Calcio

Lustrinelli: «Migliori in tutto» – Croci-Torti: «Quando hanno vinto qui, io ho fatto i complimenti al Thun»

Cordiale botta e risposta tra tecnici ticinesi al termine del match di Cornaredo, vinto dal Lugano – Saipi però mastica amaro: «Continuo a non comprendere le decisioni dello staff tecnico»
©KEYSTONE/SAMUEL GOLAY
Massimo Solari
04.04.2026 22:00

Il primo ad analizzare l'1-0 maturato a Cornaredo, a favore dei padroni di casa, è l'allenatore del Thun Mauro Lustrinelli: «Peccato per l'approccio, il Lugano è entrato molto meglio in partita» riconosce nella pancia della tribuna principale. Il 50.enne ticinese, quindi, rilancia: «Con il passare dei minuti, però, abbiamo preso le misure ai bianconeri, crescendo, ancora e ancora. E andando due volte vicinissimi al gol con Imeri e Heule. Non solo: se conto le occasioni pericolose, gli expected goals, o il numero di tocchi nell'area avversaria, siamo stati la squadra migliore. Purtroppo è venuta meno l'ultima giocata, la più importante, mentre Dos Santos ha estratto un perla nel momento più propizio per i miei uomini. Peccato, di nuovo, per il risultato, ma non per la prestazione fornita».

La replica di Mattia Croci-Torti, cortese e misurata quanto la disamina del tecnico della capolista, giunge una decina di domande e minuti più tardi. «Secondo Mauro meritava chiaramente di vincere il Thun? Quando a inizio stagione si era imposta qui, se ricordo bene, il sottoscritto aveva fatto i complimenti alla sua squadra. Le statistiche meritano più o meno attenzione in base alla trama della partita e al tipo di avversario. Perché mai, dunque, avrei dovuto espormi sull'1-0 contro la capolista, andando a prenderla alta anche dopo il 60'. Semplicemente non ho fatto questo errore. E, come dice bene Max Allegri, gli allenatori forti - alla fine - sono quelli che vincono le partite. Mauro Lustrinelli è stato il più bravo in questo, lungo tutta la stagione». Ma non questa sera, suggerisce il Crus e aggiungiamo noi.

Al Crus, per questa ragione, non resta che sorridere. «È la seconda partita consecutiva che non subiamo reti al cospetto del miglior attacco della Super League. Abbiamo conquistato i 3 punti grazie alla cura dei dettagli, alla concentrazione e al sacrificio. Penso ad esempio al salvataggio di Bislimi su Heule, nel primo tempo, senza il quale la sfida avrebbe probabilmente preso un'altra piega». A trovare la rete decisiva, invece, è stato Daniel Dos Santos. «A mio avviso - indica Croci-Torti - è al 70% del suo potenziale. Di sicuro, ora, gestisce molto meglio le differenti fasi della partita, evitando di peccare eccessivamente sul piano della generosità. Di più: Dani, in questo momento, è l'unico giocatore del Lugano in grado di spaccare un match con le sue accelerazioni. È un'arma in più e me la sto godendo». 

Chi, al contrario, non vive con serenità le decisioni dello staff tecnico è Amir Saipi. Ripromosso tra i pali, a fronte del risentimento all'adduttore accusato da David von Ballmoos, l'estremo difensore kosovaro non nasconde il personale disappunto in zona mista. «Continuo a non comprendere le decisioni dello staff tecnico. D'accordo, a inizio stagione ho sbagliato. Ma poi, una volta tornato titolare, ho contribuito a riportare il Lugano nelle prime posizioni. E però sono finito di nuovo in panchina. Il calcio è strano e a volte va così. L'importante è cogliere le occasioni che si presentano, dimostrando a chi non crede in me che - forse - sta sbagliando a sua volta. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. Allenatore e società. Entrambi, a oggi, non hanno saputo spiegarmi le ragioni della mia esclusione. Di certo io non mi sento un secondo portiere».

Torniamo da Mattia Croci-Torti, in sala stampa: «Amir va elogiato come persona, ancor prima che in qualità di calciatore. A differenza di settembre, quando è stato richiamato in causa ha risposto in modo positivo. Anche contro il Thun è stato prezioso. Dopodiché, sono consapevole - e ne ho parlato anche per quanto concerne Mattia Bottani - che alcune mie decisioni possono rattristare chi le subisce. Ed è normale che Saipi non sia contento e fatichi ad accettare il suo differente status in rosa. Se mi trovo sulla panchina del Lugano da 5 anni, però, è anche perché ho saputo sostenere il peso e la responsabilità di scelte anche difficili».

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