La tripletta, le lacrime, la confessione: la serata epica di Messi ai Mondiali

«Onore al migliore». Davide Morandi, assistente di Vladimir Petkovic sulla panchina dell'Algeria, ha affidato a Instagram le sue emozioni. Una storia, una foto della Pulce in estasi, un commento. Laconico ancorché preciso. E, soprattutto, sentito. La nazionale africana nulla ha potuto di fronte all'immensità di Leo Messi. A 38 anni, la stella dell'Argentina ha firmato una tripletta: il «dieci» ha colpito ai minuti 17, 60 e 76. Eguagliando il record di miglior marcatore nella storia dei Mondiali del tedesco Miroslav Klose (16 reti).
Lo stadio di Kansas City, riferiscono le cronache, era una bolgia. Logico. Normale, anche. Questa città, è vero, ha conosciuto talenti di primissimo piano come Charlie Parker e Count Basie – parliamo di jazz – ma anche icone come Patrick Mahomes, stella dei Chiefs e simbolo del football americano. Mai, però, aveva assistito a uno spettacolo simile. Uno spettacolo al contempo divino e umano, a immagine del capitano dell'Albiceleste che è sembrato crollare, a un certo punto della partita, versando pure qualche lacrima. Parliamo degli istanti successivi all'uno a zero.
Messi, come scrive il Clarin, ha rotto un lungo, lunghissimo silenzio. Non aveva ancora parlato e, soprattutto, ha lasciato a Nicolas Otamendi l'onore e l'onere di affrontare i giornalisti alla vigilia dell'esordio ai Mondiali. Martedì sera, dopo aver steso l'Algeria, ha parlato. Una, principalmente, la domanda: a che cosa erano dovute quelle (quasi) lacrime? «In realtà – ha detto il diretto interessato – è una questione che non ha nulla a che vedere con lo sport». Tono serio, parole soppesate, Messi ha pure ammesso di aver trascorso «alcuni giorni difficili, complicati». E ancora: «Sono grato alla delegazione e a tutti i miei compagni, perché mi sono sempre stati vicini, augurandomi di trovare la forza per stare bene».
Un momento delicato, quindi, a conferma che anche gli dei, di tanto in tanto, devono fare i conti con i problemi di tutti noi. Ci sta, ci può stare, all'alba dei 39 e al di là dei riflettori. «Quello che sto vivendo ora è un regalo in più» ha aggiunto la Pulce. «Ho realizzato tutti i miei sogni, e anche di più, sia a livello individuale sia di gruppo. Oggi mi sto godendo questo momento meraviglioso, più di quanto avrei mai potuto sognare da bambino». Infine, un'ammissione: «Sto guardando la serie su Rafa Nadal e mi riconosco nel suo modo di essere: siamo entrambi molto competitivi».
