La storia si scrive dal dischetto: grande Svizzera, sei ai quarti!

Un abbraccio collettivo e commovente. Come la prestazione che permette alla Svizzera di riscrivere la storia. È tutto vero: siamo ai quarti di finale di un Mondiale. Che partita. Che emozioni. Quanta paura. Alla fine, però, la rognosa Colombia deve cedere ai rigori. Già, proprio la crudele appendice che aveva fatto piangere i rossocrociati a Euro 2024. Ed è incredibile, perché Akanji sbaglia di nuovo, disperandosi. E però falliscono pure Sanchez ed Hernandez. Non c’è Manzambi, a cui sembrava aggrapparsi l’intera Nazione. Stringe invece i denti Vargas, mantenendo vivo il sogno. E che sogno! A Kansas City, nella notte di domenica, ci attende l’Argentina di Lionel Messi. C’è un conto in sospeso. C’è un altro capitolo indimenticabile da provare a scrivere.
Intensità e attenzione estreme
Al BC Place di Vancouver è immediatamente una battaglia a livello di nervi e atletismo. Intensità altissima, continue rotazioni attorno alla tre-quarti e un’attenzione maniacale all’avversario diretto. La Colombia con più coraggio. La Svizzera con testa e solidarietà. Il tiro a giro di Puerta, al 21’, è il primo grande brivido: bravo Kobel. L’hydration break è più ossigeno per noi. E attorno alla mezz’ora, non a caso, sono Rieder e Ndoye a impegnare seriamente il portiere dei Cafeteros. Xhaka, però, non sembra in partita. Smarrisce il controllo in un paio di frangenti delicati. Di fianco e davanti al capitano rossocrociato, invece, corrono e tamponano come matti Freuler e Jashari. Si va alla pausa col fiatone. Su entrambi i fronti.
Cambi obbligati (e disperati)
Con Sow al posto di Jashari, sfiancato dalla fatica, è una Svizzera che abbraccia la ripresa con buone intenzione. Proprio il nuovo entrato, da buona posizione e però in controtempo, spara a lato al 47’. Con il trascorrere dei minuti, ad ogni modo, la brillantezza si fa desiderare da un lato come dell’altro. Xhaka perde un altro pallone sanguinoso e, per fortuna, Suarez tira una ciabattata. A venti dalla fine dei regolamentari, Rodriguez non ce la fa più. E, così, si rivede Muehim, antieroe all’esordio contro il Qatar.
La tensione cresce con il diminuire del tempo a disposizione per spaccare la sfida. Yakin le prova tutte: dentro Widmer e Itten, fuori Zakaria ed Embolo, che guarda la panchina poco convinto. Accade la stessa cosa al 90’, quando il ct si priva di Ndoye, il migliore in campo dopo la pausa, sentendo che è arrivato il momento giusto per l’acciaccato Vargas. Il destino del nostro Mondiale, in ogni caso, passa dall’inferno dell’extra-time.
Ancora gli undici metri
La regia del BC Place, con scarsa sensibilità, accende soprattutto il pubblico colombiano, sparando Shakira e Danza kuduro negli altoparlanti a ridosso della ripresa del gioco.
Si riparte con un fallo ingenuo di Widmer al limite e un contatto da paura tra Muheim e Campaz. Non è rigore. Ma la Svizzera - svuotata di energie e di primattori - è in trincea. Lucumì svetta su tutti su calcio d’angolo: ci salva la traversa. Poi, non si sa bene come, Kobel disinnesca un proiettile di Campaz dai 30 metri. Yakin getta nella mischia pure Amdouni, l’ultima mossa possibile. Ed è proprio Zeki a far sobbalzare tutti, con una chance viziata però da un fuorigioco. Si cambia campo. Rimangono le farfalle allo stomaco. Xhaka sbaglia la mira dal limite, poi rischia di combinare ancora la frittata. Campaz ci grazia. Non c’è più tempo. Gloria e oblìo, una volta di più, si decidono dagli undici metri. E, questa volta, sono lacrime di gioia.
Scegli il miglior giocatore di ogni partita e vinci fantastici premi ogni giorno. Partecipa ora al gioco dei mondiali del Corriere del Ticino!
