Nello scacchiere rossocrociato non c'è spazio per il bianconero

Sono 28 i convocati per le ultime sfide di Nations League di settimana prossima. Ventiquattro giocano all’estero, quattro in Super League. Nessuno, però, nemmeno stavolta, veste la maglia del Lugano. Per trovare tracce di bianconero nelle liste di Murat Yakin bisogna scorrere i nomi di picchetto: David von Ballmoos, Daniel Dos Santos (come anticipato dal Corriere del Ticino) e, ancora una volta, Uran Bislimi. Uno che, mai come oggi, avrebbe potuto aspettarsi una chiamata.
Già a settembre il ct aveva ammesso di aver preso in considerazione la convocazione del numero 25 bianconero. Ne aveva elogiato le qualità, salvo appellarsi alla concorrenza a centrocampo. E aveva pure auspicato un suo trasferimento all’estero, insistendo sull’importanza di accumulare esperienza e intensità a livello internazionale. Da allora Bislimi è diventato ancora più leader del Lugano di Mattia Croci-Torti, capolista in Super League, prendendosi la scena anche in Conference League contro avversari del calibro di Stella Rossa e Getafe. In Spagna, nel 5-2 dei bianconeri, è andato anche a segno. Proprio sul palcoscenico indicato da Yakin, insomma, Bislimi ha fornito nuove risposte. Che, evidentemente, non sono bastate per rientrare in una rosa che, in vista degli impegni con Slovenia (venerdì 13 a Maribor) e Scozia (lunedì 16 a San Gallo), il tecnico ha pure allargato a 28 elementi (per far fronte agli acciacchi di Amdouni e Rodriguez).
Ancora pazienza
Adifesa della sua scelta, il ct torna sul sovraffollamento in mezzo al campo, pur comprendendo chi potrebbe considerare l’ennesima esclusione una mancanza di rispetto verso un giocatore – e un club – che tengono alta la bandiera rossocrociata anche in Europa. «È una posizione che posso comprendere perfettamente», spiega Yakin, sollecitato sull’argomento. «Sapete bene cosa penso di Uran: sul piano umano è un ragazzo eccellente e come calciatore è molto intelligente. L’ho già allenato a Sciaffusa. Ma basta guardare la rosa per capire quanto sia forte la concorrenza a centrocampo. Porto avanti da tempo un piano preciso, con giocatori come Aebischer e Sow che, in questo sistema, possono occupare più posizioni. Purtroppo la scelta va a discapito di un giocatore del Lugano. Avrei voluto convocare 36 o 40 giocatori, ma a un certo punto bisogna tirare una riga e concentrarsi sulle due partite che ci attendono. Spero che chi rimane fuori abbia pazienza e rispetti la nostra decisione».
Viene però spontaneo chiedersi: se non ora, quando? La Svizzera si trova in Lega B, viaggia a punteggio pieno dopo quattro giornate e in Slovenia le basterà un pareggio per blindare il primo posto del girone e la conseguente promozione. Difficile, a questo punto, immaginare che le porte della selezione possano aprirsi più facilmente quando la posta in gioco si alzerà.
Dalla tripletta alla Nazionale
Si sono invece spalancate le porte per Samuel Ballet, uno dei due volti nuovi insieme al portiere dello Zurigo Silas Huber. Venticinque anni, cresciuto nello Young Boys e passato da Winterthur, Zurigo e Como, l’esterno offensivo gioca nell’Amedspor, secondo nel campionato turco. Domenica ha firmato una tripletta nella partita di campionato contro l’Eyüpspor. E, per lui, Yakin non ha esitato ad alzare il telefono. «Lo seguo da due anni, dai tempi dello Zurigo. Mi aveva colpito il lavoro senza palla, anche in fase difensiva. In Turchia ha segnato bei gol contro squadre forti», spiega il tecnico. «La tripletta ha confermato le nostre impressioni. L’ho sentito ieri e oggi e lo abbiamo inserito direttamente in rosa». Velocità e forza fisica, aggiunge il ct, per offrire un’alternativa a Ndoye e Vargas a sinistra.
«Con Breel chiariremo»
Tornano, come previsto, Granit Xhaka e Breel Embolo, fuori nelle ultime quattro partite per le vicende dei falsi certificati Covid. Sul capitano Yakin non ha più dubbi: «Abbiamo chiarito tutto. Granit si è scusato, ha dimostrato di aver capito. Prima delle partite che ha saltato mi aveva scritto per augurarci buona fortuna. Quando arriverà lunedì, per lui conterà soltanto il calcio». La fascia non è mai stata in discussione: «È il nostro capitano, un leader con 152 presenze. Ne ho parlato con il consiglio dei giocatori e con Akanji, che lo ha sostituito molto bene. Anche Manu la pensa come me».
Più complicato invece il capitolo Embolo. In un’intervista a CH Media, l’attaccante si era detto deluso dalla Federazione, parlando di «punizione collettiva» e contestando l’accostamento al caso Xhaka: lui, ha ricordato, era vaccinato. Ha pure ammesso di aver esitato prima di accettare il ritorno. «Breel ha diritto di esprimere la sua posizione. Capisco la rabbia: stava bene, voleva giocare e aiutare la squadra. Ma deve accettare quanto è successo e guardare avanti», osserva Yakin. «Per me conta soprattutto quello che farà sul campo. Abbiamo bisogno di lui con tutte le sue energie». Un confronto potrebbe ancora servire: «Per telefono, con la distanza e il fuso orario, per lui che è ad Atlanta, non è semplice. Meglio sedersi allo stesso tavolo e parlare faccia a faccia, chiarendo tutto. Da lunedì, però, il pensiero deve andare alle due partite».
Intanto è in arrivo un altro «no»
Intanto un altro talento rischia di sfuggire alla Nazionale sotto gli occhi di Murat Yakin. Stando a quanto riferito dal Blick, Lutfi Dalipi avrebbe deciso di non vestire la maglia della Svizzera. Il 20.enne, di proprietà dello Young Boys ma attualmente in prestito al Vaduz, deve ancora scegliere tra Albania e Kosovo, le due selezioni che si stanno contendendo le sue prestazioni. Una promessa fatta al nonno avrebbe però già escluso l’opzione rossocrociata. Dalipi ha intanto rinunciato anche alla convocazione dell’U21. Interrogato sul suo caso, Murat Yakin ha ribadito di non voler chiamare giocatori con doppia nazionalità soltanto per assicurarsene le prestazioni future.