Conference League

Lugano, non fare brutti scherzi

Nel Q2 contro il Dukahjini i bianconeri ripartono dall'1-0 dell'AIL Arena che tiene ancora aperto il discorso qualificazione - Imperativo riuscire a mettere in ghiaccio quanto prima la pendenza ed evitare di dovere rimpiangere la mancata concretezza dell'andata
©Gabriele Putzu
28.07.2026 23:05

Vincere senza pienamente convincere. Si può riassumere in queste quattro parole il primo fine settimana della stagione del Lugano. I bianconeri, infatti, si presentano alla sfida di ritorno del Q2 di Conference League forti di due successi in altrettante partite contro Dukagjini e Vaduz – un traguardo centrato una sola volta finora nell’era Croci-Torti – ma anche consapevoli di avere ancora molto margine di miglioramento. La squadra, comprensibilmente non ancora al top della condizione, ha infatti palesato alcune sbavature che invece oggi, nell’impegno di ritorno contro i kosovari andranno limate per scongiurare brutte, bruttissime sorprese.

Il nodo dell’efficienza

Pur con sviluppi e uomini in campo differenti, i primi due impegni ufficiali dei bianconeri hanno messo in luce problematiche simili. Basta riavvolgere il nastro e ascoltare le parole di Mattia Croci-Torti nei due post-partita. «L’attitudine e l’atteggiamento sono stati positivi. Quello che è mancato è l’efficienza», aveva spiegato il tecnico al fischio finale della sfida contro il Dukagjini di giovedì scorso, per poi ripetersi, sostanzialmente, tre giorni più tardi contro la compagine del Principato: «Ci è mancata l’efficienza, ma l’atteggiamento mi è piaciuto, così come la voglia di vincere». Determinazione e voglia di vincere, fortunatamente, sono bastate a incamerare il bottino pieno in entrambe le uscite, mettendo al riparo il gruppo da potenziali rimpianti sul mancato cinismo emerso al momento di chiudere i conti. Fino ad ora, insomma, il bilancio sorride. Eppure, come ama sottolineare lo stesso allenatore momò, in Europa le sfide si giocano sull’arco dei 180 minuti. Per valutare appieno il match d’esordio, e avere la certezza di non doverlo derubricare da «vittoria importante» a «grande rimpianto», ci sarà allora da aspettare il responso definitivo, atteso solamente al triplice fischio della sfida di questo pomeriggio a Pristina.

Campanelli d’allarme

Le avvisaglie di possibili pericoli, del resto, non sono mancate già la scorsa settimana. E c’è da immaginare che siano state recepite a dovere. Dopo aver dominato in lungo e in largo, e avere sciupato diverse occasioni per ampliare il margine di vantaggio, è servita una prodezza di Von Ballmoos per blindare l’1-0 ed evitare un pareggio che avrebbe avuto il sapore della beffa e complicato i piani in vista del ritorno. Il modesto Dukagjini si è rivelato un avversario magari povero di qualità, ma estremamente paziente e pronto a punire alla prima disattenzione. Un campanello d’allarme che riporta la mente a non più di dodici mesi fa, nei preliminari di Europa League. Al cospetto del Cluj (formazione in verità di ben altra caratura rispetto a quella kosovara), Behrens e compagni tennero in mano il pallino del gioco per l’intero doppio confronto, ma non riuscirono – complice anche una consistente dose di sfortuna – a trovare la via della rete nemmeno una volta, finendo poi, lo ricordiamo, per essere puniti ai supplementari dal gol di Sinyan. Allora la sconfitta costò la «retrocessione» ai preliminari di Conference League (poi persi contro lo Celje) . Questa volta, invece, di seconde chance non ce ne sarebbero.

L’insidia del contesto

L’imperativo per il Lugano è dunque chiaro: mettere in ghiaccio da subito il risultato e archiviare quanto prima il discorso qualificazione. Arrivare ai minuti finali con l’esito ancora in bilico, concedendo ai kosovari la chance di riversarsi in avanti all’arrembaggio, rappresenterebbe un rischio inutile da prendersi. Sul piano tecnico, lo sappiamo, il compito è ampiamente alla portata, eppure richiederà un’alta soglia di attenzione, per scongiurare il pericolo di farsi addormentare da un contesto ambientale che di europeo avrà davvero poco.A causa della non idoneità del proprio stadio a Klina, il Dukagjini è stato costretto a traslocare, come detto, a Pristina. Non però nell’impianto principale della capitale, il Fadil Vokrri (occupato l’indomani dal match tra Ballkani e Bohemians, motivo per cui l’UEFA ha anticipato la gara dei ticinesi a mercoledì), bensì nel più piccolo Kampi Nacional Hajvalia, normalmente utilizzato dalla nazionale balcanica come centro d’allenamento. Una struttura priva però di un impianto di illuminazione a norma, il che obbliga a sfruttare la luce naturale e spiega l’insolito fischio d’inizio alle 16.30. Insomma, tra spalti verosimilmente spogli e un clima ovattato, il rischio di sentirsi risucchiati in una banale amichevole estiva, piuttosto che in un preliminare europeo da dentro o fuori, è assolutamente reale. Ed è probabilmente qui che si cela l’insidia più subdola per i ragazzi di Croci-Torti, chiamati allora a mantenere alta la tensione nervosa per non incappare in imperdonabili scivoloni, che rovinerebbero un inizio di stagione nel complesso positivo. No, Lugano, non fare brutti scherzi.

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