L’eredità di Euro2025 mostra i suoi frutti

Ma quindi che eredità ha lasciato l’Europeo femminile ospitato dalla Svizzera? A un anno e poco più dalla sua conclusione, cerchiamo di capire che cosa è cambiato nel mondo del pallone delle donne alle nostre latitudini. Partiamo dal principio per cui il movimento elvetico era in piena crescita, come in gran parte del resto del globo, quando la rassegna continentale ha fatto tappa su suolo rossocrociato. I dati raccolti dall’iniziativa «Here to stay», creata appositamente per non lasciare che l’onda di Euro2025 si infrangesse senza lasciare tracce, dimostrano però che la manifestazione ha effettivamente funto da potente acceleratore di crescita per il calcio femminile svizzero.
L’orizzonte fissato dall’ASF resta il 2027, ovvero due anni dopo la conclusione del torneo. A metà strada, in ogni caso, i dati raccontano di un percorso finora positivo, ma ancora lungi dall’essere completato. Gli obiettivi posti dalla Legacy di «Here to stay» parlano di obiettivi ambiziosi: arrivare a 80.000 giocatrici tesserate in Svizzera, 4.750 allenatrici, 238 arbitre e 698 funzionarie di club e associazioni. Oggi si contano 46.961 giocatrici, 2.757 allenatrici, 169 arbitre e 439 funzionarie. Prima di Euro2025 i numeri non erano incredibilmente distanti da questi. Insomma, la strada è ancora parecchio lunga.
Tra tifosi e palcoscenici
Ci sono però dei settori in cui Euro2025 ha lasciato decisamente più il segno. Il primo dato rilevante riguarda il pubblico. La stagione della Women’s Super League 2025-26 ha chiuso con 126.274 spettatori complessivi, quasi il 50% in più rispetto alla stagione precedente, con una media di 1.052 persone per partita. Per la prima volta la media del massimo campionato femminile ha superato quota mille. E il dato non fa riferimento a partite eccezionali. No, i club sono stati in grado di attirare i tifosi in modo estremamente consistente. Il record è comunque detenuto dallo Young Boys, che hanno totalizzato 42.254 spettatori durante il campionato, con una media casalinga di 3.521. Seguono il Basilea con 17.600 spettatori e il Servette Chênois con 17.538. Anche gli eventi di vertice hanno registrato numeri importanti. La finale di Coppa Svizzera a Winterthur ha portato 7.587 persone allo stadio, mentre oltre 13.800 tifosi hanno assistito alle due partite della finale di campionato.
Del 42% è invece cresciuto, durante l’ultima stagione, il numero di partite giocate in stadi utilizzati dalla Super League e dalla Challenge League maschile. Poter godere di infrastrutture di rilievo ha di riflesso permesso al movimento femminile di beneficiare di maggiore visibilità, modificando pure il modo di vivere un match sia per le giocatrici sia per gli appassionati accorsi allo stadio.
Se i club rispondono presente
C’è poi un altro metro di giudizio che può far sorridere il movimento e che aiuta a misurare l’impatto di Euro2025. La Legacy Challenge dell’ASF, lanciata all’inizio del 2025 con l’obiettivo di spronare i club nella realizzazione di iniziative a favore del calcio femminile, è stata un successone. Dopo un anno e mezzo 365 società svizzere vi hanno aderito con circa 2.200 misure di sviluppo complessive. Lo scopo era coinvolgere più di un terzo dei club di calcio elvetico. E il traguardo è stato raggiunto. Le iniziative differiscono - giornate di prova per ragazze, creazione di nuove squadre, reclutamento di allenatrici e arbitre, sviluppo del settore giovanile, maggiore presenza femminile nei comitati direttivi -, ma l’obiettivo è unico: far crescere il movimento femminile. La partecipazione è stata nazionale: ogni parte della Svizzera ha risposto presente. Sì, i club si sono attivati. Ora dovranno essere bravi a dare seguito alle iniziative, andando verso un cambiamento permanente continuando a sostenere le giovani leve e garantendo loro di potersi formare nelle migliori condizioni possibili.
Cambiano le regole
Difficile dire se sia stata una conseguenza scaturita dal torneo ospitato un anno fa o meno, sta di fatto che anche a livello di regolamento le cose sono cambiate. Dallo scorso primo luglio, infatti, la Women’s Super League è passata alla priorità 2 in merito all’utilizzo dei campi da gioco, subito dietro alla Super League maschile. La Challenge League maschile, invece, è stata collocata alla priorità 3. Anche le altre categorie femminili hanno ricevuto una priorità più alta. L’ASF ha presentato la modifica come una risposta alla crescita del calcio femminile e come attuazione concreta dell’obiettivo di creare condizioni più equivalenti per donne e uomini. La questione degli impianti è importante perché rappresenta uno dei problemi strutturali dello sport femminile: se le squadre vengono considerate sempre dopo quelle maschili nell’assegnazione delle infrastrutture, la crescita delle partecipanti può finire per scontrarsi con un campo insufficiente.
A partire da questa stagione, inoltre, entra in vigore anche un nuovo sistema di licenze per la Women’s Super League. La procedura viene assunta dalla Swiss Football League e tutti i club devono soddisfare requisiti minimi in settori come organizzazione, infrastrutture e sostenibilità. L’obiettivo è portare la massima lega femminile dentro un sistema di professionalizzazione già consolidato nel calcio professionistico maschile e nelle competizioni UEFA. Il percorso di una ragazza verso il calcio d’élite, insomma, non deve più essere una casualità. Indipendentemente dal luogo in cui vive, una giovane dovrebbe trovare condizioni di allenamento migliori, un percorso di sviluppo più chiaro e maggiori possibilità di arrivare al livello superiore. Da qui la necessità dell’ASF di dare vita a un altro progetto, il «Built to Grow», creato, appunto, con l’intento di professionalizzare sempre più il mondo del calcio femminile. La vera misura dell’eredità di Euro2025, ad ogni modo, arriverà nei prossimi anni, quando bisognerà verificare se le migliaia di iniziative saranno diventate una parte stabile del sistema.
