La storia si assapora senza distrazioni, a Thun riparte la rincorsa al titolo

Il Lugano ha lasciato Madrid poco dopo la mezzanotte. E in pochi, immaginiamo, sono riusciti ad addomesticare adrenalina ed emozioni, abbandonandosi alle braccia di Morfeo. Poco male. Sognare a occhi aperti, al momento, è la cifra dei bianconeri, straordinari anche contro il Getafe. La Conference League 2026-27 ha regalato al club un altro capitolo storico. E ai seicento tifosi giunti in Spagna dal Ticino una serata e una notte indimenticabili. La fiesta, e lo abbiamo letto su tanti volti stravolti, ascoltando resoconti euforici, ma quasi afoni, è stata riservata a loro, splendidi compagni di un viaggio che è già memorabile. Mattia Croci-Torti e i suoi eroi, invece, hanno osservato il proprio orgoglio riflesso nei finestrini di un aeroplano insensibile alla gloria e finalizzato al miglior recupero possibile. E quindi via, con un ultimo sguardo rivolto verso il basso, magari sorvolando l’Estadio Coliseum e il Cerro de los Ángeles, la celebre collina di Getafe ritenuta il centro geografico della penisola iberica. Il cuore della stagione del Lugano, invece, rimane il campionato, e imminente è l’impegno in programma alla Stockhorn Arena di Thun.
Sofferenza ma anche benzina
Tradotto: ai ticinesi non è concessa alcuna forma di rilassamento. «Ma vittorie come quella ottenuta al cospetto del Getafe sono benzina» tiene a sottolineare Uran Bislimi, instancabile trascinatore bianconero. «Sì, è stata un’altra serata bellissima da vivere, così come speciale è stato misurare l’enorme affetto dei nostri tifosi presenti in Spagna. Noi non smettiamo di cavalcare l’ambizione, in Super League, come in Europa. Loro, osservando una squadra che non smette di crescere, ci mettono un entusiasmo incredibile».
Mattia Zanotti parla di un momento «magico». «Dalla panchina dell’Inter ho vissuto tante partite importanti. Ora sono felice di poterle assaporare da protagonista. A maggior ragione dopo aver dovuto digerire la squalifica contro la Stella Rossa, limitandomi a gioire da bordo campo». Il generoso difensore italiano elogia l’allenatore e «un gruppo incredibile. Perché ci vuole coraggio a giocare partite così, con almeno un’ora di pura qualità e grande mentalità».
Il Lugano, dicevamo, non può tuttavia permettersi di togliere il piede dall’acceleratore. «Spetta al sottoscritto mantenere alta tensione e attenzione in vista del match di Thun» indica in merito Croci-Torti. Ma nel quadro di una stagione sin qui perfetta, la costellazione rimane favorevole, tenuto conto che pure i bernesi sono reduci dalle fatiche europee, per altro insufficienti per resistere all’Hajduk Spalato tra le mura amiche. «A fronte degli ultimi 30 minuti di sofferenza totale, anche i miei giocatori saranno devastati» prosegue l’allenatore bianconero, alludendo alle condizioni diametralmente opposte che – lungo un autunno orfano di match internazionali – favoriranno «il sempre fresco» Young Boys. «Di qui l’importanza di rimanere focalizzati e con i piedi per terra, non solo oggi, ma fino a maggio, valutando di volta in volta le migliori scelte a seconda della competizione da disputare».
Segunda Division, davvero?
E a proposito di Super League. «E allora sorry, scusa, lo siento» sono parole e musica che il Crus farebbe bene a dedicare a José Bordalás, replicando con il consueto fischiettío e un sorriso sornione alle dichiarazioni infelici del collega. «Il Lugano, con tutto il rispetto, è una squadra da Segunda Division spagnola. E ci ha fatto cinque gol». Ecco, appunto. Invece che sminuire l’avversario, che per un’ora, giovedì sera, ha incantato gli spettatori del Colosseo, l’allenatore del Getafe avrebbe fatto bene a riconoscerne i meriti, procedendo al contempo a un doveroso mea culpa per aver affrontato il secondo turno della League Phase di Conference League con eccessiva leggerezza. E un pizzico d’arroganza. Della serie: anche senza la formazione tipo, perché non dovremmo venire a capo di una buona compagine del massimo campionato svizzero.
È andata male. Malissimo. E così, al guru Bordalás non è rimasto che sparare contro tutto e tutti nel post-partita. «Mi sento ingannato, le promesse che mi erano state fatte in estate non sono state mantenute» l’attacco riservato alla dirigenza dopo la manita subita davanti a un pubblico a tratti indignato. «Non siamo pronti a sostenere tre competizioni, perciò mi toccherà forzare l’impiego di calciatori infortunati». D’accordo. In campo, e insistiamo con l’evidenziatore, a fare la differenza sono però state idee, atteggiamento e massima attenzione prestata ai dettagli. Lo staff tecnico di Croci-Torti ha studiato. Tanto. Bordalás e i suoi assistenti no. «Più docili di uno svizzero» ha titolato il noto quotidiano sportivo AS dopo il 5-2 subito dagli Azulones. «E allora sorry, scusa, lo siento». Parole diverse ma un messaggio univoco per due allenatori spagnoli un po’ presuntuosetti: Albert Riera e, appunto, la guida suprema del Getafe messa all’angolo in casa propria e, infine, vittima scomposta di una furia cieca.
