Calcio

Mondiali 2026, il Brasile si aggrappa ad Ancelotti e Neymar per tornare a sognare la sesta stella

A 24 anni dall'ultimo titolo e dopo anni turbolenti, la Seleção riparte dal tecnico italiano e dal ritorno di «O' Ney» a 34 anni – Ma la sfida è enorme
©Antonio Lacerda
Red. Online
12.06.2026 16:30

A 24 anni dall'ultimo titolo, in un momento di crisi, il Brasile punta sulle doti di leader di Carlo Ancelotti e sul ritorno di Neymar per alimentare la speranza di conquistare la sua sesta Coppa del Mondo. Ma la sfida, ai Mondiali 2026, è enorme.

Per quanto la Seleção detenga ancora il record di cinque edizioni vinte, non fa più sognare come ai tempi di Pelé, Romario, Ronaldo o Ronaldinho. E gli ultimi anni sono stati particolarmente turbolenti. Dall'addio di Tite dopo l'eliminazione ai quarti di finale dei Mondiali del 2022, il Brasile ha visto succedersi tre allenatori prima dell'arrivo di Ancelotti. Il tecnico italiano, arrivato al posto di Dorival Junior dopo il pesantissimo 4-1 contro l'Argentina, è stato chiamato a guidare una squadra in crisi. «È arrivato in un momento molto difficile, sa che il Brasile ha molto terreno da recuperare, ma è già riuscito a cambiare l'atmosfera e a ridare fiducia» ha dichiarato all'AFP Leonardo Bertozzi, commentatore del canale ESPN.

Sul campo, «Carletto» ha raggiunto l'obiettivo minimo: la qualificazione ai Mondiali del 2026. Ma la Seleçao ha mostrato i propri limiti, in particolare nell'amichevole contro la Francia alla fine di marzo (sconfitta per 2-1). «Ho fiducia in questo gruppo» ha dichiarato l'italiano dopo l'annuncio della rosa definitiva per il torneo che si svolgerà in Messico, Canada e Stati Uniti. «Forse non è perfetto, ma è concentrato, umile, altruista. La mia idea è puntare sul collettivo, non sui singoli». Un modo per rivolgersi indirettamente a Neymar, richiamato in nazionale dopo oltre due anni di assenza. L'ex stella del Barcellona e del Paris Saint-Germain torna alla ribalta a 34 anni per disputare la sua quarta Coppa del Mondo, nonostante i ricorrenti problemi fisici e le prestazioni non proprio convincenti con il Santos dal suo ritorno in patria lo scorso anno. «Bisogna essere chiari e trasparenti: giocherà se se lo meriterà. Sarà l'allenamento a decidere. È importante non riporre le aspettative su un solo giocatore».

Ancelotti dispone di altre risorse offensive come Vinicius, Raphinha o il giovane Endrick del Lione. Ma la decisione di richiamare il miglior marcatore della storia della Seleção, 79 gol, due in più di Pelé, è stata accolta con grande entusiasmo da molti tifosi, che hanno esultato come se il Brasile avesse segnato un gol al momento dell'annuncio della rosa. Non tutti i commentatori brasiliani sono d'accordo. Sul sito UOL, il giornalista di punta Mauro Cezar Pereira si è detto «deluso che un allenatore di primo piano abbia ceduto alle pressioni» per la convocazione di «O' Ney». Il quale fa spesso parlare di sé a causa dei suoi comportamenti fuori dal campo. «Mi chiedo se gli aspetti positivi della presenza di Neymar prevalgano su quelli negativi» ha commentato Tostao, campione del mondo nel 1970, sulle pagine del quotidiano Folha de Sao Paulo.

Questo ritorno è stato favorito dalle assenze per infortunio di giocatori come Rodrygo o Estevao, 19 anni, capocannoniere della Seleçao sotto la guida di Ancelotti, con cinque gol in sette partite. Anche Eder Militao sarà assente in difesa, con la coppia centrale che sarà composta da due finalisti della Champions League, ovvero Marquinhos (Paris SG) e Gabriel Magalhaes (Arsenal). «Il Brasile non è tra i grandi favoriti, ma credo che continui a incutere rispetto» ha chiosato Leonardo Bertozzi, ricordando che in occasione delle ultime due vittorie, nel 1994 e nel 2002, la Seleçao era stata anch'essa molto criticata prima della competizione, ma era riuscita a «alzare il proprio livello di gioco al momento giusto».

I brasiliani, che sabato esordiranno nel torneo contro il Marocco nel New Jersey, sognano di emulare i loro predecessori del 1994. Questi ultimi misero fine a un digiuno di 24 anni senza titoli mondiali in un torneo disputato negli Stati Uniti. Battendo in finale l'Italia di un certo Carlo Ancelotti, allora assistente del commissario tecnico Arrigo Sacchi.

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