Conference League

L'Europa bianconera riparte dal Runavik

Il Lugano torna già in campo questa sera alle 20.30 per il terzo turno di qualificazione - Di fronte la formazione delle Isole Faroe, reduce dall’impresa in Slovenia - Croci-Torti: «Siamo certamente favoriti, ma loro sanno sfruttare i propri punti di forza»
©MASSIMO PICCOLI
06.08.2026 06:00

Sulla strada del Lugano doveva esserci nuovamente quella Slovenia che negli ultimi anni è risultata tanto indigesta. In pochi avrebbero infatti scommesso su un Runavik in grado di ribaltare, in casa del Capodistria, il 2-0 subito all’andata. E invece l’impensabile si è materializzato: due reti nei 90 minuti regolamentari per forzare i supplementari. Poi, incassato il 2-1 sloveno, il guizzo all’ultimo secondo dell’extra time per trascinare la contesa ai rigori. Dove si è consumata l’impresa. E così l’Europa bianconera, nel terzo turno di qualificazione alla Conference League, riparte questa sera alle 20.30 dall’incrocio contro la piccola realtà delle Isole Faroe. «Il Runavik è una squadra che conosce i propri limiti, ma che è estremamente consapevole di quello che sa fare bene», analizza il tecnico bianconero Mattia Croci-Torti. «Sono molto bravi sulle palle ferme, situazione dalla quale hanno segnato 16 degli ultimi 20 gol. Sanno inoltre difendere con pazienza, sanno ripartire e, come dimostrato sia contro il Capodistria, sia nel turno precedente (anche quello vinto in extremis contro gli Hamrun Spartans, ndr), hanno un cuore incredibile». Giustamente il tecnico momò non può che predicare umiltà e mantenere la guardia alta, esattamente come aveva fatto in occasione del precedente turno continentale contro il Dukagjini. Fa parte del mestiere. Nei fatti, però, l’inizio di questo cammino europeo non poteva, sulla carta, rivelarsi più agevole. Archiviata la pratica con i kosovari – che all’andata, complice un Lugano impreciso, erano riusciti a limitare il passivo prima di mostrare tutti i loro limiti al ritorno – i bianconeri si trovano ora di fronte una formazione semiprofessionista, reduce dal terzo posto nell’ultimo campionato locale. Che per inciso, hanno conquistato una sola volta nella loro storia, diciannove anni fa.

Sulla scia delle ultime due

Come in tutti i casi in cui l’impresa non è di quelle proibitive, l’obiettivo è semplicemente evitare che in qualche modo si complichi. Contro il Dukagjini, il Lugano non c’era del tutto riuscito nei primi 90 minuti, sistemando poi le cose nei primissimi minuti del ritorno. «Ed è per questo che bisogna avere rispetto: quando di fronte si ha una squadra che si chiude bene e difende bassa si può far fatica, come ci è successo nel secondo turno». Il passettino richiesto questa volta sarebbe dunque quello di riuscire a chiudere la pendenza già questa sera all’AIL Arena, seguendo la scia positiva delle 5 reti di Pristina e delle 4 della trasferta di campionato a Zurigo contro il Grasshopper. Tutto ciò in modo da rendere il viaggio della prossima settimana sull’arcipelago una formalità. «Sappiamo infatti quali insidie possano nascondersi su certi campi», continua Croci-Torti, «tra il terreno sintetico pessimo e le temperature molto basse».

Qualche polemica

Tornando al presente, oltre ai lungo degenti Cassano e Marques, i bianconeri hanno perso anche Gianni Alioski. Il numero sette si è infortunato a un adduttore contro il GC e sarà dunque assente oggi all’AIL Arena. E a proposito della nuova casa bianconera, dopo due pienoni la cornice questa sera si prospetta essere decisamente più tiepida. Sono infatti tanti gli abbonati che non hanno fatto valere il diritto di prelazione sull’acquisto dei biglietti, lamentandosi al contempo dei prezzi troppo alti. «Ma io sono contentissimo di come i miei tifosi hanno reagito e dato il periodo non era per niente scontato» conclude Croci-Torti. «Poi saremo noi con le nostre prestazioni, a convincere la gente a venire».

Bislimi instancabile: «La fatica non deve essere una scusa»

Quattro partite giocate, 341 minuti in campo. Tradotto: tre incontri completi e uno - il ritorno contro il Dukagjini - giocato per tre quarti. È questo l’inizio di stagione di Uran Bislimi, da diversi anni ormai presenza fissa e quasi inamovibile nel centrocampo bianconero al fianco del fido Anto Grgic. Questa sera non farà eccezione: il numero 25 prenderà, come di consueto, il suo posto in mezzo al campo. «Siamo ancora all’inizio della stagione e abbiamo giocato solo quattro partite», spiega Bislimi. «Naturalmente, giocando a questi livelli ci si stanca, ma non deve essere una scusa».

D’altronde, come detto, il numero 25 è abituato. L’ultima volta in cui si è ritrovato a partire dalla panchina risale a circa un anno fa, nel ritorno del terzo turno preliminare di Conference League contro il Celje. Una sfida, invero, già ampiamente compromessa dopo il 5-0 dell’andata. Da lì in avanti, quando disponibile, è stato sempre titolare. «Questo fa capire quanta considerazione abbia di lui», spiega Croci-Torti. «Uran ha dimostrato più volte quanto tenga a questa maglia: guardate la sua esultanza di domenica dopo il gol di Cimignani al 94’. Quella di chi, in questi anni, ha preso per mano la squadra con leadership e gestione del gruppo. Io gli consiglio sempre di godersi la fiducia che gli concedo, perché deve acquisire ancora più consapevolezza della propria forza». Se per il Crus una sua eventuale cessione, di cui si vocifera da diverso tempo, «sarebbe una perdita importante, anche a livello personale», il diretto interessato, come prevedibile, non si sbilancia: «Non mi interessa tutto quello che viene scritto o detto in giro. Le uniche cose che dipendono da me, e che posso influenzare, sono quelle che succedono in allenamento e in partita. L’importante è restare in salute e aiutare la squadra a vincere».

Chiuso dalla coppia formata dal basilese e da Grgic, chi ha faticato a ritagliarsi il suo spazio è invece Ahmed Kendouci. «Non è compito mio giudicarlo o valutarne i punti di forza e le debolezze» conclude Bislimi. «Quello che posso dire è che dà sempre tutto in allenamento, e questo lo apprezzo molto. È inoltre molto dotato tecnicamente ed è dunque un piacere giocare insieme a lui»

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