Lugano regale anche in Spagna, il Crus: «Ma non chiamatemi mago»

E ora esponete il Lugano al Prado. Dopo l’impresa dell’AIL Arena, con la Stella Rossa ribaltata, ecco il capolavoro di Getafe, periferia di Madrid invasa da oltre cinquecento tifosi bianconeri. E, appunto, terra di conquista. Di gloria. Di storia. Dopo quanto ammirato all’Estadio Coliseum, l’opera d’arte plasmata dalla squadra di Mattia Croci-Torti non sfigurerebbe al fianco della Maja Desnuda e della Maja Vestida di Francisco Goya. A rimanere scoperto, fragile e senza difese per un’ora, è stato il club di José Bordalás, presunto maestro dell’ingiocabilità e dell’impermeabilità difensiva. A indossare l’abito più bello, invece, ci ha pensato la formazione del Crus, capace di rifilare addirittura una manita alla settima forza dell’ultima Liga. Un saggio di bravura e una lezione di pallone, per l’appunto, durate poco più di un tempo, prima della sofferenza - quasi inevitabile - grazie alla quale tratteggiare nuovi e moderni eroi.
Fischi e orgoglio
E pensare che il vantaggio firmato da Azón avrebbe potuto spezzare pennello e magia in un amen. «Non ho nemmeno avuto il tempo di immaginare uno scenario negativo, perché siamo stati bravissimi a reagire» rileva l’allenatore bianconero, ripercorrendo l’incredibile trama del secondo turno della fase campionato di Conference League. «Il Getafe, come previsto, ci ha concesso tanta profondità e sino alla pausa ne abbiamo approfittato a piene mani». Eccome. Aggressività, coraggio e trame suadenti hanno accompagnato il tris confezionato dall’imprescindibile Ajeti (doppietta) e Cimignani. E così, al rientro negli spogliatoi, una marea di fischi e l’invito a tirare fuori gli attributi hanno travolto la compagine di Bordalás.
Assurdo, o quasi, considerate le premesse. E l’importante turnover operato dal tecnico di Alicante è alibi troppo debole. «Ovviamente abbiamo avvertito il malcontento del pubblico di casa ed è motivo d’orgoglio» evidenzia Uran Bislimi. «I più indiavolati eravate voi, non noi» conferma una giornalista locale nel dopo-partita. Il tutto facendo notare a Croci-Torti che, di recente, solo Barcellona e Real erano state in grado di affondare il Getafe con cinque reti. Galácticos bianconeri.
La manita del Crus
Il Crus gonfia il petto. Gli occhi si illuminano. «Ma non chiamatemi mago, ho semplicemente la fortuna di allenare un gruppo che crede tremendamente in sé e non smette di crescere». La responsabilità di elogiare il condottiero ticinese, all’ennesima impresa continentale, se la prende Mattia Zanotti, migliore in campo. «Abbiamo giocato senza paura e con personalità. Senza rinunciare ai nostri ideali. E per esprimersi in questo modo, beh, occorre una guida capace e di spessore».
Il consueto abbraccio caloroso alCrus, al termine della sfida, lo ha riservato anche la splendida ed ebbra curva bianconera. «Io però, in queste circostanze, devo anche fare il pompiere. Mantenendo tutto l’ambiente con i piedi per terra. E, nella gestione ravvicinata di campionato ed Europa, senza dimenticarmi che mi è stato chiesto un titolo». Già. Anche se, al gol liberatorio di Behrens, le cinque dita alzate dell’allenatore del Lugano le hanno viste in molti. Pura estasi. E un’ipoteca, con incredibile anticipo, almeno sulla qualificazione ai playoff del torneo.
«Puntare agli ottavi? Due anni fa abbiamo dimostrato che è possibile e le ambizioni di certo non ci mancano» rilancia da parte sua Bislimi. E come dargli torto, facendo un passo indietro e osservando - con meraviglia - il capolavoro di Getafe. Esponetelo pure al Prado, questo Lugano regale.
