, complici le imprecisioni di Alioski e il fiato corto del duo Bislimi-Grgic. La scossa è arrivata nella pausa: capitan Steffen e un Bichsel in difficoltà (con colpe sulla rete subita) lasciati negli spogliatoi, con Behrens e Cimignani gettati nella mischia per invertire l’inerzia.

L'impatto del centravanti

Cosa puntualmente successa. E se gli effetti dell’ingresso del francese sono certificati dalla doppietta e da una corsia destra resa più pericolosa, l’impatto del centravanti tedesco è meno appariscente ma altrettanto vitale. Con lui in campo a giovarne è tutta la squadra. «È una cosa che so molto bene – ha sottolineato Croci-Torti – ma d’altronde se mi chiedete di essere competitivo su tutti i fronti, Behrens devo gestirlo». Urge allora l’arrivo di quel numero 9 che possa dare fiato al gigante tedesco, figura che con la partenza di Koutsias è venuta a mancare nella rosa bianconera, e che come si è intuito - nonostante il poderoso stacco di testa da centravanti vero valso il momentaneo 1-1 – Moncada non può ricoprire. «Attaccare la profondità da numero 9 è un conto, farlo da numero 10 o da esterno è completamente diverso, e lui attualmente si esprime molto meglio in quest’ultima veste - ha spiegato il Crus - Le potenzialità che ha fatto intravedere in occasione del primo gol, sono esattamente ciò di cui i tifosi del Lugano potranno godere nei prossimi mesi».

Segnali forti

Insomma, alcuni tasselli - e non è una novità - ancora mancano. E non è il filotto centrato dai bianconeri a nasconderlo. È certo, però, che il bottino pieno permette perlomeno al ds Pelzer di lavorare sul mercato con un po’ più di serenità. «Quest’anno volevamo lanciare un segnale forte fin da subito, spazzando via le critiche legate al brutto avvio della passata stagione - ha chiosato Croci-Torti - Abbiamo fatto capire chiaramente che abbiamo una gran voglia di restare ai vertici, mostrando una concentrazione altissima fino all’ultimo secondo. Anche stavolta, pur attraversando un momento di difficoltà, la squadra non si è mai disunita. Restiamo sempre sul pezzo, e questo atteggiamento mi riempie di orgoglio».