L'intervista

Lukas Mai: «Prima sfidavo Lewandowski, ora mi godo un nuovo capitolo»

Il 22.enne tedesco, erede designato di Mijat Maric, sta muovendo i suoi primi passi in Ticino e a Cornaredo - Dopo aver archiviato il suo «apprendistato» tra Bayern Monaco e Zweite Bundesliga, ha deciso di lanciarsi in un avventura inedita
Il giovane prodotto del vivaio del Bayern Monaco ha firmato un contratto triennale con il club bianconero. © CdT/GabrielePutzu
Nicola Martinetti
24.06.2022 20:45

Lukas Mai, erede designato di Mijat Maric, sta muovendo i suoi primi passi in Ticino e a Cornaredo. Lo abbiamo intervistato.

Lukas, nonostante Svizzera e Germania non siano realtà completamente diverse, è giusto affermare che negli scorsi giorni lei ha di fatto cambiato vita?

«In un certo senso penso che sia così. Dopo l’ultima esperienza al Werder Brema, in Zweite Bundesliga, sentivo che per me era giunto il momento di muovere un passo in una nuova direzione. Calibrato, ma al tempo stesso significativo. Il mio “apprendistato” in Germania, dalle giovanili del Bayern Monaco al professionismo, era ormai ultimato. Era tempo di tuffarsi in una nuova avventura».

 

Così ha deciso di accettare l’offerta giunta da Lugano. Perché?

«Fin da subito Carlos Da Silva e Mattia Croci-Torti mi hanno fatto capire quanto ci tenessero a ingaggiarmi. Le discussioni sostenute con entrambi mi hanno fatto sentire importante. Desiderato. E anche un po’ “coccolato”, se mi passate il termine. Era ciò che cercavo, una squadra che mi vedesse come parte integrante del progetto. Anche mio fratello e mio padre, con i quali mi confronto sempre prima di prendere una decisione, erano convinti che fosse la scelta giusta. Mio papà, prima di esprimersi, ha persino voluto parlare con Sebastian Pelzer, per discutere le intenzioni del club nei miei confronti. Tutti gli elementi a disposizione, alla fine, suggerivano di puntare su questa opzione. E così ho accettato l’offerta».

 

Siamo abituati a vedere i giovani elvetici lasciare la Svizzera per andare a cercare fortuna in Germania. Il percorso inverso, invece, di solito coinvolge calciatori un po’ più in là con gli anni. Che idea si è fatto del nostro calcio, da oltre confine?

«La Super League è un campionato di alto livello, perfetto per un giovane che punta a crescere e svilupparsi con successo. Personalmente, dopo i prestiti in Zweite Bundesliga al Darmstadt e al Werder Brema, volevo trasferirmi in un campionato di primo livello. Ho avuto un’interessante conversazione con Noah Katterbach, mio compagno nelle nazionali giovanili e attualmente in prestito dal Colonia al Basilea. La sua esperienza in Svizzera, fin qui molto positiva, mi ha convinto a seguire il suo esempio».

 

L’agenzia che cura i suoi interessi, la ICM Stellar Sports, vanta clienti di primissimo piano quali Jack Grealish, Eduardo Camavinga, Ibrahima Konaté, Wojciech Szczesny, eccetera. Lei però, tra famiglia e amicizie, sembra muoversi in maniera per certi versi atipica nell’odierno mondo del calcio.

«Voglio molto bene a mio fratello Sebastian, anche lui calciatore(difensore centrale in Zweite Bundesliga, ndr), e a mio padre Lars. Nella vita, così come nell’ambito della mia carriera, mi hanno sempre dato consigli importanti e sinceri. Per questo ascolto con piacere ciò che hanno da dirmi. Anche perché io sono il più piccolo, dunque quello con meno esperienza(ride, ndr)».

 

A proposito di esperienza, nonostante lo scarso minutaggio, lei ne ha vissuta una da sogno in seno alla prima squadra del Bayern Monaco. Che cosa le ha lasciato?

«Per me è stato un onore e un privilegio. È vero, ho giocato poco, ma allenarsi ogni singolo giorno con così tanti campioni è stato estremamente arricchente e importante per la mia crescita. Ho cercato di assimilare quanto più potevo, osservando scrupolosamente come si muovevano i vari David Alaba, MatsHummels, Niklas Süle e Jérôme Boateng. E posso assicurarvi che, al tempo stesso, ritrovarsi a dover contrastare Robert Lewandowski può essere altrettanto istruttivo (altra risata, ndr)».

 

Ha citato elementi cardine della rosa bavarese. Ciò che Mijat Maric, con le dovute proporzioni, rappresentava qui a Lugano. Si sente pronto a raccoglierne la pesante eredità?

«Certamente. Mi è stato spiegato chi andrò a sostituire e che buco sarò chiamato a colmare. Posso soltanto promettervi che farò del mio meglio per non farlo rimpiangere, anche se ovviamente io e lui non siamo la stessa persona, né tantomeno lo stesso giocatore».

 

Che tipo di centrale è, allora, Lukas Mai?

«Mi ritengo un elemento dotato di un buon mix di qualità. Fisicamente ho la fortuna di poter contare su una stazza piuttosto imponente, che mi aiuta nel gioco aereo e in quello difensivo. Ma anche quando si tratta di gestire il pallone, non mi tiro indietro. Cerco di impostare la manovra con appoggi di qualità, sfruttando la mia visione di gioco per contribuire alla fase offensiva. A chi assomiglio?Non saprei dire, è una domanda difficile! Cerco di ispirarmi a diversi grandi campioni, che brillano ad altissimi livelli. Penso in particolare a Sergio Ramos e Virgil van Dijk».

 

Maric era un leader dentro e fuori dal campo, uno che sapeva mostrare la via trascinando i compagni. Oltre alle qualità tecniche, dispone anche di questa caratteristica?

«Sì, sento di avere quanto serve per mettermi al centro del pacchetto difensivo. Ma questo è un discorso che esula dal singolo, perché stiamo parlando di uno sport di squadra. Al proposito, vorrei sottolineare la bella accoglienza che fin qui mi è stata riservata sia da parte del gruppo, sia dallo staff tecnico. Pian piano, studiando l’italiano, sono sicuro che riuscirò a integrarmi ancora meglio. Ma i primi riscontri sono senz’altro positivi».

 

Okay, quindi in campo si farà sentire. E nello spogliatoio?

«Per indole sono un tipo tranquillo, non particolarmente loquace. Ma sono sempre a disposizione per chiunque voglia scambiare due parole, e non disdegno mai lo scherzo o una sana risata».

 

Monaco è una città stupenda. Il Ticino, almeno per il momento, è stato in grado di reggere il confronto?

«Diciamo che sono due realtà decisamente diverse (ride, ndr). Monaco è una grande città, mentreLugano è più a misura d’uomo. Ma il paesaggio è stupendo e il centro pure. L’altro giorno ne ho approfittato per fare una bella passeggiata sul lungolago. Un sacco di amici mi hanno già detto che presto verranno qui a far vacanza, per rendermi visita e toccare con mano quella che è la mia nuova realtà».