L'analisi

Mai così tante pretendenti all’ambito trofeo

L’Argentina deve difendere il titolo dalla bramosia di almeno altre sei selezioni - Marocco, Norvegia e Colombia le sorprese?
©Ap/Butch Dill
Massimo Solari
11.06.2026 06:00

Tra le tante etichette e i tanti ever appiccicati ai Mondiali 2026, spicca anche quello di Luis de la Fuente. Il commissario tecnico della Spagna, campione d’Europa, si è detto sicuro di un aspetto: «Sarà un Mondiale storico: non ci sono mai state così tante nazionali con possibilità di vittoria». Insomma, l’edizione più incerta di sempre. E, in effetti, non è da escludere.

Le pretendenti all’ambito trofeo sono diverse. A partire proprio dalla formazione iberica, il cui titolo continentale del 2024 rappresenta un incontestabile biglietto da visita. La Roja, a proposito di eccezionalità, si presenta in Nordamerica senza un solo tesserato del Real Madrid, ma con il recuperato Lamine Yamal – papabile Pallone d’Oro senza Champions e proprio grazie al Mondiale – e un’organizzazione rodata. A proposito di Real e di flop stagionali, Kylian Mbappé non è più solo, anzi, e però cercherà di trascinare ancora una volta la Francia fino in fondo: nel 2018 fu gloria, nel 2022 non bastò un’incredibile tripletta. Colpa e merito dell’Argentina, che da detentrice del titolo non ha modo di sottrarsi dai riflettori. A vestire la 10 e la fascia di capitano sarà sempre lui, Lionel Messi, giocatore totale quattro anni fa in Qatar, nel frattempo divenuto principale ambasciatore della MLS e del soccer. Reincarnarsi di nuovo sarà possibile?

Chi tenterà di reinventarsi campione, a 24 anni dall’ultima volta, è il Brasile. Un Brasile sulla carta più prosaico che poetico – basta scorrere nomi e club di riferimento – e però guidato da un fuoriclasse: Carlo Ancelotti.

E le altre? Inevitabile, come fatto da De La Fuente, citare la Germania a trazione inglese, con Kay Havertz – fresco vincitore della Premier con l’Arsenal – quale terminale di un reparto offensivo carico di estro. E, allo stesso modo, puntare sull’Inghilterra tedesca di Thomas Tuchel e del bomber del Bayern Harry Kane. La nazionale più intrigante, per interpreti e una nuova favola da raccontare dopo quella di Messi, potrebbe però essere il Portogallo, solido e talentuoso in ogni settore di campo. Resta per l’appunto da capire quanto sarà ingombrante il ruolo di Cristiano Ronaldo.

Rimangono infine le sorprese. Il Marocco, semifinalista nel 2022 e campione d’Africa sub iudice, di fatto sorpresa non lo è più. E poi la Norvegia di Erling Haaland, acerba di grandi tornei e al contempo attesissima. Proprio i norvegesi, opposti nel girone I alla Francia, daranno vita a uno dei rari big match della fase a gironi. Eccola una delle pecche maggiori del Mondiale a 48 squadre, colorato da Curaçao, Haiti, Capo Verde e Uzbekistan. Le altre sfide da cerchiare in rosso, prima di fare sul serio dai sedicesimi in poi, sono Brasile-Marocco, Inghilterra-Croazia e Uruguay-Spagna. Toh, mettiamoci pure Colombia-Portogallo e Francia-Senegal. Al resto del tabellone il compito di prendersi la scena e smentirci.