Calcio

Nuovo attacco a Infantino: «Il calcio va servito, non comandato»

In una lettera aperta UEFA, AFC e CONCACAF rilanciano l'offensiva volta alla destituzione del presidente della FIFA: «Nessuna fiducia in chi si affida all'inganno»
©AP/YOAN VALAT
Red. Sport
10.08.2026 12:30

Il botta e risposta prosegue. Attacchi e contrattacchi giornalieri. Nel weekend era stato il turno della FIFA e dei suoi vertici, nel tentativo di fare quadrato attorno al presidente Gianni Infantino, assediato quotidianamente da critiche e presunti scandali. «Non sosterremo, agevoleremo né tollereremo» alcun processo relativo all’elezione del presidente incompatibile con lo Statuto, le procedure democratiche e il sistema di governance. Infantino, ha sottolineato la FIFA, è stato «eletto democraticamente » dalle federazioni affiliate e continuerà a svolgere il proprio mandato. In una lettera aperta, firmata congiuntamente, i presidenti di UEFA (Europa), AFC (Asia) e CONCACAF (Nord e Centroamerica) però non ci stanno. E, appunto, rilanciano l’offensiva per destituire l’attuale numero uno della Federcalcio mondiale. «Il calcio - scrivono - è la più grande passione condivisa del mondo. Non appartiene ad alcun individuo né ad alcuna istituzione».

I firmatari riconoscono «la crescita dell’ultimo decennio», precisando però come tale progresso non sia «mai stato opera di un singolo individuo». E ancora: «I tornei ampliati, l’assegnazione dei Mondiali 2030 e 2034, la distribuzione delle risorse alle associazioni: questi sono stati traguardi condivisi, concordati insieme, realizzati insieme». Per UEFA, AFC e CONCACAF «non si tratta di soldi», «della perdita del sostegno che una o l’altra federazione membro si sono guadagnate» e nemmeno di rimettere in discussione l’espansione delle competizioni, le assegnazioni della Coppa del Mondo o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Tali decisioni sono state prese insieme e devono rimanere valide». Quindi l’affondo: «Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l’integrità del gioco e l’integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo. La leadership nel calcio non è possesso. Non riguarda il detenere – o l’esigere che venga detenuto – il potere. È un dovere di servizio nei confronti della famiglia del calcio che lo affida. Quando la fiducia viene meno a causa dell’inganno, quando un individuo pone se stesso al di sopra del collettivo che gli ha affidato l’autorità, quel dovere è stato abbandonato».

Nel mirino finisce dunque la recente missiva con cui la testa della FIFA riconosceva i passi falsi con il progetto FFE. «Lo si definisce come un fallimento sul piano della comunicazione, quando in realtà è stato un enorme errore di valutazione». Per i firmatari, Infantino «non ha riconosciuto che la proposta in sé era intrinsecamente sbagliata. E non vi è ancora alcun riconoscimento del fatto che tentare di vendere una quota di interesse della Coppa del Mondo FIFA sia stato un profondo fallimento in termini di giudizio, non solo un passo falso procedurale, ma una fondamentale violazione della fiducia nei confronti proprio delle istituzioni che la FIFA esiste per servire».

Ecco perché UEFA, CONCACAF e AFC non desistono e chiedono con fermezza la fine dell’era Infantino ai vertici della FIFA. «Queste non sono le qualità che il calcio merita nei propri dirigenti. La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che tale unità venga ora onorata, affinché la leadership sia al servizio del calcio, anziché cercare di dominarlo».

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