Nel Mondiale delle stelle si aspetta ancora Lamine Yamal

Diciamolo chiaramente: in un torneo in cui quasi tutti i grandi nomi stanno rispettando le attese, all’appello manca ancora la stella forse più brillante e attesa della vigilia, Lamine Yamal. Il talento spagnolo, che in molti non vedevano l’ora di potere ammirare sul palcoscenico Mondiale, dopo aver incantato agli Europei vinti due anni fa, sta in parte deludendo le aspettative. Soprattutto, come detto, se confrontato con il rendimento degli altri fuoriclasse: Erling Haaland si è caricato la Norvegia sulle spalle a suon di gol, Kylian Mbappé non perde occasione per rimpolpare il proprio bottino personale e Leo Messi continua a riscrivere la storia trascinando l’Argentina. Yamal, invece, arriva ai quarti di finale contro il Belgio con un solo gol e zero assist all’attivo, e un torneo vissuto fin qui a velocità di crociera, privo dei consueti e devastanti strappi palla al piede a cui aveva abituato i tifosi della Nazionale e del Barcellona.
Inizio a rilento
Va detto che un alibi c’è: il 18.enne non è infatti arrivato al grande appuntamento nelle migliori condizioni fisiche. Lo scorso 22 aprile, contro il Celta Vigo, una lesione al bicipite femorale della gamba sinistra ha chiuso in anticipo la sua stagione nel club, mettendo a rischio la stessa convocazione per i Mondiali. Alla fine è regolarmente salito sull’aereo per il Nordamerica, ma il ct Luis de la Fuente è stato costretto, almeno inizialmente, a gestirne il minutaggio con cautela. Non a caso, nel debutto contro Capo Verde (l’unica gara non vinta dalla Roja) è sceso in campo per soli diciannove minuti. La luce sembrava essersi accesa contro l’Arabia Saudita, nella seconda partita: rete dopo dieci minuti da titolare e ottavo marcatore più giovane nella storia dei Mondiali (a 18 anni e 343 giorni), superando in precocità proprio Messi. Poi, però, di fronte a formazioni più quotate, Yamal ha ripreso a faticare contro il muro delle difese avversarie. E i paragoni sono inevitabilmente lievitati.
«So di potere fare meglio»
I compagni, in ogni caso, fanno scudo attorno al proprio gioiello. «Lo vedo giocare con sicurezza» ha spiegato Dani Olmo. «Quando riceve palla attira su di sé due o tre avversari, aprendoci spazi decisivi. Anche quando non segna, offre un contributo prezioso». Parole che ricalcano quelle rilasciate a DAZN da Fabian Ruiz qualche giorno prima: «Sta maturando tantissimo, a 18 anni non è facile gestire la sua posizione» ha sottolineato il centrocampista del PSG, rimarcando però anche la necessità di richiamarlo all’ordine in certi frangenti. «Ad esempio quando smette di correre, lo sproniamo un po’. E se sbaglia qualcosa fuori dal campo, viene ripreso dai più esperti: gli fa bene».
Il diretto interessato, dal canto suo, non si nasconde. Intervistato a Los Angeles dal quotidiano catalano Mundo Deportivo, Yamal ha risposto a chi aspetta di vedere la sua versione migliore: «Prendo le critiche come uno stimolo positivo» ha detto. «Credo di poter fare di meglio, sono molto esigente con me stesso. Ma non sono mai stato un giocatore che dà il meglio nella fase a gironi. Più si avvicinano le partite decisive, più alzo il mio livello. Sono tranquillo, so di avere l’opportunità per dimostrarlo e spero che contro il Belgio faremo una grande gara».
La Spagna lo chiama
Questa sera, contro i Diavoli Rossi, ci si aspetta dunque una svolta. Ad attenderla è la stessa Spagna, che si presenta a questo quarto da imbattuta, sorretta da un’organizzazione difensiva impressionante - zero reti subite in cinque partite e appena 6 tiri in porta concessi nell’intero torneo - ma non sempre brillante nell’ultimo terzo di campo. Quello in cui servono le giocate capaci di rompere gli equilibri. Quello dove serve, insomma, la magia di Yamal.
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