Calcio

Nessuna favorita e tante incertezze per la Seria A meno italiana di sempre

Sabato, con Inter-Monza e Udinese-Como, riparte il massimo campionato, contraddistinto da un calciomercato alquanto caotico - Il terzo Mondiale di fila mancato dagli Azzurri non ha fatto cambiare politica ai club: il 65,3% dei giocatori non sono convocabili in Nazionale
La stagione 2025-26 ha sorriso all’Inter di Cristian Chivu. © Reuters
Stefano Olivari
19.08.2026 06:00

Sabato riparte la Serie A, con Inter-Monza e Udinese-Como, entrambe alle 18.30, e pochissime certezze dopo un calciomercato caotico. Anzi, la certezza è soltanto una: quello 2026-27 sarà il campionato italiano meno italiano di sempre. Mentre scriviamo queste righe sono infatti tesserati per le 20 squadre di A 423 giocatori non convocabili in Nazionale, il 65,3% del totale. Un vero festival degli sconosciuti con il grande calcio internazionale sempre più lontano, se si pensa che i giocatori che fanno la differenza, i McTominay e i Malen, sono spesso scarti di altri campionati.

Emergenza Nazionale

Il terzo Mondiale di fila visto in televisione non ha fatto cambiare politica ai club, che del resto non possono pensare al bene di un’Italia che fra giugno e luglio è stata rivoluzionata: Giovanni Malagò presidente federale al posto di Gravina, Paolo Maldini direttore tecnico per due settimane e poi sostituito con Claudio Ranieri, il ritorno di Roberto Mancini in panchina a cinque anni dal vittorioso Europeo battendo la concorrenza di Guardiola e Ancelotti (che hanno detto no alla proposta di Maldini e del suo consigliere Leonardo), di Conte e addirittura dell’inspiegabile Pirlo, su cui si era intestardito Maldini, motivo ufficiale della rottura con Malagò. Il tema degli italiani che non giocano in A è molto sentito dai media, ma un po’ meno dai tifosi, che nell’ultima stagione sono stati in media 30.739 a partita, 3.000 più del livello pre-Covid. In ogni caso mezza Nazionale gioca in Inghilterra (Donnarumma, Calafiori, Palestra, Tonali, Udogie, Chiesa) e altri azzurri comunque all’estero, da Retegui e Ruggeri in giù. Insomma, lo spazio per esprimersi non manca.

Agenti bravi

In un mercato dominato dalla necessità di sfoltire rose mostruose, quella della Juventus su tutte, frutto di ribaltoni dirigenziali continui, quasi ogni nome è stato dettato da plusvalenze (vere o false) e soprattutto dai procuratori. Il mattatore è stato Jorge Mendes, l’agente che ha inciso di più sul mercato di una singola big: il Milan di Amorim ha speso oltre 100 milioni di euro per due suoi assistiti, Gonçalo Ramos e Diego Moreira. Non è un caso isolato: Mendes ha un rapporto consolidato col club rossonero dai tempi di Leão. Sul mercato interno la voce grossa invece la fa Giuseppe Riso: è il nome che compare più spesso quando si parla di rinnovi e cessioni degli italiani di valore rimasti in Serie A. Difficile trovare una trattativa senza Mendes, Riso, la TMP (Tinti, Montipò, Pari), Alessandro Lucci e Federico Pastorello. Non è comunque colpa loro se i nuovi padroni del calcio italiano, spesso fondi di investimento senza alcuna competenza specifica, scelgono in molti casi dirigenti incapaci che riempiono le rose di doppioni e poi si rivolgono al procuratore (finto) amico per riparare i danni a colpi di prestiti gratuiti.

Le favorite

L’Inter campione d’Italia riparte da favorita naturale, anche se non è riuscita a mettere le mani su Palestra, identificato come il miglior sostituto possibile di Dumfries andato al Real Madrid. Per la fascia destra ha quindi strapagato (30 milioni di euro) Spence, reduce da un buon Mondiale, mentre al centro della difesa ha riscattato Akanji e ingaggiato John Stones, ex compagno di Akanji nel Manchester City che tre anni fa vinse la Champions League in finale proprio sull’Inter. Quasi dello stesso livello è il Napoli, il cui unico cambiamento sostanziale è stato Allegri in panchina al posto di Conte: troppi i giocatori da vendere, pesante eredità della gestione precedente, molti con ingaggi fuori mercato. Per la Roma, lo scorso campionato terza, il grande colpo è stato l’arrivo di Santiago Castro dal Bologna. Il quartetto di Champions è completato dal Como che insieme ai tanti giovani di belle speranze, primo fra tutti Liberali, ha comprato una certezza come Chalobah. Le due grandi deluse della scorsa stagione, Milan e Juventus, sono quelle che hanno speso di più: il Milan 150 milioni per tre giocatori, i due di Mendes più Gila, la Juventus più o meno la stessa cifra per Kolo Muani, Alajbegovic, Lukumi, Ekhator e il riscatto obbligato di Openda, per poi ritrovarsi a risolvere in extremis il problema del portiere, dopo la chiusura dell’era Di Gregorio. Per quasi tutti l’incubo è stato quello delle cessioni di giocatori invendibili. Totalmente rivoluzionata la Fiorentina, proprio l’esempio di club che è passato dagli italiani agli stranieri da plusvalenza.

Gli elvetici

Il numero degli svizzeri in Serie A si è ridotto rispetto al recente passato: 13 erano l’anno scorso, 9 sono adesso. Due al Genoa, Sow e Meichtry, e al Venezia, Sohm e Ligue, più Jashari (Milan), Akanji (Inter), Britschgi (Parma), Cömert (Torino) e Romano (Cagliari). Quello da cui ci si aspetta di più è senza dubbio Jashari, deludente l’anno scorso, ma in ogni caso la Serie A rimarrà seguitissima in tutta la Svizzera e in Ticino in particolare, fra DAZN e facili trasferte a Como e Milano. Il livello sarà più basso che in passato, ma è sempre Serie A.