L'abbraccio infinito a Ruben Vargas

Svizzera-Colombia, indimenticabile ottavo di finale ai Mondiali 2026, ha sfiorato le tre ore di durata. Dalla tensione enorme al fischio d’inizio all’apoteosi per l’ultimo rigore trasformato da Ruben Vargas, sinonimo di storia. Ebbene, oggi a Brissago l’esterno della Nazionale avrebbe potuto firmare autografi e scattare fotografie per un lasso di tempo altrettanto esteso. Per la visita del giocatore nel Comune in cui, in parte, affondano le origini della madre Fabienne Della Giacoma, è accorsa una folla inaspettata. Oltre duemila persone, rispetto al migliaio prospettato. Adulti e soprattutto tanti, tantissimi bambini, con gli occhi carichi di emozione e meraviglia per l’idolo rossocrociato.
Un serpentone interminabile
Dopo essere stato omaggiato dalla sindaca Veronica Marcacci Rossi, Vargas ha abbracciato la popolazione brissaghese e anche numerosi turisti attirati dalla presenza della stella elvetica. Carte personalizzate, magliette, cappellini, bandiere, album Panini, gadget di ogni tipo: Ruben ha sfornato autografi per novanta minuti più recupero. «Avrà il polso slogato, per fortuna è bravo con i piedi» il commento di uno dei tanti curiosi. E quando, per motivi organizzativi, il protagonista dell’evento ha alzato bandiera bianca, il serpentone di fan in fila per concedersi un ricordo prezioso era ancora lunghissimo. Diversi, inevitabilmente, i volti amareggiati. Ripetiamo, cose mai viste nel piccolo borgo in riva al Lago Maggiore, preso letteralmente d’assalto. Cose che solo una Coppa del Mondo travolgente, come quella vissuta dagli uomini di Murat Yakin in Nordamerica, è in grado di generare.
E a proposito dello splendido percorso degli elvetici. A fronte di quanto capitato a Lautaro Martinez, eroe in semifinale e però sacrificato con la Spagna, abbiamo chiesto al giustiziere della Colombia se - osservando la finalissima - non si fosse immedesimato nell’argentino. Entrambi, per certi versi, traditi dal cartellino rosso inflitto a un compagno di squadra. «Onestamente fatico a rivedermi in Lautaro. Il calcio è fatto così, a volte prende una direzione indesiderata. Certo, è probabile che, se non fossimo rimasti in dieci, sarebbe andata diversamente. Sì, forse sarei entrato prima in campo, ma col senno di poi non si può mai sapere. La delusione per l’eliminazione ai quarti, ovviamente, è stata immensa. Guardandoci indietro oggi, tuttavia, possiamo essere molto orgogliosi del traguardo raggiunto».
«Cari bambini, credeteci»
L’affetto e il calore percepito a Brissago lo testimoniano. Eccome. «Ritornare dove ho trascorso tante estati e buona parte della mia infanzia insieme alla mia famiglia, inseguendo un pallone al campetto della scuola o al lido, e vedere così tante persone venute a sostenermi, è speciale. Anche perché è trascorso tanto tempo dal mio ultimo soggiorno qui». Allora, era il piccolo Ruben a sognare di vestire la maglia della Nazionale. Oggi, invece, i ragazzi ambiscono a diventare come Vargas. «E a loro dico che possono farcela: non importa da dove provengono, se da Brissago o da un altro paesino. Questa è la cosa bella: un’opportunità è data a tutti. L’importante è non smettere di divertirsi, credere in se stessi e non arrendersi». A pochi passi dall’ala del Siviglia, orgogliosa e discreta, c’è mamma Fabienne. È lei il punto di congiunzione tra i Vargas e i Della Giacoma. Tra la celebrità e Brissago, anche. «Ed è importante mantenere saldo questo legame e non smarrire i tanti ricordi belli che serbo nel cuore e riconduco a questo luogo» sottolinea Ruben. «Le radici in un territorio fanno parte dei patrimoni di una famiglia. E famiglia significa stare insieme».
Le relazioni indissolubili, già. A non lasciare mai solo Ruben Vargas è il fratello minore Manuel. La sua fotocopia, di tre anni più giovane. Essere il «fratello di...», tuttavia, non dev’essere sempre semplice. «Ma siamo uniti più che mai» evidenzia il calciatore rossocrociato, 28 anni il prossimo 5 agosto. «Se i ruoli fossero invertiti, oltretutto, accadrebbe esattamente lo stesso: io lo sosterrei e sarei felicissimo dei suoi successi. Ora siamo grandi, possiamo supportarci a vicenda ed è questo il bello. Lui può vivere tutto insieme a me, come nelle scorse settimane al Mondiale: è sempre presente, a ogni partita, e pure a Siviglia siamo inseparabili».
La rete agli azzurri
All’orizzonte, mentre Vargas dispensa sorrisi e firme, si stagliano il Gambarogno - che condivide le origini dei Della Giacoma - e l’Italia. Ma Ruben è cosciente che, sotto sotto, per i brissaghesi, la sua rete più significativa non è quella siglata dal dischetto contro la Colombia ma l’incredibile 2-0 inflitto agli azzurri, negli ottavi di finale di Euro 2024? «Sì, la gente di Brissago non smette di ricordarmi, con particolare felicità, il gol firmato a Berlino. Parliamo dei due momenti più forti e importanti della mia carriera. E poterli festeggiare finalmente insieme mi riempie di gioia».



