L'era di Jurendic inizia con tante domande a cui rispondere

Una nuova direzione intrapresa, tante domande a cui trovare una risposta e una struttura ancora da organizzare in via definitiva. Ma con le idee chiare sui passi avanti necessari. È questo quanto è emerso dalla presentazione di Marinko Jurendic, nuovo Chief Sports Officer dell’ASF. Una carica creata da zero, che avrà la responsabilità dell’intero settore sportivo, dal calcio di base allo sviluppo, passando per il settore femminile e, ovviamente, le Nazionali. La sua istituzione, spiegata dal presidente Peter Knäbel, si deve alla necessità di avere «un’unica figura di riferimento per le decisioni in ambito sportivo» e una migliore sinergia fra i vari dipartimenti federali. «Attualmente ci sono due direzioni che fanno capo al segretario generale e una al presidente che devono essere riorganizzate» ha spiegato Knäbel, «il compito che accompagnerà l’inizio del mandato del CSO riguarderà proprio la definizione del nuovo assetto sportivo». L’obiettivo è dare forma a un settore «dinamico, innovativo ed efficiente», in grado di attuare la strategia già definita dall’ASF in vista del prossimo quadriennio.
Ascoltare prima di cambiare
Il 48.enne reduce da tre anni in Germania come dirigente dell’Augsburg, ha chiarito di non voler partire immediatamente dalla definizione del nuovo organigramma. «Nelle ultime due settimane la priorità è stata cercare di capire dove si trova il calcio svizzero oggi». Ovvero, ha precisato, conoscere meglio come funziona lo sviluppo dei talenti, le sinergie tra i diversi settori e soprattutto il rapporto con i club. Da questa analisi nascerà la nuova struttura. La scadenza in questo senso è fissata per la fine dell’anno:entro quella data l’ASF definirà con esattezza tutte le responsabilità. Su questa linea si inserisce anche il futuro del ruolo di Pierluigi Tami. Jurendic ha precisato che la sua nomina non rappresenta una successione diretta al direttore delle Nazionali, e che non è ancora certo se, nel nuovo assetto, esisterà una figura equivalente. Nell’immediato prevarrà la continuità, con il ticinese che ha pure dato disponibilità a posticipare il suo addio di qualche mese e rimanere al suo posto fino alla conclusione di questa edizione della Nations League. «Per me era prioritario mantenere il più possibile intatto ciò che ci ha portato al successo» ha spiegato Jurendic. «Ne ho parlato con Pier, che ringrazio per la sua disponibilità a proseguire e a trasmettere ancora per un po’ la sua esperienza. Io, personalmente sarò a stretto contatto con la squadra per farmi un quadro preciso della situazione». Successivamente si deciderà se mantenere la figura e nel caso chi sarà la persona più adatta a ricoprirla.
I quesiti sui giovani
Una volta definito l’assetto, Jurendic dovrà tradurre le proprie idee sul piano sportivo. L’esperienza in Germania gli ha permesso di osservare il calcio svizzero da una prospettiva diversa, facendo sorgere diverse domande a cui sarà chiamato a dare risposta. «La Svizzera ha giovani talenti e, fondamentalmente, forma bene», ha premesso. Eppure, quasi tutti i giocatori della Nazionale hanno completato la propria crescita all’estero, mentre i giovani svizzeri arrivano al professionismo mediamente con un anno di ritardo. «È davvero inevitabile che i giovani trovino sempre meno spazio nei nostri club? Perché arrivano più tardi in Super League o in Challenge League?», si chiede Jurendic. Da qui la convinzione ad «avere molta più fiducia nei nostri giovani». Al tempo stesso, bisogna interrogarsi sulla qualità della formazione. «Dobbiamo chiederci se questi giovani sono abbastanza bravi e, se non lo sono, cosa fare per migliorarli». Lo stesso vale per i risultati delle selezioni giovanili: «Perché l’U19 non si qualifica per una fase finale? Possiamo ripetere con l’U17 il successo del Mondiale 2009 o raggiungere una semifinale con l’U21 come nel 2011?». Per il nuovo CSO, sviluppo e risultati devono procedere di pari passo, coltivando «l’ambizione di centrare ogni tanto un exploit, magari anche un titolo». Tra gli obiettivi, infine, c’è quello di rendere i giovani talenti competitivi ad alti livelli già in patria, riducendo così la necessità di partire molto presto all’estero. Ovvero ritardare il momento in cui l’ASF perde inevitabilmente parte della sua influenza sul loro percorso.
I casi Boteli e Romano
Una situazione, quest’ultima, che potrebbe alimentare le difficoltà nella sempre spinosa gestione dei giocatori con doppia cittadinanza. Un tema sempre caldo in seno alla federazione, proprio in questi giorni confrontata con i casi riguardanti Winsley Boteli e Alessandro Romano. I due sono stati avvicinati in queste ore rispettivamente dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Italia. «Alessandro è ormai da quattro anni e mezzo fuori dalla Svizzera e questo comporta una sfida. Comunque li abbiamo entrambi sotto osservazione». Il nuovo CSO si è detto fiducioso sul lavoro svolto dall’ASF in questo senso. «Dobbiamo fare i nostri compiti, mostrare delle prospettive e trasmettere la nostra convinzione. La decisione finale, però, spetta al giocatore». Ad ogni modo, secondo quanto riportato dal Blick i due verranno inseriti nella lista dei convocati per gli incontri di Nations League di fine mese.
Per evitare di ritrovarsi a intervenire quando ormai è tardi, il rapporto con i tanti giocatori che si trovano in questa situazione va allora costruito in anticipo: «Il lavoro con le famiglie deve iniziare al più tardi quando i ragazzi vengono selezionati per l’U15, perché dopo subentrano dinamiche diverse, tra influenze internazionali e cambi di procuratori. La fiducia non si costruisce al momento dell’offerta di un’altra federazione: dobbiamo far sentire costantemente ai ragazzi che il Paese in cui sono cresciuti rappresenta una solida base». Tutto ciò, però, senza cedere a convocazioni affrettate pur di vincolare un talento alla maglia rossocrociata, «chiunque, infatti, deve meritarsi la chiamata». Riguardo all'ipotesi di affidare il monitoraggio di queste situazioni a uno scout specifico, Jurendic ha concluso spiegando che l’attività è in parte già svolta: «Sarà la nuova organizzazione a stabilire se in futuro servirà una figura dedicata».