«Mi chiamano Vito», un campione umile nei ricordi di chi gli ha voluto bene

Sei anni fa si congedava Vittore «Vito» Gottardi. Uno dei più grandi, e soprattutto amati, calciatori ticinesi. Nel 1966, per dire, partecipò ai Mondiali in Inghilterra. Misurandosi con Argentina e Spagna, al fianco dell’amico Köbi Kuhn. Ma è nel nostro cantone, a Lugano prima e a Bellinzona poi, che l’ex campione di Gentilino ha affidato l’eredità più importante. Sportiva e non. Un lascito di valore, che i figli Daniele e Nicola hanno voluto racchiudere in un racconto inedito. Restituendo papà, e le sue gesta, a chi lo ha apprezzato così tanto lungo il sentiero della vita. «Mi chiamano Vito», questo il titolo dell’opera pubblicata da Fontana Edizioni a ottant’anni dalla nascita del suo protagonista. «In queste pagine è racchiusa la memoria di nostro padre» ci spiega Daniele: «Il risultato finale è frutto delle testimonianze di chi lo ha conosciuto. In molteplici ambiti. Inizialmente, ci sarebbe piaciuto realizzare un libro puramente di aneddoti, presentati in ordine cronologico». La trasversalità di Vito, nella società ticinese, e la pienezza della sua esistenza, hanno però spinto i figli più in là. «Sino a una biografia, che di fatto copre l’intero percorso di papà» precisa Daniele. «Io e mio fratello Nicola ci siamo limitati all’introduzione, completando laddove necessario la storia della sua carriera. La parte personale, la nostra parte, più intima, è volutamente assente. “Mi chiamano Vito” è innanzitutto un regalo, un omaggio, proprio a coloro che hanno voluto raccontarlo. A noi e alla gente». I compagni del ginnasio, poi divenuti appassionati tifosi a Cornaredo, ci hanno consegnato una persona spensierata. «Un giocherellone, difficile da prendere sul serio. Ma anche un’atleta, fisicamente senza rivali già in giovane età». E in campo? «Un artista».

Daniele e Nicola, al proposito, sono nati troppo tardi per osservare dal vivo le magie balistiche di papà Vito, un Mondiale in maglia rossocrociata, due coppe svizzere vinte con Lugano e Losanna e - dicevamo - un rapporto speciale con il pubblico. «Anche da piccoli non ci ha mai riferito i dettagli della sua parentesi calcistica» indica sempre Daniele: «Molte cose le coglievamo indirettamente, quando chiacchierava con gli amici. E in ogni caso, quando il tema emergeva, riguardava più i luoghi visitati, le persone conosciute nei diversi angoli del mondo toccati in particolare la Nazionale». Daniele Gottardi chiarisce il concetto con un esempio significativo: «Papà se n’è andato nel 2015, ma solo dopo - mentre eravamo alle prese con la realizzazione del libro - abbiamo scoperto degli scatoloni pieni di foto riguardanti la sua carriera». Il calcio, per Vito, era una parte. Di certo non il tutto. «Naturalmente - osserva il figlio - se avessimo posto delle domande non avrebbe esitato a ripescare questo o l’altro episodio. Lui però ha preferito in qualche modo proteggerci. Voleva forse evitare di illuderci, esibendo un trascorso sportivo ineguagliabile per molte ragioni». No, non il calciatore, uno dei più grandi. «Era solo il Vito, un papà come tutti gli altri» sottolinea Daniele. Per poi togliere il velo alle sensazioni provate dai suoi compagni, i suoi amici, i suoi colleghi. Tante voci per un viaggio. «Da cui emerge un uomo umile, che - appunto - non ha mai posto l’accento sulla partecipazione a una Coppa del mondo. Senza peli sulla lingua, certo, ma una persona di cuore». Ogni capitolo ne restituisce un pezzetto, avvicinandolo ai suoi narratori. Come pure ai suoi cari. «Da un punto di vista emotivo, è stato un lavoro esigente» ammette Daniele. «È stato come rivivere papà in tante esperienze, talvolta sconosciute a noi stessi. Qualcosa di forte, sì. Qualcosa di bello, anche. Lui, tuttavia, non c’era più. Di qui la difficoltà e il grande coinvolgimento con i quali fare i conti, testimonianza dopo testimonianza, una commozione alla volta. Gli ultimi capitoli, va da sé, sono stati i più duri. Il nostro lavoro è durato cinque anni. Ma da settembre, mese della pubblicazione, non ho avuto la forza di rileggere il testo. Mi sono ripromesso di farlo in questi giorni, sotto le feste». E con Daniele avranno questa preziosa opportunità anche tutti coloro che hanno amato e apprezzato Vito Gottardi.
