Mondiali

Mattia Bottani: «La Svizzera si è complicata il Mondiale da sola, ora serve rabbia»

L'ex capitano del Lugano e ultimo ticinese della Nati: «Abbiamo dimostrato di essere superiori, ma nel calcio chi spreca paga. Una delusione che però può dare una scossa, mi aspetto una reazione convinta»
©BENJAMIN FANJOY
Mattia Sacchi
14.06.2026 14:20

Quando indossi la maglia della Svizzera, le aspettative sono inevitabilmente più grandi. E a volte il loro peso può giocare brutti scherzi. Mattia Bottani lo sa bene. L'ultimo ticinese ad aver vestito la casacca rossocrociata, nel giugno del 2022 contro il Portogallo, osserva con amarezza il pareggio subito dalla Nazionale contro il Qatar all'esordio mondiale. Una delusione che conosce sia da tifoso sia da chi ha avuto il privilegio di vivere dall'interno lo spogliatoio della Nati. Eppure, all'indomani dell'1-1 di San Francisco, l'ex capitano del Lugano preferisce guardare oltre il risultato finale.

«Non è stato sicuramente l'esordio che tutti si aspettavano» osserva il 35.enne, reduce dalla conclusione della sua lunga avventura in bianconero. «Però secondo me la Svizzera ha disputato una buona partita, soprattutto nel primo tempo. Ha creato tante occasioni e avrebbe potuto tranquillamente andare all'intervallo con due o tre gol di vantaggio. Purtroppo non è riuscita a concretizzare quanto prodotto e nel calcio, quando non chiudi le partite, rischi sempre di pagarla».

La Nazionale di Murat Yakin ha infatti dominato a lungo la sfida, costruendo numerose occasioni da rete e dando l'impressione di poter controllare senza grandi problemi un avversario sulla carta inferiore. Alla fine, però, è bastato un colpo di testa di Khoukhi nel sesto minuto di recupero per trasformare una vittoria quasi certa in una mezza sconfitta.

Guardando gli ultimi minuti, la sensazione è stata quella di una Svizzera meno lucida del solito. Qualcuno ha parlato di eccessiva sicurezza o di un avversario preso sotto gamba. Bottani, però, non è d'accordo. «No, non credo. Questa è una squadra di esperienza, composta da giocatori che disputano insieme grandi competizioni ormai da tanti anni. Tutti conoscevano l'importanza della prima partita di un Mondiale. Forse il caldo, l'ambiente diverso e le condizioni particolari hanno influito un po' sulla concentrazione, ma non penso che qualcuno abbia sottovalutato il Qatar».

Per l'ex numero 10 bianconero, la chiave resta tutta nei primi quarantacinque minuti. «Se il primo tempo fosse finito 3-0, oggi staremmo raccontando una partita completamente diversa. È normale che il risultato finale faccia storcere il naso e lasci tanta amarezza, però le cose buone si sono viste e bisogna ripartire da quelle».

Anzi, proprio la beffa finale potrebbe trasformarsi in un elemento positivo per il prosieguo del torneo. «Può essere una scossa. Quando pareggi una partita nella quale hai dimostrato di essere superiore, ti resta dentro rabbia. E quella rabbia può aiutarti a trovare ancora più cattiveria nelle prossime due gare. Adesso bisogna andare a tutto gas».

Anche perché la situazione nel gruppo si è improvvisamente complicata. «Sulla carta questo è un girone abbordabile per la Svizzera. Sarebbe davvero un peccato rischiare di uscire dopo una partita del genere. Proprio per questo mi aspetto una reazione importante. La qualità c'è e il primo tempo lo ha dimostrato».

Indossare la maglia della Nazionale è una cosa che rimane dentro tutta la vita, per questo Bottani continua a seguire le gesta dei suoi ex compagni con particolare trasporto. «Lo spirito resta quello del tifoso che vuole vedere la Svizzera andare avanti il più possibile. Però, avendo conosciuto da vicino tanti di questi giocatori, la vivi anche in modo più intenso. Sai cosa provano, conosci i sacrifici che ci sono dietro e inevitabilmente ti senti più coinvolto».

E se ci fosse stato un giocatore con cui avrebbe voluto scambiare due parole nelle ore che hanno preceduto l'esordio mondiale, la scelta sarebbe stata immediata. «Mi sarebbe piaciuto sentire Granit Xhaka. Quando sono stato in Nazionale mi ha aiutato molto ed è una persona straordinaria, oltre che il leader di questa squadra. Mi sarebbe piaciuto conoscere i suoi pensieri prima della partita e ascoltare i discorsi che ha fatto al gruppo. In momenti come questi, figure come la sua diventano ancora più importanti».