Mattia Bottani, parole che sanno di addio: «Rinnovo? Le intenzioni del club, purtroppo, appaiono ovvie»

Per il match contro lo Young Boys, l’allenatore del Lugano Mattia Croci-Torti ha dovuto fare a meno di Kevin Behrens - infortunato - e dello squalificato Daniel Dos Santos. Due caselle vuote da colmare sullo scacchiere offensivo, oltretutto rinunciando all’apporto di Georgios Koutsias, lasciato in panchina. Insomma, tanto spazio libero e una suggestione: rilanciare - lì, sulla tre-quarti - capitan Mattia Bottani?
No, non è andata così. Perché il Crus ha preferito cavalcare l’onda con il 19.enne Elias Pihlström, subentrato benissimo qualche giorno prima a San Gallo, e al contempo rinforzare la mediana affiancando Belhadj agli insostituibili Grgic e Bislimi. Il momento del «Botta», del numero 10, è giunto solo all’84’. Richiamato dal tecnico, il Pibe non si è scomposto. Non ha fatto di tutto per mostrare il personale disappunto. I suoi occhi, preparandosi a bordo campo e ascoltando le ultime consegne, tradivano però l’amarezza del momento. Un’amarezza per certi versi comprensibile, che a fine incontro - seppur trattenuta - ha infranto gli argini della diplomazia. «Non è un periodo facile» ha ammesso Bottani nella pancia del Wankdorf. «Anch’io, onestamente, mi aspettavo di giocare qualche minuto in più. Non tanto a fronte dell’assenza di alcuni interpreti, ma per come mi sto allenando in queste settimane. E per le sensazioni positive che avverto sul piano fisico. Non vorrei infatti che passasse il messaggio che Mattia Bottani, a oggi, non è affidabile a livello atletico. Questo non posso accettarlo. Ma nel dirlo, sia chiaro, non voglio sollevare alcuna polemica. Anzi. Sono l’ultima persona che intende destabilizzare l’ambiente. Le scelte tecniche, alla fine, spettano all’allenatore e vanno accettate. A San Gallo sono entrato bene. Con l’YB, a questo giro, meno. Alla luce dei pochi minuti che mi vengono concessi, devo ad ogni modo cercare di fare il meglio possibile. Non ho altra scelta».
«Come essere lasciati dalla fidanzata, ma il mondo non finisce»
Il 34.enne ticinese, domenica, ha sostituito un altro 34.enne: Renato Steffen. Entrambi, poco più di un anno fa, avevano posto la rispettiva firma su un rinnovo contrattuale. Steffen su un triennale, valido sino a giugno 2028. Bottani su un accordo in essere nella stagione 2025-26, con opzione - al verificarsi di determinate condizioni - per un ulteriore campionato. Beh, le condizioni in questione non si stanno verificando. Il numero 10 del Lugano ha collezionato 14 gettoni in Super League, ma solo in quattro occasioni ha indossato una maglia da titolare. «Ci sono partite e partite. E per affrontare lo Young Boys avevo bisogno di un terzo centrocampista» ci ha spiegato Croci-Torti a margine dell’1-1 con i gialloneri. «Alleno Bottani da quattro anni e gode della mia totale fiducia. Posso comprendere il suo rammarico, perché so quanto sente addosso i colori del Lugano. Non solo. Sono altresì sicuro che Mattia potrà ancora essere protagonista nelle ultime partite della stagione».
Oddio, un ruolo di primo piano, invero, Bottani lo sta comunque rivestendo. Già, poiché la società non ha esitato a investire sulla sua immagine, sull’ascendente del figlio della città, per promuovere la campagna abbonamenti in vista della prima stagione all’AIL Arena. Sui cartelloni spuntati in ogni angolo di Lugano, il volto di Mattia è presente insieme a quello del condottiero Croci-Torti e del citato leader Steffen. Eppure, riprendendo lo slogan scelto dal club, se la «città scende in campo», è oramai quasi certo che lo stesso non accadrà con Bottani. Con il capitano e simbolo dell’era più recente a Cornaredo.
Sollecitato sul tema, il diretto interessato pronuncia parole che sanno di addio: «È qualcosa che dovete chiedere alla società. Mi limito a dire che siamo quasi arrivati al dunque. E la direzione del club, purtroppo, appare ovvia». Purtroppo, dunque. «Se dovesse andare così, beh, è un po’ come essere lasciati dalla propria fidanzata, anche se il mondo non finisce» ha provato a sdrammatizzare Bottani. È un po’ come perdere l’amore, aggiungiamo noi, per quanto i numeri del giocatore non mentano. «Sono scelte che competono alla società e che meritano analisi a 360 gradi» ha osservato il Crus. «Tutti noi, in ogni caso, dobbiamo avere grande rispetto per quanto fatto da Bottani a favore del Lugano».
Sulla scia di Sabbatini
Resta da capire in che modo si sono sviluppate e si stanno concludendo le trattative tra le parti. L’impressione è di assistere a un déjà-vu: lungo la primavera del 2024, incappando in molti più spigoli, era stata gradualmente ammainata la bandiera di Jonathan Sabbatini. Al calciatore con più presenze nella storia del Football Club Lugano, lo ricordiamo, la società aveva proposto di proseguire la carriera nella Under 21, fungendo da riferimento per i più giovani e preparando il terreno a un futuro con altre mansioni, sempre all’interno della famiglia bianconera. A Bottani è stata avanzata la medesima offerta? Magari con una calorosa passerella in occasione del battesimo dell’AIL Arena? Sì, no, forse. Sabbatini, infine, aveva scelto di varcare il Ceneri e di abbracciare - anche clamorosamente - il Bellinzona e la Challenge League. L’uruguaiano gioca ancora, per il Taverne, flirtando con l’ascesa in Promotion League. Difficile, anzi impossibile, vedere Bottani di granata vestito. Le sue puntualizzazioni circa una forma fisica giudicata all’altezza suggeriscono tuttavia il desiderio di rimanere ai vertici del calcio svizzero. Va da sé, occorre un’offerta.
«Ma ripeto: sarà la dirigenza, a tempo debito, a fare le dovute comunicazioni» ha precisato il giocatore a Berna. Per poi concludere: «Ora, però, basta parlare del mio futuro. Ad attendere il Lugano, nei prossimi due mesi, vi sono importanti sfide. E credo che per i tifosi sarebbe speciale, una volta per tutte, poter vivere le competizioni europee a casa, nel nuovo stadio». Già, uno stadio che - al contrario - rischia di rimanere orfano delle ultime magie del Pibe bianconero.


